Danza di sangue

Agustin Rejas (Javier Bardem) è un poliziotto di frontiera sulle Ande e un giorno deve registrare i documenti di uno strano gruppo di persone. Da lì a poco è trasferito nella capitale di un Paese dell’America Latina, insanguinato da anni dalle azioni di un gruppo di terroristi che inneggiano al Presidente Ezequiel. Durante le indagini, Rejas deve fare i conti con la corruzione degli apparati militari dello stato e con la scarsità di mezzi della polizia. Intanto si innamora della maestra di danza di sua figlia, Yolanda (Laura Morante), e con lei inizia uno strano rapporto platonico. Ezequiel è inafferrabile e la stabilità del paese vacilla sotto la pressione dell’esercito, che è tornato in strada a fare piazza pulita. Rejas è colto e sensibile e grazie a queste armi, un giorno, con un’intuizione… Debutto alla regia di John Malkovich, con un film tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Shakespeare (edito da Baldini&Castoldi): «Una delle ragioni per cui ho diretto questo film, dopo diciassette anni di offerte, è che alle volte è davvero difficile spiegare a qualcun altro cosa si vuole. Questa volta ho fatto tutto da solo», ha spiegato il regista americano. Cinque anni di lavoro per riuscire a far convivere, in 133 minuti di pellicola, ideologia, amore, dubbi, violenza, fiction, povertà, rivoluzione e tanto altro. Il Paese sudamericano, benché la storia si rifaccia a un fatto realmente accaduto, non è mai esplicitamente descritto, ma non è importante. Una pellicola forte, con una fotografia stupenda, un ritmo incalzante e una recitazione quasi impeccabile da parte del cast. A volte anche ironico, agrodolce, nella perfetta filosofia sudamericana in cui si riesce a sorridere anche durante una tragedia. Un film da non perdere, anche se a Venezia è stato accolto tiepidamente.
(andrea amato)