Oltre il mare

Puglia, oggi. Un gruppo di giovani studenti universitari decide di partire per una vacanza in campeggio, destinazione Otranto. Cinque ragazzi e tre ragazze, tutti amici dall’infanzia. Un bel campione di tipi umani. Dal leader bello e carismatico al simpatico sbruffone figlio di industriali, dal più emotivo ed introverso al furbetto a caccia di avventure, dall’aspirante showgirl all’alternativo di sinistra. C’è chi soffre per amore, chi tenta di dare un senso all’esistenza, chi si prende gioco dei sentimenti altrui, chi pensa solo a divertirsi. Lontani dalle ansie dei genitori  a casa preoccupati o distratti  e da fidanzate troppo prese da se stesse, si sentono tutti più che mai liberi di seguire i propri impulsi, senza pensare alle conseguenze. Si sentono immortali. Amori, sentimenti, sesso, droghe, tradimenti si incrociano in una vacanza da schianto. Ma le loro vite non ancora decise si ritrovano di fronte ad un tragico evento. A salvarli ci sarà un’amicizia senza fine?

Il figlio più piccolo

Un imprenditore truffaldino, mosso dal suo attaccamento al denaro, porta la sua holding verso il fallimento. Nel tentativo di salvare il salvabile, segue il consiglio del suo disonesto commercialista intestando al figlio la proprietà delle società in pericolo.

Avati vorrebbe sferzare l’Italia della corruzione e dei “furbetti” alla Ricucci, e al tempostesso riflettere su ciò che resta della famiglia in una società dominata dal culto del denaro. Ma tutti i personaggi sono caricature sopra le righe, privi di agganci con la realtà: il padre mostruosamente cinico, la madre ex-sessantottina suonata, e soprattutto lo sprovveduto Baldo, ennesima incarnazione del ‘fanciullino’ inetto alla vita tanto cara al regista. Molta pubblicità per l’esordio di De Sica in un ruolo drammatico: non strafà, ma è mal servito da una sceneggiatura sbrigativa e piena di buchi.