Breakfast On Pluto

Ambientato nell’Irlanda cupa dell’Ira e nella Londra sessualmente liberata degli anni Settanta, il nuovo film di Neil Jordan, Breakfast on Pluto, fin dall’inizio rivela le sue intenzioni light, pur dentro tematiche che di leggero hanno poco o niente, come la diversità sessuale e il conflitto sanguinoso tra irlandesi e inglesi.
Due passerotti su due bottiglie di latte aprono la scena con il loro commento alla vicenda del giovane Patrick, descritta in più di trenta stazioni. Abbandonato dalla madre sulla porta della canonica di un prete cattolico, Padre Bernard (Liam Neeson), che poi si rivelerà essere il babbo, Patrick viene allevato da una megera dickensiana, grazie ai soldi che il parroco le passa, ma la sua diversità sessuale, il travestirsi fin da piccolo in abiti femminili, lo portano subito a un duro scontro non solo con la famiglia adottiva ma anche con la scuola cattolica e i compagni, a parte uno stretto gruppo di fedeli amici.
Sprovveduto, ingenuo, testardo, il giovane Patrick, che preferisce farsi chiamare Gattina (Kitten), vivrà la sua diversità con candore e malizia, passando attraverso varie esperienze, alcune delle quali esilaranti (soprattutto nella prima parte, quella irlandese) altre drammatiche, quando coinvolto nella lotta armata rischia la vita due volte, una prima come traditore, un’altra come terrorista, per poi finire sul marciapiede e in peep-show. Ma da tutto uscirà come indenne, come mosso da una purezza vitalistica e dal desiderio di rincontrare sua madre, di cui conosce solo il nome.
Il protagonista, curiosamente, costituisce la forza del film per la candida sprovvedutezza ma anche la sua debolezza per l’implicito ricalco letterario. Dopo un’ora di stato di grazia, in cui il difficile amalgama di comico e tragico, funziona perfettamente, il regista non riesce a dominare la storia, che si sfilacccia, cade in lungaggini e in episodi di insipido dolciastro buonismo. Il ribaltamento in commedia dei temi cari al regista – e valga a tutti per esempio la figura del patetico buon mago affidata all’attore Stephen Rea, il duro terrorista de La moglie del soldato – non giustifica gli eccessivi omaggi hollywoodiani. Per nostra fortuna il film sul finale riprende quota e si esce con un’impressione tutto sommato positiva, grazie anche ad attori formidabili, dai principali ai caratteristi, e a una colonna sonora che definirei – con aggettivo abusato che detesto ma che qui cade a pennello – strepitosa. (piero gelli)

Non siamo angeli

Tre detenuti evadono rocambolescamente dal carcere, poi si separano. Jim e Ned, bonaccioni e inoffensivi rispetto al più malvagio Bobby, arrivano in un sperduto paesino dove vengono scambiati per due sacerdoti. Remake dell’omonimo film di Michael Curtiz, girato nel ’55 con Humphrey Bogart e Peter Ustinov, con numerose variazioni rispetto all’originale. Poco riuscito, nonostante i grandi nomi messi in campo, tra i quali David Mamet, autore della sceneggiatura. De Niro, tutto mossette, gigioneggia senza controllo, mentre Penn, leggermente superiore al collega, sembra in più di un’occasione fargli il verso. Incolore la regia di Neil Jordan, al secondo flop consecutivo dopo il sottovalutato High Spirits.
(andrea tagliacozzo)

Intervista col vampiro

Intervista col vampiro

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Kirsten Dunst, Brad Pitt e Tom Cruise in una scena del film

Tratto dall’omonimo romanzo di Anne Rice, Intervista col vampiro è un film del 1994 diretto da Neil Jordan. Il protagonista, Louis de Pointe du Lac (Brad Pitt) è un vampiro che ha deciso di raccontare la propria vita a un giornalista, Daniel Malloy (Christian Slater). Per farlo, la creatura torna indietro fino al 1791, anno di inizio della sua nuova vita. Tra ricordi di viaggi e di eventi dolorosi, il vampiro spiega cosa significa vivere del sangue umano ed essere immortale. Un racconto, quindi, che attraversa ben tre secoli, a ridosso dell’arrivo del nuovo millennio.

Attenzione: il film, a causa dei suoi contenuti, è vietato ai minori di 14 anni.

Accoglienza

mame cinema INTERVISTA COL VAMPIRO - STASERA IN TV brad e antonio
Brad Pitt e Antonio Banderas in una scena del film

La pellicola fu un clamoroso successo al botteghino, affermandosi dunque come uno dei migliori film del proprio genere. Gli incassi superarono grandemente il budget di 60 milioni di dollari, arrivando a ottenere oltre 230 milioni di dollari.

Il film fu candidato a numerosi premi Oscar e Golden Globe, ma vinse solamente due riconoscimenti MTV Awards (per l’interpretazione di Brad Pitt e Kirsten Dunst) e il Premio Blockbuster a Tom Cruise come migliore attore in un thriller/horror.

Curiosità

  • Inizialmente, il giornalista doveva essere interpretato da River Phoenix, il quale purtroppo morì quattro settimane prima dell’inizio delle riprese.
  • L’attore che rimpiazzò Phoenix, Christian Slater, volle donare tutto il suo stipendio alle organizzazioni di beneficenza predilette dal collega defunto.
  • Nei titoli di coda c’è una dedica a River Phoenix.
  • Nel film, inoltre, debuttò l’attrice italiana Domiziana Giordano nel ruolo di Madeleine, oltre alla giovane Kirsten Dunst.
  • Brad Pitt e Tom Cruise vinsero il premio “peggiore coppia“, conferito dai Razzie Awards del 1995.