La sottile linea rossa

Seconda guerra mondiale: dopo un prologo in cui un gruppo di disertori viene ripescato in un’isola tropicale, seguiamo le fasi dello sbarco a Guadalcanal e la tragica presa di una collina.
Covato per decenni da un regista che dopo soli tre film è già un mito vivente,
La sottile linea rossa
è
il
film filosofico sulla guerra, ideale pendant di
Full Metal Jacket
di Kubrick. Infatti quanto quest’ultimo è anarchico, laico e nichilista, tanto il film di Malick è religioso e metafisico. Tratto da un vecchio romanzo di guerra e attraversato da una pluralità di voci fuori campo, il film è un autentico poema visivo in cui la tragedia della guerra non impedisce continui salti di paradigma, nella visione di una natura immota e sovrastante. Diversi i momenti strazianti, con un prologo che spiazza e comunica fin da subito una vertigine dello sguardo che è difficile scrollarsi di dosso. Un grande film, che ha il coraggio di tentare la strada della poesia e della meditazione: filosofico, pacifista e trascendentalista, al pari di un Whitman o di un Thoreau.
(emiliano morreale)

Nightwatch

McGregor viene assunto part-time come guardiano notturno di uno spettrale obitorio, mentre un serial killer imperversa in città. La Arquette interpreta la sua ragazza, Brolin lo spavaldo amico del cuore e Nolte l’ispettore di polizia assegnato al caso. Questo remake di Nattevagten, successo danese del 1995 dello stesso regista-sceneggiatore Bornedal, è elegantemente raccapricciante, ma diventa pesante nell’ultimo terzo. E ricordate: non lasciate chiudere quella porta… Super 35.

New York Stories

Tre episodi ambientati sullo sfondo della Grande Mela: nel primo (Lezioni di vero , di Scorsese), un pittore teme che la sua giovane allieva e amante voglia lasciarlo; nel secondo (La vita senza Zoe , di Coppola), una bambina, figlia di ricchi ma separati genitori, diventa amica del figlio di uno sceicco; nel terzo (Edipo relitto, di Allen), un avvocato ebreo di mezza età è continuamente perseguitato dalla petulante e opprimente genitrice. A distinguersi sono soprattutto Martin Scorsese e Woody Allen: il primo trae il meglio (e anche di più) da un soggetto piuttosto esiguo, mettendo in mostra una tecnica eccezionale; sui toni che gli sono più congegnali, il secondo realizza invece un episodio leggero leggero ma straordinariamente divertente. Solo Francis Coppola, che ha firmato la sceneggiatura con la figlia Sofia, sembra un po’ sottotono. (andrea tagliacozzo)

Terzo grado

Il veterano tenente di polizia Mike Brennan uccide uno spacciatore di droga portoricano in circostanze poco chiare. Il giovane procuratore distrettuale Al Reilly, incaricato di fare luce sulla vicenda, scopre nell’ambiente della polizia un desolante sottobosco di corruzione e razzismo. Nonostante la prestigiosa firma di Sidney Lumet, un film ben recitato dai due protagonisti, ma farraginoso e poco riuscito. La sceneggiatura del film, tratta da un racconto di Edwin Torres, è stata scritta dallo stesso regista.
(andrea tagliacozzo)

Addio al re

Nel 1942, caduta Singapore, un soldato americano diserta e raggiunge il Borneo, dove viene catturato dai dayak, una tribù di cacciatori di teste. Dopo essere riuscito a pacificare gli indigeni, il disertore ne diventa il re. Il film, costato circa diciassette milioni di dollari, è stato girato in dodici settimane nello stato di Sarawak, nel Borneo. Affascinante e imperfetto, come molti altri lavori di John Milius. Non poche le analogie con
Apocalypse Now
, scritto dieci anni prima dallo stesso Milius con Francis Ford Coppola.
(andrea tagliacozzo)

Ancora 48 ore

A San Francisco, durante uno scontro a fuoco, l’agente di polizia Jack Cates uccide un delinquente al servizio di un trafficante di droga. La pistola del criminale, che aveva sparato per primo provocando la reazione del poliziotto, scompare e Jake si ritrova in un mare di guai. Ad aiutarlo ci pensa una sua vecchia conoscenza: il galeotto Reggie Hammond. Stanca ripetizione del film precedente, nonostante il buon mestiere di Walter Hill (qui decisamente meno ispirato del solito).
(andrea tagliacozzo)

In fuga per tre

Rifacimento americano di Due fuggitivi e mezzo , che lo stesso Francis Veber aveva realizzato in Francia tre anni prima. L’ex rapinatore Lucas esce di prigione deciso a rigar dritto. Mentre sta depositando un assegno in banca, però, viene coinvolto suo malgrado nella rapina che un povero disperato, padre di una bambina autistica, tenta di compiere ai danni dell’istituto. Moderatamente divertente, anche se non regge minimamente il confronto con l’originale interpretato da Gérard Depardieu e Pierre Richard. (andrea tagliacozzo)

Il principe delle maree

Dal romanzo di Pat Conroy. La psichiatra Susan Lowenstein ha in cura una donna, la poetessa Savannah Wingo, che ha tentato per l’ennesima volta di suicidarsi. Il fratello della donna, Tom, arriva a New York dal Mississippi per incontrare Susan. Quest’ultima intuisce che l’infelicità di Savannah è dovuta a un oscuro episodio accaduto ai fratelli Wingo nel corso dell’infanzia. Un melodramma di grande intensità, abilmente diretto da Barbra Streisand. Gara di bravura tra l’attrice e Nick Nolte; ma è straordinaria anche Kate Nelligan nel ruolo della madre di Tom e Savannah.
(andrea tagliacozzo)

Clean

Trascurabile resoconto della vita d’inferno di Cheung, moglie di un musicista rock di secondo piano, dopo che questi muore di overdose. Lei stessa tossicodipendente, cerca di rimettere in sesto la propria vita. È difficile emozionarsi di fronte a un personaggio così inverosimile, sebbene la storia si faccia più coinvolgente man mano che prosegue. Nolte è la cosa migliore del film, offrendoci una performance toccante nel ruolo del padre affranto del musicista morto. Scritto dal regista. Super 35.

Alla ricerca dell’assassino

Sulla base di labili prove, un ragazzo viene ingiustamente condannato per l’omicidio di Victor Daniels, stimato medico. Convinta dell’innocenza del giovane, la prostituta Angela Crispini, amante del defunto dottor Daniels, assolda l’investigatore privato Tom O’Toole per trovare il vero responsabile. Grande spreco di talenti per un prevedibile giallo tratto da una pièce di Arthur Miller, autore anche della sceneggiatura (il commediografo non lavorava per il cinema dai tempi de
Gli spostati
, datato 1961).
(andrea tagliacozzo)

Su e giù per Beverly Hills

A Los Angeles, un vagabondo che vive ai margini della società tenta il suicidio gettandosi nella piscina di un ricco fabbricante di stampelle. Il barbone, salvato dal provvidenziale intervento dell’industriale, viene ospitato nella splendida villa di questi per un periodo che si rivela più lungo del previsto. Gli ottimi protagonisti e una solida regia riscattano una sceneggiatura tutt’altro che originale (ispirata, tra l’altro, al testo teatrale di René Fauchois e al film di Jean Renoir
Boudu salvato dalle acque
).
(andrea tagliacozzo)

Jefferson in Paris

Mentre ha l’incarico di ambasciatore degli Stati Uniti in Francia nel decennio 1780-90, Thomas Jefferson (Nolte), vedovo, incomincia con l’innamorarsi di un’inglese di origine italiana (Scacchi), ma poi si sente attratto verso una giovane schiava di colore (Newton) che fa parte del suo personale domestico; nel frattempo, sua figlia, dotata di una forte volontà, sembra voler essere l’unica donna della sua vita. La storia è raccontata in flashback da Jones, nella parte di un uomo di colore libero che sostiene di essere figlio di Jefferson. Dramma ambizioso, ben strutturato ma lungo e lento.

Abissi

Interminabile film, tratto da un romanzo di Peter Benchley, su un’ignara coppietta che si imbatte in un tesoro sommerso e in una partita di droga, mentre sta facendo immersioni lungo le coste delle Bermuda. Violenza e solleticamenti gratuiti — per non parlare della trama improbabile — mandano a fondo quest’imponente produzione. La Nbc aggiunse 53 minuti per il suo primo passaggio televisivo. Una nomination agli Oscar per il sonoro.

Beautiful Country

Binh è ragazzo vietnamita cha vive nelle campagne vicino a Saigon con la sua famiglia adottiva. La madre fu costretta ad abbandonarlo da piccolo, il padre era un militare americano che un giorno sparì senza lasciare traccia. Binh è un
bui doi,
che in vietnamita significa «meno della polvere». Così vengono definiti con disprezzo i figli degli americani nati durante la guerra del Vietnam. Quando la situazione familiare diventa insostenibile, Binh parte alla ricerca della madre, che scopre essere al servizio di una ricca famiglia nella «grande città», e da qui il suo viaggio continuerà attraverso mille disagi e sofferenze verso la Malesia, insieme ai
boat people
in fuga dalla miseria, e proseguirà fino ad arrivare negli Stati Uniti, con la speranza di incontrare finalmente il padre. Le difficoltà, le umiliazioni, le violenze, ma anche l’amore, che ostinatamente riesce a far breccia in mezzo a tanta vergogna, saranno i suoi compagni in questa odissea.

48 ore

Per catturare un pericoloso criminale, fuggito di prigione e deciso a recuperare l’ingente bottino di una rapina, l’ispettore Cates si serve di un ex compagno dell’evaso, lo spigliato galeotto nero Reggie. Fortunato debutto di Eddie Murphy sul grande schermo in un film che fonde abilmente i toni della commedia con quelli del poliziesco veloce e ultraviolento. Nel 1990, Walter Hill ne realizzerà un seguito,
Ancora 48 ore
, con gli stessi Nolte e Murphy come protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

The Golden Bowl

Ivory, Ivory, Ivory… repetita iuvant? Non sempre. O almeno non per l’ultima fatica del regista americano naturalizzato inglese, che subito dopo La figlia di un soldato non piange mai – e per l’ennesima volta – porta sullo schermo l’ossessione delle sue origini: il rapporto tra raffinatezza europea e pragmatismo americano, tra scaltrezza dei primi e innocenza dei secondi. Il film racconta l’intricata storia di due matrimoni intrecciati tra loro in maniera complessa e quasi incestuosa, il primo dei quali «animato» dalla figura enigmatica di Adam Verve, miliardario americano, raffinato mecenate che cerca di costruire un museo in una qualunque American City. Film di maniera, stilisticamente perfetto, formalmente ineccepibile, interpretato divinamente: ma senza vita, morto (appunto) come un pezzo da museo. E tutto il meglio viene dal romanzo dell’intramontabile Henry James da cui è tratto. (dario zonta)