Quasi quasi…

Paola (Marina Massironi) è stata abbandonata dal marito per un uomo, così decide di dichiararsi vedova. Studia da estetista ed è fidanzata con Ruggero (Neri Marcorè), vicepreside divorziato, che ha un figlio di dodici anni (Paolo Puccio, il doppiatore di
Harry Potter).
Ma lo ha tenuto nascosto alla sua amata. Un giorno l’ex marito muore davvero e ha lasciato la casa in eredità alla moglie e al suo compagno, Andrea (Nicola Romano). Paola è costretta così a convivere con Andrea e tra i due, dopo un momento di astio, nasce una strana complicità. Paurosamente simile a
Le fate ignoranti, Quasi quasi…
è una commedia leggera, ben girata, ma priva di sostanza. I personaggi diventano inevitabilmente macchiette e i colpi di scena in realtà sono un susseguirsi di banalità. Un’altra occasione mancata del cinema italiano.
(andrea amato)

Ravanello Pallido

Gemma Mirtilli è una donna normale. Guadagna un milione e sei al mese e va in ufficio in corriera, a Ferrara. Il suo fidanzato è soprannominato Mummia «per via dell’attitudine a parlare». Lavora in un’agenzia di soubrette, gestita da un capo «stronzo fino al midollo». Un giorno, per caso, la sua vita cambia e la sua «normalità» diventa speciale. L’esplosiva Luciana Littizzetto esordisce sul grande schermo da protagonista, dopo aver partecipato a Tutti giù per terra, Tre uomini e una gamba, E allora mambo, Tandem e Tutti gli uomini del deficiente . Un film al 70 per cento autobiografico, come lei stessa confessa, diretto dall’esordiente Gianni Costantino, con una regia pulita e semplice. Una simpatica favoletta di Cenerentola, resa speciale dalla comicità della protagonista. Guarda l’intervista a Luciana Littizzetto . (andrea amato)

Un Aldo qualunque

Anni Settanta, più precisamente 1978. L‘anno dei tre papi, del sequestro Moro, del terrorismo e del calcio scommesse. Aldo Cimenti e la moglie Marisa si trasferiscono da Bari a Torino. Lui è un ragioniere capo, lei una poliziotta in carriera, con le fisse per i film polizieschi di serie B. Un giorno Aldo viene tamponato da un ragazzo e una ragazza, quello scontro gli cambierà la vita. La ragazza sull’auto perde la memoria e inizia a vagare per la città. Aldo stringe amicizia con Biagio, un ragazzo caratterialmente opposto a lui. I due si uniscono in un sodalizio di amicizia e affari. Budget ridotto, atmosfera storica, storia semplice e carina. Questi ingredienti fanno del film
Un Aldo qualunque
una pellicola piacevole da gustare. Gli attori sono tutti molto bravi, anche Omar Pedrini, leader della rock band Timoria, nei panni di un prete. Un film che cerca di trasformare le certezze in dubbi, spiegando che in fondo non è poi così un male. Ideologia, religione, basta credere in qualcosa. Un affresco di quegli anni drammatici e cruciali, con una storia vissuta da persone normali. Godibile.
(andrea amato)

Il cuore altrove

Bologna, anni Venti. Nello è un imbranato neoinsegnante, trasferito di fresco in città. È in cerca della donna della sua vita e, infatti, la trova: una bellissima ragazza non vedente. Si innamora follemente di lei e la asseconda in ogni capriccio, fino a perderla, rassegnandosi a trascorrere il resto della vita in solitudine. Un Avati in forma, che torna alla dimensione a lui più congeniale: il ritratto di personaggi di provincia. Godibile.

Lezioni di cioccolato

Mattia è un giovane geometra che guadagna assai bene grazie all’utilizzo di materiali scadenti e manovali in nero che non lavorano in condizioni di sicurezza. Un giorno uno di essi, l’egiziano Kamal, cade dal tetto di un casale e si rompe entrambe le braccia. L’uomo propone al suo datore di lavoro di non denunciarlo, a patto che partecipi al suo posto a un corso per pasticceri tenuto alla Perugina e riesca a portare a casa il diploma. Il sogno di Kamal, che in patria era pasticcere, è infatti quello di tornare all’antica professione ma per fare ciò il diploma è assolutamente necessario. Mattia accetta solo perché non ha altra scelta, assume l’identità di Kamal ma frequenta il corso svogliatamente e viene quasi subito smascherato in quanto totalmente incapace di preparare dolci. Le cose cambieranno anche grazie all’incontro con Cecilia, una pasticcera un po’ fuori di testa che accetterà di fargli da tutor.

Bimba – È clonata una stella

Bimba è un’attrice senza talento, ignorante, ambiziosa e con tutti i difetti della diva. Un giorno scopre di essere stata clonata da una ditta senza scrupoli, con il dna di un’altra divetta americana, meteora dello star-system di molti anni prima. Inizialmente si arrabbia, ma non per una questione morale e perché in piena crisi d’identità, ma solo perché è stata clonata da una star di quart’ordine. Bimba è decisa a inseguire il suo sogno di fama, scendendo a compromessi con i suoi clonatori, che la manipolano facilmente. In ballo c’è il lancio di un altro personaggio televisivo inquietante, il clone del clone. L’intervento di un magistrato, che fa della rettitudine la sua bandiera, spariglia le carte e rovina i piani a tutti. Tra l’attricetta e il magistrato nasce qualcosa di più, alla fine il bene trionferà e Bimba si farà capire da tutti. Fare cinema non è una cosa facile, anche se si è un mostro di bravura come Sabina Guzzanti.
Bimba
è un film che porta molte aspettative in chi lo va a vedere, proprio per la presenza dell’attrice-regista, ma nei cento minuti di durata tutto passa in secondo piano e rimane solo un film senza né capo né coda. Le divertenti caratterizzazioni della Guzzanti riescono a far digerire parte del film e qualche trovata surreale, che stigmatizza i nostri tempi, strappa sorrisi. Forse, però, da un talento come quella della Guzzanti ci si aspetterebbe di più. O forse il cinema non è nelle sue corde.
(andrea amato)

Baciami piccina

Da un soggetto originale di Sergio Citti. Il 7 settembre 1943, alla vigilia dello storico armistizio che cambiò il corso della guerra nel nostro Paese, la stazione dei carabinieri del piccolo paese di Terontola è in subbuglio: nella vicina località di Montorio di Terni sono in corso tumulti alle acciaierie. Al brigadiere Umberto Petroni (Marcorè) viene però affidato un compito molto facile, portare dei viveri a due colleghi che stanno sopraggiungendo in treno dal sud: scortano a Venezia per il processo un truffatore, Raoul Nuvolini (Salemme). Umberto ne approfitta per salutare l’eterna fidanzata, Luisa (Russo). Mentre è da lei viene raggiunto dalla notizia che, a causa di un incidente, i due agenti di scorta sono rimasti entrambi feriti. Dovrà quindi essere lui ad accompagnare Nuvolini a Venezia. 

Gli amici del bar Margherita

Bologna, 1954. Taddeo (Pierpaolo Zizzi), un ragazzo di 18 anni, sogna di diventare un frequentatore del mitico Bar Margherita che si trova proprio sotto i portici davanti a casa sua. Con uno stratagemma, il giovane diventa l’autista personale di Al (Diego Abatantuono), l’uomo più carismatico e più misterioso del quartiere. Attraverso la sua protezione, Taddeo riuscirà ad essere testimone delle avventure di Bep (Neri Marcorè), innamorato della entra îneuse Marcella (Laura Chiatti); delle peripezie di Gian (Fabio De Luigi), aspirante cantante e vittima di uno scherzo atroce; delle follie di Manuelo (Luigi Lo Cascio), ladruncolo e sessuofobo; delle cattiverie di Zanchi (Claudio Botosso), l’inventore delle cravatte con l’elastico; delle stranezze di Sarti (Gianni Ippoliti), vestito giorno e notte nel suo smoking e campione di ballo. Pernon parlare del contesto dove Taddeo vive con mamma (Katia Ricciarelli) circuita dal medico di famiglia e il nonno (Gianni Cavina) che perde invece la testa per una prosperosa maestra di pianoforte (Luisa Ranieri). Ma alla fine, Taddeo che tutti chiamavano “Coso” ce la farà ad essere considerato uno del Bar Margherita.

Avati disegna il solito universo arcaico di perdenti di provincia tra ricordi, amarezze, sentimenti, disillusioni. Ma il copione, inevitabilmente episodico, stavolta è tirato via in più di una situazione, tra fellinismi spudorati e un’inquietante misoginia. Colonna sonora di Lucio Dalla.

La seconda notte di nozze

Liliana, vedova bolognese, è in difficoltà economiche; si trasferisce così nella masserizia del cognato in Puglia, portando con sé il figlio. Il cognato in gioventù era innamorato di lei e l’arrivo della donna farà risvegliare antichi sentimenti sopiti, creando scompiglio in famiglia. Una delle migliori prove di Avati degli ultmi anni.