L’uomo del giorno dopo

Lunga, noiosa e pretenziosa allegoria in cui un artista di strada in un futuro post-apocalittico si fa passare per un portalettere americano. In quel ruolo personifica la speranza per molte comunità isolate abbattute dalle crudeli tattiche di un demagogo (Patton, in un’interpretazione monocorde). Un ben intenzionato (ma completo) fiasco. Quello nell’inquadratura finale è il figlio di Costner; una delle sue figlie fa la parte di una portalettere, l’altra canta America the Beautiful. Mary Stuart Masterson compare non accreditata. Panavision.

Lucky Break

Un ladruncolo di nome Jimmy (James Nesbitt), con molti precedenti, cerca il colpo della vita rapinando una banca con il suo amico Rudy (Lennie James). Le cose non vanno come previsto e i due vengono arrestati. Si incontrano in carcere e studiano un piano per evadere. Quale sarà il loro «cavallo di Troia»? Uno musical sull’ammiraglio Nelson, scritto dal direttore del carcere (Christopher Plummer) e interpretato dai detenuti. Al momento di diventare «uccel di bosco», però, Jimmy ha dei dubbi per amore di Annabel (Olivia Williams), l’assistente sociale della prigione e protagonista femminile dello spettacolo. Meglio l’amore o la libertà? Dallo stesso regista di The Full Monty , Lucky Break  ricalca in maniera impressionante il canovaccio del suo predecessore, senza la carica sociale: con la preparazione dello spettacolo che occupa la maggior parte della storia. Comunque ben girato e soprattutto ben interpretato dagli attori, tutti molto bravi e con una nota di merito in particolare per il «grande vecchio» Christopher Plummer, nella parte del direttore del carcere. Tipica piacevole commedia dallo humour britannico e verrebbe da dire «in stile Full Monty ». (andrea amato)

Peter Pan

Peter Pan, il bambino che non vuole crescere, incontra i figli della famiglia Darling e li pora con sé nell’Isola-che-non-c’è, dove parteciperanno alla lotta contro il malvagio Capitan Uncino.

Favola fra le più sfruttate dal mondo del cinema, basti pensare al cartoon prodotto dalla Disney nel 1953 e a
Hook
(1991) di Steven Spielberg,
Peter Pan
torna di nuovo sul grande schermo nel nuovo film di P.J. Hogan. Un tentativo coraggioso, quello del regista del divertentissimo
Il matrimonio del mio migliore amico:
se infatti
Hook
è una delle poche delusioni made in Spielberg, il film disneyano è invece un classico per eccellenza del cinema d’animazione e, c’è da scommetterci, gran parte del pubblico conosce la storia del ragazzino che non vuole diventare adulto proprio grazie alla pellicola disneyana e sarà portato giocoforza a fare paragoni da cui il nuovo film rischia di uscire stritolato. Hogan cerca di scongiurare questo rischio confezionando un film impeccabile dal punto di vista degli effetti speciali, davvero degni del miglior
Harry Potter,
e lasciando nello stesso tempo via libera a una sessualità del tutto nascosta, e non poteva essere altrimenti, nel cartoon. Quest’ultimo, più poetico, più romantico, più magico, esce però vincitore dal confronto. Meglio noleggiare un home video, insomma, e risparmiare i soldi del cinema per un altro film.
(maurizio zoja)

Rushmore

La saga di un tipo strano ma buono che si gode la vita alla scuola privata di Rushmore in Texas, ma che complica la sua situazione quando si innamora di una professoressa del primo anno (Williams) e fa amicizia con un ricchissimo magnate locale (Murray) che avverte una somiglianza con questo giovane iconoclasta. Un film genuino e originale, pieno di un umorismo fatto di acute osservazioni e di dettagli, con personaggi che suonano sempre veri. Notevole l’interpretazione dell’esordiente Schwartzman (figlio di Talia Shire), in un film perfetto per mettere in mostra il talento di Murray. Scritto da Anderson e Owen Wilson. 

Born Romantic

Sei personaggi intrecciano le loro vite sullo sfondo di un clubbino londinese (chiamato, a scanso di equivoci, «Corazón») dove si balla la salsa, complice il tassista nero-angelo custode. Si formano le coppie: la curatrice tombale che fa tappezzeria va col ladro con padre arteriosclerotico a carico, la scopatrice a catena – ovviamente infelicissima e nevrotica – va col fallito che l’ha piantata dieci anni fa e se n’è pentito, la restauratrice che non crede nei sentimenti va col gestore di locali che di solito non va troppo per il sottile ma si fissa su di lei. Nulla di male nelle commedie romantiche. Nulla di male nel cinema medio inglese. Nulla di male in David Kane e nel suo film precedente (ancora in attesa di uscita)
L’amore dell’anno
. Che però, alla luce dei fatti, ora si preannuncia temibile:
Born Romantic
è infatti la summa di tutto quello che può irritare – ammesso che uno possa irritarsi per così poco – nel mare dei prodotti medi sentimental-esistenziali con vaghe pretese sociologiche, concepiti in vista della futura messa in onda nei «Bellissimi di Rete4» di tutta Europa. Ordinaria amministrazione, senonché Kane compie una serie di mosse legate non si sa se alla volontà di rimescolare le carte in tavola o al fatto che al secondo film si crede già un autore. Infatti: perché truccare e vestire Jane Horrocks come Katrin Cartlidge in
Ragazze di Leigh
? Perché far fare la bruttina a Catherine MacCormack (che invece – pare – in
L’amore dell’anno
fa la belloccia)? Non è dato sapere se Kane si sia accorto di aver sciupato le battute migliori al servizio di trovate risapute: però Muccino a confronto sembra Morrissey, e viene da rimpiangere Cameron Crowe che almeno sa caratterizzare i personaggi minori. Regia anonima, attori neanche tanto in palla, senso di inutilità complessiva che oltrepassa il limite dell’intrattenimento di servizio. Partire da
Born Romantic
per parlare della vera o supposta crisi del cinema medio pare pretestuoso, ma forse è il caso di chiedersi (pubblico e distributori) se la vitalità del prodotto industriale britannico non sia un concetto da seppellire.
(violetta bellocchio)