Gli eroi del doppiogioco

Il podestà fascista di un paesino tosco-emiliano ha tre figli: i primi due hanno seguito le orme paterne inserendosi nell’ordinamento politico del regime, mentre il terzo, tornato piuttosto provato nel fisico e nel morale dalla campagna di Russia, manifesta atteggiamenti contrari alle idee fasciste. Un momento delicato della storia del nostro Paese affrontato con piglio ironico e sorridente. Peccato che, tranne qualche occasionale risata, il risultato non sia dei migliori.
(andrea tagliacozzo)

Chi si ferma è perduto

Due colleghi e vecchi amici, Antonio Guardalavecchia e Peppino Colabona, non riescono a far carriera a causa del capo ufficio Santoro che ostacola la loro promozione. Quando quest’ultimo muore, i due si danno un gran da fare, l’uno a scapito dell’altro, per entrare nelle grazie del successore. Il film, scritto e diretto con poca fantasia, si regge come al solito sulla grande verve e le improvvisazioni dei due bravissimi comici napoletani.
(andrea tagliacozzo)

Chi lavora è perduto

Bonifacio è atteso a un colloquio di lavoro ma preferisce girovagare per Venezia, dando libero sfogo ai suoi pensieri. Tinto Brass (foto) agli esordi è corrosivo e arrabbiato come pochi. In più alla Cinémathèque di Parigi ha respirato l’aria della Nouvelle Vague e si è sprovincializzato. Al centro dei suoi pensieri c’è già la «mona», ma attraverso l’erotismo scorre una vena di vitalistico anarchismo decisamente inconsueta. Tornato in Italia mette insieme un film scanzonato e irresistibile, che in un colpo solo riesce a mettere alla berlina le ipocrisie dei bigotti e le speranze dei modernisti del boom. Quando il film è rifiutato dalla censura, Brass lo ripresenta tal quale sotto l’anodino titolo In capo al mondo. Ha ragione lui, perché inspiegabilmente (?) il film ripassa indenne. (luca mosso)