Blow Out

Intrigante variazione sul tema di Blow Up (qualcuno l’avrà già capito dal titolo…) ambientata a Philadelphia: protagonista un tecnico del suono che scopre casualmente che quello che sembrava un normale incidente stradale è in realtà un omicidio politico. Appassionante, ma indebolito da alcuni passaggi poco chiari dal punto di vista logico e da movimenti di macchina eccessivamente virtuosistici. Panavision.

Robocop 2

Seguito del film campione d’incassi realizzato nell’87 da Paul Verhoeven. In una Detroit dilaniata dalla violenza, Robocop, l’infallibile robot-poliziotto, sembra l’unico argine alla delinquenza e al dilagare della Nuke, una nuova potentissima droga. Ma un gruppo di delinquenti, in connivenza con un potente industriale, riesce a metterlo momentaneamente fuori uso. Un sequel terribilmente noioso e privo dell’ironia che caratterizzava il primo episodio.
(andrea tagliacozzo)

Robocop

In una Detroit del prossimo futuro, un agente di polizia viene barbaramente ucciso da una banda di criminali. Il suo corpo viene allora innestato nell’armatura di un imponente androide, dando vita a un infallibile robot-poliziotto. Violento e spettacolare, ma anche ricco d’ironia, il film segnò l’esordio negli Stati Uniti dal regista olandese Paul Verhoeven. Del film ne verranno realizzati due seguiti decisamente non all’altezza dell’originale. (andrea tagliacozzo)

1964, allarme a New York: arrivano i Beatles

Prodotto da Steven Spielberg, il film è una brillante e accurata ricostruzione della bagarre che si scatenò intorno alla partecipazione dei Beatles all’Ed Sullivan Show. Nel 1964, i Fab Four approdano per la prima volta in America. Dalla provincia arrivano a New York alcuni teen-ager decisi a tutto pur di assistere all’esibizione televisiva dei quattro di Liverpool e di incontrare i loro idoli. Robert Zemeckis, al suo esordio dietro alla macchina da presa, riesce a dare al film un ritmo indiavolato, passando da una gag all’altra senza soluzione di continuità. Dal punto di vista tecnico, particolarmente riuscita le sequenza del concerto, in cui le immagini dei veri Beatles che s’intravedono dai monitor e dalle telecamere s’integrano alla perfezione con le controfigure che invece si agitano sul palco. (andrea tagliacozzo)

Cercasi papà

Un bambino (Will Weathon) è deciso a trovare un nuovo compagno alla madre (Susan Sarandon): il prescelto è uno strano quanto simpatico inventore di strampalati aggeggi (Richard Dreyfuss) che aspira a diventare scrittore. Tutto sembra andare secondo i piani del ragazzo, ma sorgono improvvise complicazioni. Prevedibile quanto si vuole, ma piacevole, ben scritta e interpretata in modo straordinario dai due protagonisti. Il soggetto ricorda molto da vicino quello di
Goodbye amore mio
, il film del ’77 che fece vincere a Dreyfuss un meritatissimo Oscar.
(andrea tagliacozzo)

Home Movies – Vizietti familiari

Sgangherata farsa che rievoca i primi lavori di De Palma. Il complessatissimo Gordon, “una comparsa nella propria vita”, cade nelle grinfie di un egocentrico regista (Douglas) con la mania di filmare ogni momento della sua esistenza, che gli impone una terapia da star: si convincerà ad allontanare la Allen dal suo picchiatello fratello maggiore (Graham). L’idea è originale ma lo svolgimento è fiacco, benché nessuno possa mangiare un hamburger come fa la Allen nel film. Gran parte della troupe è composta dagli studenti di cinema di De Palma presso il Sarah Lawrence College. Titolo alternativo: The Maestro.

Carrie – Lo sguardo di Satana

Oppressa da una madre ossessiva e bigotta, Carrie è diventata una ragazza introversa e complessata, lo zimbello della scuola. La sensibile Sue, compagna di classe della giovane, convince il proprio ragazzo ad invitare Carrie, che non sa di essere in possesso di facoltà paranormali, alla festa di fine corso. Regia virtuosistica di Brian De Palma (da manuale l’uso estenuante del ralenti nella sequenza della festa), anche se la sceneggiatura, tratta dal libro di Stephen King, è tutt’altro che memorabile. Amy Irving, John Travolta e Nancy Allen torneranno, in film diversi, a lavorare con il regista (la Allen, nel ’79, diventerà addirittura sua moglie). (andrea tagliacozzo)

Vestito per uccidere

Kate Miller, ninfomane in cura da uno psichiatra, viene massacrata a rasoiate in un ascensore da una bionda in impermeabile. Testimone dell’omicidio è una prostituta, che insieme al figlio della vittima si mette sulle tracce dell’assassino. Pian piano si intravede la verità: l’autore dei delitti è un travestito. Ma l’ambiguità sessuale coincide con un’identità difficile da definire… Uno fra i più grandi successi di De Palma, Vestito per uccidere è anche il primo di una serie di quattro film straordinari: Blow Out, Scarface e Omicidio a luci rosse . Vero e proprio catalogo della storia del thriller, questa tetralogia getta anche una luce tagliente sul cinema dell’italoamericano: un’opera fatta di figure funzionali, costituita da una successione disorganica di sensazioni stordenti, un esercizio millimetrico di folgorazioni. Vestito per uccidere ha il pregio di esplicitare tutto: l’omaggio a Hitchcock (Psycho in primo luogo) e la struttura della suspense, la centralità della sessualità negli equilibri narrativi (desiderare una risoluzione è desiderare un amplesso) e l’inconoscibilità dell’altro. Certo, al maestro inglese bastavano un detective e uno chignon per immergerci nella spirale di una libido malata. Virtù della segretezza… (francesco pitassio)

1941 allarme a Hollywood

Nel 1941, l’attacco di Pearl Harbour getta gli americani nel panico più totale. Mentre a Los Angeles si scatena l’isteria collettiva, un sommergibile giapponese si avvicina indisturbato alle coste californiane con l’intenzione di colpire il simbolo principe degli Stati Uniti: Hollywood. Uno dei rari flop di Steven Spielberg, nonostante il ritmo indiavolato, l’irresistibile umorismo demenziale (ma tutt’altro che lasciato al caso o all’improvvisazione) e un cast a dir poco imponente. Un insuccesso inspiegabile e immeritato, specie se si pensa alla mole di gag che offre il film in due ore di continuo divertimento. Sceneggiatura di Robert Zemeckis e Bob Gale (in seguito autori della serie
Ritorno al futuro
).
(andrea tagliacozzo)

L’ultima corvée

Commedia drammatica di qualità superiore su due militari della marina con l’ordine di trasportare in carcere un prigioniero cleptomane. I dialoghi acuti e crudi di Robert Towne contribuiscono a dar forma a un personaggio fatto apposta per Jack Nicholson. Tratto da un romanzo di Darryl Ponicsan. Non perdete l’apparizione di Gilda Radner.

Out of Sight

Jack Foley (George Clooney) ha messo a segno più di duecento rapine in banca, non ha mai usato armi ed è finito in galera solo tre volte. Sta rapinando l’ennesimo sportello, ma quando sta per scappare (con molta calma) l’auto non parte. Finisce in prigione a Miami. Evade. Guarda caso proprio all’uscita della buca scavata sotto il penitenziario c’è l’agente dell’Fbi Karen Sisco che spara agli evasi. Lui se la cava e Buddy, il suo complice, nasconde evaso e sceriffa nel bagagliaio dell’auto. Sono stretti stretti, ma parlano di cinema. Si piacciono, è evidente. Anzi, lei lo sognerà in atteggiamenti romantici. Ma Jack va per la sua strada, anche perché quando era carcerato aveva pensato a un grosso colpo a Detroit. Con Buddy, tenta la grossa rapina a un pezzo grosso finito a sua volta in prigione per insider trading, ma con diamanti grezzi per milioni di dollari nella vasca dei pesci di casa. Ci provano. Intanto la bella Jennifer, detective con mini tubino e spacco, è sulle loro tracce. E sarà proprio lei a catturare il bel Jack. Ma forse una prossima evasione…
Un poliziesco rosa dalla trama un po’ complicata, con molte assurdità (flash-back, scene immaginate…), che si regge soprattutto sui due bellissimi di Hollywood: George Clooney (che Soderbergh dirigerà nel 2001 in
Ocean’s Eleven
) e la cantante-attrice Jennifer Lopez. Qualche risata, per una trama un po’ troppo scontata (soprattutto per la parte romantica) fin dall’inizio. Per il regista, la rinascita dopo
Sesso, bugie e videotape
del 1989. Ruoli cameo di Michael Keaton e Samuel L. Jackson.