Ultimatum a Chicago

Un film dalle potenzialità eccellenti si impantana in stereotipi, con Ladd nella parte di un giornalista battagliero in una città completamente corrotta. Rifatto con il titolo Fame Is the Name of the Game, è un noir classico sul finire dell’epoca d’oro del genere, che riassume tratti già decodificati: l’inchiesta, la struttura a flashback. Nonostante ciò, l’orchestrazione di tanti archetipi è a suo modo perfetta.

Il lungo addio

Aggiornamento bizzarro, quasi parodistico, del romanzo di Raymond Chandler, con Gould un Philip Marlow consumato, coinvolto dalla misteriosa Van Pallandt, dall’alcolizzato Hayden, dal malvagio Gibson, dal tipo scomparso Bouton e dal gangster ebreo Rydell. Alcuni tocchi carini, specialmente la colonna sonora scherzosa di John Williams, ma la disposizione di Altman verso il genere confina col disprezzo. Sceneggiatura di Leigh Brackett, cosceneggiatore in precedenza per Il grande sonno. Cercate Arnold Schwarzenegger culturista e David Carradine carcerato. Panavision.

Furia nel deserto

Un discreto dramma d’amore e mistero fra giocatori d’azzardo, con la Astor che ruba la scena nella parte di un personaggio bizzoso. Dal romanzo di Ramona Stewart, un noir dai toni mélo in ambienti western che si distingue dai prodotti hollywoodiani coevi, anche per la rappresentazione – ardita per quei tempi – di una coppia gay.