Ti presento i miei

L’infermiere Greg Focker (Fotter nell’edizione italiana) ama alla follia la sua ragazza Pam e vorrebbe sposarla. Ma il padre di lei, Jack, è un tipo all’antica e Greg capisce che per ottenerne la fiducia deve andare da lui a New York e chiedergli ufficialmente la mano di sua figlia. Il week-end si rivela un vero incubo: Jack è scorbutico e insopportabile e, come se non bastasse, fin dall’inizio la malasorte – sotto varie forme – si accanisce contro Greg.

Nonostante i molti difetti – e a partire da una trama esile esile –
Ti presento i miei
ha comunque un pregio non da poco: è divertente. Dopo un’inizio un po’ lento (di studio, si direbbe in un incontro di calcio…), il film prende quota e sciorina una gag dietro l’altra: non tutte azzeccate, alcune perfino prevedibili, ma la mole è tale che la risata è quasi inevitabile. L’effetto è ovviamente decuplicato dalla presenza di Ben Stiller e Robert De Niro: il primo, film dopo film, è sempre più sicuro dei suoi mezzi, mentre il secondo, per quanto efficace, gigioneggia un po’ troppo e – come spesso gli capita ultimamente – finisce per assomigliare alla parodia di se stesso. Detto questo, bisogna ammettere che la somma delle parti – gag+Stiller-De Niro – non si tramuta automaticamente in un buon film. La colpa è parzialmente da attribuire alla regia incolore di Jay Roach: corretta, professionale, ma incapace di imprimere un marchio personale alla pellicola (a riprova che le cose migliori dei due
Austin Powers
erano in realtà farina del sacco di Mike Myers). A dispetto di qualche assaggio gustoso, il risultato finale lascia quindi insoddisfatti, con l’impressione di non aver assistito a un vero film ma solo a un’incessante e non sempre ben amalgamata sequela di trovate comiche.
(andrea tagliacozzo)