L’importanza di chiamarsi di Ernest

Jack Worthing (Colin Firth) ha un segreto, una doppia vita. In campagna da uomo morigerato, tutore di una giovane donna molto ricca, in città libertino, frequentatore di locali e bische. Per scappare dalla campagna si è inventato un fratello scapestrato che vive a Londra, Ernest. In città ha un amico, Algy Moncrieff (Rupert Everett), sempre in bolletta e amante della bella vita. Algy chiede di incontrare la pupilla di Jack per sposarla, fingendosi poi il famoso fratello Ernest. Jack a sua volta vuole sposare la cugina di Algy. A creare problemi c’è la zia di Algy, Ogasta (Judi Dench), e il particolare che le due promesse spose desiderano esclusivamente uomini che si chiamano Ernest. Tra equivoci e humour inglese una piacevole commedia, brillante, dove la modernità di Oscar Wilde è ben evidente e dove gli attori, soprattutto i due protagonisti maschili, fanno il resto. La «delicata bolla di fantasia», come il grande autore dandy l’aveva definita, riesce, anche per la durata contenuta della pellicola, a mantenere l’attenzione dello spettatore tra una risata e l’altra. Una nota in più per le scene e la fotografia.
(andrea amato)

Cabal

Ogni notte il giovane Boone è perseguitato da ricorrenti incubi popolati da strani e orrendi esseri. Il ragazzo, in cura da uno psicanalista dall’aria alquanto ambigua che lo convince di essere un barbaro assassino, si reca in un cimitero abbandonato dove, secondo la leggenda, trovano rifugio i mostri. Un horror con pretese intellettualistiche che alterna parti interessanti ad altre noiose. Poco coinvolgente. David Cronenberg interpreta il ruolo dello psicanalista. (andrea tagliacozzo)