Secondo Matthieu

Si comincia con una famiglia di operai e una fabbrica, ma si capisce subito che l’ambientazione proletaria è del tutto estrinseca al film. Anche se inscena licenziamenti e lotta di classe (il protagonista Matthieu vendicherà il licenziamento del padre portandosi a letto la moglie del padrone), ciò che interessa a Beauvois – che ricordiamo attore in
Sotto i tetti di Parigi
e nello splendido ultimo film di Garrel – è il mélo famigliare. Dopo la morte del padre scoppia il conflitto con il fratello, pavido e con ambizioni piccolo-borghesi, fino a una resa dei conti finale che, seppure girata nello stile di Bruno Dumont, si chiude con un abbraccio. Senza anima e senza sangue (a dispetto della volgarità delle allusioni), smodatamente ambizioso fin dal titolo (che allude nientemeno che alla passione di Cristo),
Selon Matthieu
è un film ambiguo e in definitiva disonesto, capace perfino di sprecare un’interprete come Nathalie Baye, cui pure concede due superflui «numeri» da grande attrice.
(luca mosso)

La machine – Un corpo in prestito

L’esperimento dello scienziato Depardieu funziona meglio del previsto e scambia la sua mente con un killer psicopatico di donne. Variante francese ricca di suspense e ben congegnata su un vecchio tema. Buona la regia, ancor meglio la recitazione. Dal romanzo La Machine di René Belletto.

Prova a prendermi

Prova a prendermi

mame cinema PROVA A PRENDERMI - STASERA IN TV IL CULT DI SPIELBERG scena
Una scena del film

New Rochelle (New York), 1964. La famiglia del giovane Frank Abagnale Jr. (Leonardo DiCaprio) affronta dei problemi con il fisco e viene costretta a trasferirsi in un modesto appartamento. Questo è motivo di grande sconforto per gli Abagnale, che fino a questo momento hanno condotto una vita agiata. Inoltre, la madre del ragazzo, Paula (Nathalie Baye), tradisce il marito, causando la fine del loro matrimonio. Incapace di decidere con quale dei due genitori restare, Frank scappa di casa. Per sopravvivere, il giovane inizia a compiere delle truffe. Ma l’agente dell’FBI Carl Hanratty (Tom Hanks) comincia a dare la caccia al truffatore. Da qui il titolo Prova a prendermi, sfida canzonatoria di Frank nei confronti di Carl.

Riuscirà l’agente a catturare il piccolo delinquente? Se sì, che ne sarà di Frank? Per quanto ancora vivrà come un fuorilegge?

Curiosità

  • Il film è un adattamento del romanzo autobiografico Catch Me If You Can di Frank Abagnale Jr.
  • La pellicola ha ottenuto un buon successo, aggiudicandosi anche due nomination agli Oscar 2003 per la migliore colonna sonora e per il miglior attore non protagonista a Christopher Walken.
  • La regia del film era stata affidata inizialmente a Gore Verbinski. Il regista, tuttavia, era già impegnato con le riprese di Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna (2003).
  • Il ruolo dell’agente Carl Hanratty era stato dato a James Gandolfini, il quale dovette poi rinunciare per i suoi impegni con la serie tv I Soprano.
  • La pellicola è stata la prima dal 1988 in cui Tom Hanks non riceve il compenso più alto, concesso invece a Leonardo DiCaprio.
  • Il film è stato girato in soli 56 giorni in più di 140 location degli Stati Uniti e del Canada.
  • Leonardo DiCaprio ha recitato quasi sempre in cattive condizioni di salute. Inoltre, il vero Frank Abagnale Jr. fa una comparsa nel ruolo di un poliziotto francese.
  • Nel film compare anche il figlio di Spielberg: si tratta del ragazzo che dorme sull’aereo dietro DiCaprio quando viene riportato negli Stati Uniti dalla Francia.

Il fiore del male

Elezioni municipali in una cittadina francese. Anne Charpin-Vasseur è candidata a sindaco, anche se suo marito Gérard non è d’accordo. Questa non è una famiglia borghese di provincia come tante altre. Il film racconta le vicende dei sopravvissuti di tre generazioni di Charpin-Vasseur, esponenti di spicco della borghesia bordolese, a partire dalla zia Line che si porta dietro un segreto dal dopoguerra, ad Anne e Gérard che si tradiscono a vicenda, ai loro figli di primo letto (comunque cugini) che si amano. Una pellicola sul tempo che non esiste, sulla colpevolezza che è evitata, ma non espiata e sull’incredibile ripetitività della storia di ogni generazione. Tratto da
Chi è criminale?
di Caroline Eliacheff, il film porta a galla proprio questo e altri interrogativi: chi è il colpevole? Colui che commette il crimine o colui che ne è accusato? E poi, colpevole di che cosa? E poi, se il tempo non esiste… Una trama che continua a fare salti mortali e avvitamenti su stessa, che a tratti appare banale e prevedibile e a volte, invece, inestricabile e surreale. «Il tempo non esiste. Viviamo in un eterno presente», questa la frase chiave che zia Line dice alla pronipote in una sorta di passaggio del testimone, di prolungamento del destino familiare, sempre uguale, generazione dopo generazione. Non certo un film facile, una pellicola impegnativa e da seguire con attenzione. Chabrol, come al solito, non risparmia scene per spiegare la psicologia dei personaggi, martellando su concetti che vuole far metabolizzare allo spettatore. La chiave di lettura è la sua, non ce ne sono altre, questo va sancito continuamente, senza lasciare possibilità di dubbi o fraintendimenti. Un film incredibile, nella cruda accezione del termine, ma come scriveva lo tesso Chabrol nel 1955: «I migliori criteri di un’opera autentica non sono spesso la sua totale incoscienza e la sua perfetta necessità?».
(andrea amato)

L’uomo che amava le donne

Al funerale di Bertrand si ritrovano tutte le donne della sua vita. In flashback, ripercorriamo il diario della sua esistenza di innamorato assoluto. «Le gambe delle donne sono i compassi che misurano il globo in tutti i sensi». Truffaut che più Truffaut non si può, con un titolo che solo lui… Alla lontana, il modello è
Il paradiso può attendere
di Lubitsch; ma in realtà Truffaut non è mai stato, di suo, un autore di commedie. Per lui la leggerezza e la grazia sono un’aspirazione, mentre permane sempre un fondo di cupezza, quasi necrofilo, che nell’ultima parte della sua filmografia appare addirittura primario.
L’uomo che amava le donne
è un film sulla morte, con un ritmo sospeso più che lepido, che annuncia il capolavoro La camera verde, una delle sue pellicole più segrete e funebri.
(emiliano morreale)

I sentimenti

Jacques vive in campagna con la moglie Carole. La sua professione di medico lo porta a contatto con un’infinità di persone ma niente sembra turbare l’amore che prova per la consorte. Finché non conosce i suoi nuovi vicini di casa, François ed Edith. Lui è il medico che dovrà sostituirlo nelle visite agli abitanti del circondario, lei una giovane donna che ben presto fa amicizia con Carole. Nonostante i due medici trascorrano molto tempo insieme per il necessario passaggio delle consegne, Jacques si innamora, ricambiato, di Carole. Scopriranno ben presto gioie e dolori dell’adulterio.

Già presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, il nuovo film di Noémie Lvovski è l’ennesima variazione su un tema già sviluppato da un numero incalcolabile di pellicole. La regista francese riesce però a rendere assai gradevole una storia di per sé non originale grazie a dialoghi scoppiettanti e ad astute soluzioni narrative come quella del coro che annuncia le diverse scene. La sceneggiatura, opera della stessa Lvovski, è quasi perfetta, così come la recitazione dei quattro protagonisti, su tutti il divertentissimo Jean-Pierre Bacri. Oltre al suo indiscutibile valore comico, la pellicola ha anche un piano di lettura più profondo. Assistendo alle peripezie di un uomo di mezza età innamorato di una sposina molto più giovane di lui, lo spettatore si interroga sulle segrete regole che governano in gioco della seduzione e dell’amore, della tentazione e dei sensi di colpa. Ma soprattutto sull’inaffidabilità del cuore e sul potere supremo esercitato da questo bizzarro organo sulle scelte della testa e del corpo.
(maurizio zoja)