Predators

Un eterogeneo gruppo di umani, per lo più ex militari, killer mercenari, carcerati, viene rapito e portato in un pianeta alieno a fare da prede per delle creature mostruose… Riusciranno a sopravvivere?

Scritto da Alex Litvak e Michael Finch e prodotto da Robert Rodriguez, il quinto film della serie iniziata con Predator si pone in realtà sia come “reboot” (ovvero ripartenza aggiornata degli eventi) sia come possibile sequel del protoripo, ignorando gli eventi di Predator 2. E sembra riecheggiare Aliens – Scontro finale di James Cameron, anche per lo scontato tema del melting pot. Ma mancano efficacia visiva e sorprese e dopo mezz’ora arrancano acnhe gli spettatori meglio disposti. Modestissimi gli incassi.

Kontroll

Bulcsú (Sándor Csányi) è un ragazzo di Budapest che lavora come controllore nella metropolitana. Non sale mai in superficie, neanche la sera per tornare a casa e trascorre le sue notti dormendo a terra sulla banchina della stazione di turno, magari dopo essersi aggirato con passo sicuro tra i tunnel e i depositi del metrò Si è trasformato in un animale sotterraneo e la cosa non sembra pesargli. I colleghi lo rispettano, stringe un’amicizia fraterna con il macchinista Bèla (Lajos Kovacs) e si innamora di sua figlia Szofi (Eszter Balla). I suoi capi, però, non lo vedono di buon occhio. Per questo suo isolamento dal mondo esterno, il ragazzo è infatti tra i principali indiziati dei diversi delitti irrisolti avvenuti nelle stazioni della metropolitana. Dovrà affrontare le sue paure e il blocco emotivo che lo tormenta per dimostrare la propria innocenza e risalire finalmente in superficie insieme all’amata Szofi.
Dopo una lunga gavetta nel mondo della pubblicità e dei videoclip, Nimrod Antal realizza il suo primo lungometraggio raggiungendo ottimi risultati con un film che non può che definirsi underground, essendo stato interamente girato nella metropolitana di Budapest (la seconda più antica d’Europa dopo quella di Londra). Commedia nera e thriller insieme, Kontroll è un film divertente e allo stesso tempo inquietante, riflessivo ma con picchi di spensieratezza, scorrevole nonostante i contrasti che ne costituiscono il punto di forza. Dai luoghi bui della metropolitana e dell’animo inquieto di Bulcsú alla vitalità dei personaggi presi nella loro coralità e al valore salvifico dell’amore che il giovane trova nell’eccentrica Szofi. Pur privo di un’eccessiva caratterizzazione, il cast rappresenta benissimo i campioni di realtà che servono a narrare questa storia, così come la scelta delle ambientazioni, immortalate con un occhio sensibile ai particolari e ai giochi di luce. Il film è una grande metafora per raccontare con ironia mista ad amarezza il male di vivere, ma anche la forza per far rinascere il bene nello spirito umano che, a volte, scivola troppo facilmente nell’autocommiserazione. Un film che non delude e che, grazie alla maestria tecnica di Antal, affascina gli occhi sin dalle prime sequenze. Prix de la Jeunesse al 57° Festival di Cannes. (mario vanni degli onesti)