Monsoon Wedding

I quattro giorni (frenetici) che precedono le nozze – combinate – della primogenita dei Verma, una famiglia del Punjab trapiantata da anni a New Dehli. Lalit, il padre della sposa, sovrintende alla preparazione e accoglie i parenti giunti per il matrimonio dall’Australia, dagli Stati Uniti… Aditi è la promessa sposa di Hemnat, un ingegnere che vive a Houston, che ha conosciuto appena un paio di settimane prima delle nozze. Ma ha un amante, Vikram, che lavora in una tv di Dehli e che ha una moglie che non lascerà mai. Nei quattro giorni, si intrecciano le storie, sentimentali e no, delle cugine (una farà gli occhi dolci a un altro cugino, l’altra svelerà che uno zio presente abusò di lei quando era bambina…), della servitù, degli organizzatori del party… E sullo sfondo l’India di oggi, dove convivono i telefonini e le caprette per strada, Internet (anche la cameriera sa che cosa è un mail) e i risciò, il golf esclusivo e le baracche per strada, i colori sgargianti dei sari delle donne più abbienti e il grigio dell’umanità che vive per strada… Una commedia della regista Mira Nair (
Salaam Bombay, Mississippi Masala
), che, con questo matrimonio indiano, si è aggiudicata il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, edizione 2001, quando a presiedere la giuria era Nanni Moretti. Una gradevole commedia dei sentimenti, dove l’India emerge solo a tratti (furbe – e troppo scontate – le inquadrature ora di un libro di Naipaul e di Tagore come se nessun altro avesse più scritto libri in India, ora di una bottiglia di acqua minerale Bisleri, ora del
Times of India
…), in un’operazione che è chiaramente influenzata da quello che si aspettano gli spettatori occidentali dal continente indiano. Affascinanti, invece, i colori e le musiche: splendidi i sari tipici delle donne, i trucchi, le pettinature, i garofani arancioni, e le musiche che accompagnano la bellissima scena del ballo, la sera prima delle nozze e prima che esploda un dramma familiare. Mira Nair scandaglia tutti i sentimenti: l’amore, l’amore per procura, gli odî che covano in famiglia, i dubbi delle adolescenti, il bisogno di proteggere la famiglia più d’ogni altra cosa. Senza moralismi, senza pretese di consegnare allo spettatore la ricetta giusta. Su tutti gli interpreti, Naseeruddin Shah, nalla parte del capofamiglia, un autentico idolo di Bollywood.

La leggenda degli uomini straordinari

Londra, 1899. Il mondo sembra essere in serio pericolo a causa di un pazzo criminale la cui identità è ignota a tutti. Con una serie di rappresaglie e attentati nelle principali capitali europee, l’uomo scatena la sfrenata corsa agli armamenti da parte di tutti i governi europei. M, misterioso personaggio al servizio di Sua Maestà la Regina, convoca una squadra di uomini straordinari, chiamati a salvare il mondo in nove ore. Il leggendario cacciatore Allan Quatermain, il pirata Capitano Nemo a bordo del suo futuristico Nautilus, la vampira Mina Harker, l’uomo invisibile Rodney Skinner, l’agente dei Servizi Segreti americani Tom Sawyer, Dorian Gray e il Dottor Jekyll/Mister Hyde formano l’invincibile team. Ma la stravagante squadra di eroi scoprirà presto che ciò che doveva essere una missione di pace, si trasformerà in realtà in un diabolico tranello.

Ex creatore di effetti speciali, Stephen Norrington conferma la sua passione per le pellicole d’intrattenimento. E con Connery e compagni il divertimento è assicurato. A questo «fumettone» ambientato a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo non manca nulla. Non manca il cattivo per antonomasia, perfido e misterioso come da copione. Non manca l’eroe disincantato e ironico che ha visto in faccia la morte e sa cavarsela in ogni situazione. Non mancano neanche la bella di turno (in questo caso un’affascinante vampira) e il giovanotto coraggioso e inesperto. A completare il paesaggio ecco diversi personaggi mutuati dal romanzo: il Capitano Nemo a bordo del Nautilus in versione moderna, il Dottor Jekyll e il suo doppio Mister Hyde, l’immortale e bellissimo Dorian Gray. Battaglie, scontri, storie d’amore ed effetti speciali in quantità caratterizzano un film che viaggia tra fantasy, horror e avventura. Sean Connery, dall’alto dei suoi settantatré anni, interpreta un personaggio che sembra ritagliato apposta per lui. In sole venti settimane di riprese, Norrington è riuscito a costruire un buon prodotto, garantendo la giusta dose di intrattenimento e ironia. Si tratta di una favola moderna, realizzata secondo tutti i cliché del genere e adatta non solo ai più piccini ma anche a un pubblico adulto. Nonostante l’inevitabile confusione che in alcuni momenti frastorna lo spettatore (forse la carne al fuoco è troppa),
La leggenda degli uomini straordinari
rimane una pellicola da consigliare, soprattutto a chi non ha dimenticato i miti dell’infanzia.
(emilia de bartolomeis)