Pene d’amor perdute

Il divertimento comico di Shakespeare diventa un musical degli anni Trenta. Il Re di Navarra (Nivola) e tre compagni giurano di rinunciare alle donne, giusto il tempo che la figlia del re di Francia (Silverstone) arriva con tre amiche attraenti. I numeri musicali hollywoodiani sono proprio imbarazzanti a volte. Ognuno ce la mette tutta ma solo Lane ne esce illeso. Usa vecchie canzoni di Fred Astaire e Ginger Rogers, ma ricorda più Burt Reynolds e Cybill Shepherd di Finalmente arrivò l’amore. Panavision.

Titan A.E.

Anno 3028. La razza umana, al culmine del suo sviluppo tecnologico, viene annientata dagli spietati Drej. Il professor Tucker affida al figlio Cale un anello in grado di attivare un’ipersofisticata astronave di sua invenzione: il Titan A.E. 15 anni dopo: Cale lavora in una discarica spaziale; gli umani sono praticamente estinti, ma dal passato spunta fuori Corso, vecchio amico di Tucker, che tenta di convincere Cale a ritrovare il Titan A.E. e a lottare così per la causa dell’umanità. Dopo il flop di Anastasia Don Bluth ci riprova, ma Titan A. E. – al di là delle prodezze tecniche ostentate – è un’opera che riafferma tutti i limiti di un cineasta il quale, ossessionato dalla realizzazione e dal «maraviglioso», non riesce ad attivare alcuna suggestione narrativa. Sfruttando una misera traccia parahubbardiana (siamo dalle parti di Attacco alla Terra ), Bluth mette in campo tutti i progressi compiuti dalla sua squadra: e si tratta comunque di cose notevolissime, che però hanno il difetto di ritrovarsi in un film drammaticamente inerte, al quale manca quel soffio vitale che rende interessante anche il meno ispirato dei cartoon Disney. Come in una specie di showcase industriale, Titan A.E. risulta così un prodotto promozionale di tutte le maraviglie realizzabili in un futuro non lontano, del tutto privo di quel radicamento affettivo indispensabile per incontrare i bisogni immaginari del pubblico. (giona a. nazzaro)

Un topolino sotto sfratto

Due sprovveduti fratelli ereditano una vecchia casa ammuffita e una fabbrica di spago dal padre. La casa si può rimettere a posto, ma è abitata da un piccolo e astuto roditore che non sarà facile cacciar via. Commedia nera e brillante che raggiunge punte ingegnose, ma dopo un po’ inizia a stancare. Lane e Evans sono un duo ideale (e molto comico), ma già Stanlio e Ollio erano già riusciti a fare qualcosa di simile in soli venti minuti.

Ironweed

William Kennedy ha fatto l’adattamento del suo romanzo vincitore del premio Pulitzer Prize sulla gente di strada, ambientato ad Albany, New York, nel 1938. Nicholson interpreta un uomo che cerca di venire a termini con una vita che gli ha voltato le spalle anni prima. La Streep è la sua compagna da molto tempo che, come lui, non riesce a stare a lungo lontano dalla bottiglia. Primo film americano di Babenco ha un’atmosfera forte ed è pieno di immagini ossessionanti: ma è lungo e ininterrottamente desolante, con davvero troppo pochi picchi drammatici. Si salva grazie a Nicholson e alla Streep ed è un privilegio guardare le loro interpretazioni. Nomination all’Oscar per Jack Nicholson e Meryl Streep.

The Producers

Max Bialystock (Nathan Lane) è un produttore teatrale di mezza età, la cui carriera si trova ormai in un vicolo cieco: lo chiamano il più grande produttore di fiaschi di tutta Broadway e per finanziare i suoi spettacoli è costretto a vendere le sue prestazioni amorose a uno stuolo di aristocratiche vecchine. Ma un giorno incontra Leo Bloom (Matthew Broderick), un giovane contabile senza spina dorsale che, accidentalmente, gli propone un metodo sicuro per diventare ricchi: produrre il più grande flop della storia, che possa fallire già alla prima serata, così da poter scappare con i finanziamenti ottenuti. Ma come si fa a ottenere un fiasco sicuro? Elementare: scegliendo la peggior sceneggiatura del mondo e affidandola al peggior regista disponibile. La sceneggiatura in questione è presto individuata: si intitola
Primavera per Hitler,
un’esaltazione della figura del führer scritta da un pazzo nostalgico del Reich. Ai produttori non resta altro da fare che mettere in piedi lo spettacolo…

La recensione

Remake di
Per favore, non toccate le vecchiette,
primo successo di Mel Brooks risalente al 1968. Storia interessante di circolarità: nel 2001 è stato realizzato un adattamento teatrale in forma d