Le particelle elementari

Tratto dall’omonimo romanzo di Michel Houellebecq. Due fratelli, uno ossessionato dall’erotismo, l’altro dalla fisica, dovranno decidere se lottare per le donne che amano o ritornare a una vita miseramente solitaria.

Verità apparente

Una giovane adolescente cerca di rintracciare le orme della sorella maggiore, uno spirito libero, morta misteriosamente in Europa sette anni prima. La Diaz è eccellente, ma la Brewster è monocorde in questo film insoddisfacente. Lo stesso Brooks ha adattato un romanzo di Jennifer Egan.

A torto o a ragione

Berlino, la guerra è appena finita, gli alleati sono i nuovi padroni della città e la priorità di tutti è quella di denazificare la Germania. Il Maggiore Steve Arnold (Harvey Keitel) ha ricevuto l’ordine di interrogare lo stimato direttore d’orchestra tedesco Wilhelm Furtwängler (Stellan Skarsgård) e raccogliere le prove che lo vedrebbero implicato come simpatizzante nazista. Nel 1933, dopo la presa del potere di Hitler, molti artisti ebrei furono costretti ad abbandonare la Germania. Altri, per protesta, scelsero volontariamente la strada dell’esilio. Furtwängler decise di restare. Da qui l’accusa di fiancheggiare il regime nazista. Se da una parte Furtwängler aiutò a mettere in salvo molti musicisti ebrei, dall’altra rappresentò una delle più ragguardevoli personalità del mondo della cultura nazista. Riferito a un episodio storico reale, il film si sviluppa sul duello verbale e psicologico tra l’interrogato e l’interrogante. Le ragioni del liberatore americano e la difesa dell’artista tedesco. La questione della responsabilità politica dell’artista in un regime totalitario è tuttora aperta: se sia giusto restare e servire il proprio paese o abbandonare la propria patria. Alla fine entrambe le posizioni vacillano. Un film forse troppo lento, ben interpretato, ma poco approfondito al punto di vista psicologico.
(andrea amato)

Luna papa

Una ragazza di un villaggio caucasico viene sedotta in una notte di luna piena da un attore di una compagnia di giro. Insieme al padre e al fratello parte allora per una buffa caccia all’uomo tra villaggi e steppe. Ma quando il mistero pare risolto, il destino ha in serbo un incredibile colpo di scena. Per una gaffe del presidente della giuria Emir Kusturica, questo film non fu inserito in concorso a Venezia ’99. Peccato, perché era bello, fresco e divertente: e infatti, all’uscita, ottenne un piccolo e imprevisto successo. E se in apparenza somigliava a certe cose dello stesso Kusturica (
Gatto nero, gatto bianco
), se ne distaccava per il ritmo più soave e il gusto degli spazi sconfinati. Leggiadra e non troppo grottesca, la pellicola di Khudojnazarov è un po’ Barnet e un po’ Chagall, con un volto d’attrice che pare dipinto da un bambino delle elementari e caratteristi sanguigni e simpatici. Una delizia colorata ed esotica, uno di quei piccoli regali che il cinema sa ancora riservare, in giro per il mondo.
(emiliano morreale)

La banda Baader Meinhof

I dieci anni di vita della banda Baader Meinhof, la Rote Armee Fraktion (Raf), il collettivo terrorista di sinistra che dal 1967 al 1977 insanguinò la Germania in nome della lotta contro l’imperialismo americano sostenuto dalle istituzioni tedesche. Dalle proteste contro la visita di Stato dello Scià di Persia al rapimento e all’uccisione di Hanns Martin Schleyer, il presidente degli industriali della Germania, fino ai suicidi di Andreas Baader, Gudrun Ennslin, Jan-Carl Raspe e Ulrike Meinhof, avvenuti nel carcere di Stoccarda in circostanze non ancora del tutto chiarite. Nomination agli Oscar come Miglior Film Straniero nel 2009.