A che servono questi quattrini?

Storia di sapore pirandelliano, da una commedia di Armando Curcio. Un anziano marchese (Eduardo), ridotto ormai in miseria, coltiva un piccolo seguito di discepoli ai quali insegna che il lavoro e il denaro sono inutili. Per dimostrare la sua teoria convince uno suo adepto (Peppino) a spacciarsi per erede di una grossa fortuna. Ottima l’interpretazione dei due De Filippo, anche se la versione cinematografica non regge il confronto con il testo teatrale. (andrea tagliacozzo)

Totò contro Maciste

Il saltimbanco Totocamen, grazie ad alcuni trucchi, riesce a far credere al Faraone di essere in possesso di una forza portentosa. Il sovrano decide di usare il ciarlatano per contrastare il possente Maciste, che si è messo al servizio degli Assiri. Il film è tutto nei lazzi di Totò, costretto a fare i salti mortali per tenere in piedi la sgangherata vicenda. Nino Taranto non gli è da meno. Il regista Fernando Cerchio tornerà a collaborare con il comico napoletano in
Totò e Cleopatra
.
(andrea tagliacozzo)

Totò all’inferno

Antonio tenta in tutti modi di suicidarsi, ma gli va sempre male, fino a che un giorno, accidentalmente, cade in un fiume e muore annegato. Finito all’inferno, Antonio s’imbatte in Cleopatra da lui amata in una delle sue precedenti incarnazioni, quando era Marcantonio. La trama non brilla per coerenza, ma fornisce a Totò il pretesto per scatenarsi in uno dei suoi soliti tour de force comici di stampo surreale. Uno dei sei film girati dall’attore nel 1954.
(andrea tagliacozzo)

Kean, genio e sregolatezza

Vittorio Gassman, al suo esordio dietro la macchina da presa, s’ispira all’opera di Alexandre Dumas per raccontare la vita di Edmund Kean, popolarissimo e istrionico attore inglese degli inizi dell’Ottocento. Amante del bere, pieno di debiti e dongiovanni impenitente, Kean contende al principe di Galles l’amore per la moglie dell’ambasciatore di Danimarca. Un soggetto ideale per le istrioniche doti di Gassman, che se la cava discretamente anche nella regia (coadiuvato da Francesco Rosi e Giulio Questi).
(andrea tagliacozzo)

La lunga notte del ’43

A Ferrara, nel 1943, il partito fascista è lacerato da due diverse correnti: quella moderata del Bolognesi e quella più ortodossa e fanatica del federale Artuisti. Quest’ultimo fa assassinare il rivale e incolpa gli antifascisti, scatenando un’immediata rappresaglia da parte delle camicie nere. Felice esordio dietro alla macchina da presa del giornalista politico Florestano Vancini con un film di grande intensità, scritto da Ennio De Concini e Pier Paolo Pasolini. Ottimo Enrico Maria Salerno, premiato con il Nastro d’argento, mentre il film si aggiudicò il premio come Opera prima al Festival di Venezia.
(andrea tagliacozzo)

L’imperatore di Capri

Seconda regia di Luigi Comencini, dopo
Proibito rubare
, realizzato l’anno precedente. Totò veste i panni di un cameriere d’albergo che, a Capri, viene scambiato per un principe indiano. Sfuggito a un’opprimente atmosfera familiare, il nostro eroe diventa il personaggio più ammirato dell’isola. Il film non è nient’altro che un tenue canovaccio che fornisce a un Totò in grande forma l’ennesima occasione per sbizzarrirsi con le sue gag e i suoi giochi di parole. Il regista otterrà il suo primo grande successo nel ’53 con
Pane, amore e fantasia
. Molti gli aneddoti legati a questo film: il film fu girato in piena stagione turistica, ad agosto. La produzione pensava di usare come comparse, gratuitamente, i turisti. Ma i generici pretesero di essere gli unici a comparire nei film girati a Capri. A pagamento. Totò, in scena, a un certo punto doveva fronteggiare un pitone vero del vero principe indiano. Ma a causa del gran caldo, anche causato dai riflettori, morirono uno dopo l’altro due serpenti. A quel punto ne fu usato uno di plastica.
(andrea tagliacozzo)

Fabiola

Nella Roma del periodo imperiale, l’assassinio del senatore Fabio Severo scatena la persecuzione dei cristiani accusati ingiustamente dell’omicidio. La figlia del senatore, Fabiola, convintasi della loro innocenza, si schiera dalla parte dei perseguitati. Fedele ricostruzione di un oscuro episodio della storia romana, tratto dal romanzo Fabiola, ovvero la Chiesa delle catacombe scritto nel 1854 dal cardinale Nicholas Wiseman. Realizzato con mezzi imponenti e un grande cast a disposizione, il film soffrì probabilmente delle numerose ingerenze da parte dei produttori (il film venne finanziato dal Vaticano) e della vena poco felice di Blasetti, in passato autore di eccellenti drammi in costume. (andrea tagliacozzo)