A distanza ravvicinata

Molti dei film di James Foley, come questo A distanza ravvicinata e Americani (girato sei anni dopo), meriterebbero di essere presi in considerazione anche solo per le straordinarie performance degli attori. Qui Foley – complici la dimensione tragica, le atmosfere dense e l’azione cruenta da thriller a sfondo criminale – tiene quasi a battesimo due caratteri assolutamente inquieti come Sean e Chris Penn, fratelli nella vita come nel film. Brad e Tommy Whitewood dovranno vedersela con l’uomo che li ha assoldati nella gang, Brad Whitewood sr. (Christopher Walken), loro padre, disposto a tutto pur di conservare il suo ruolo di leader. Interamente giocato sugli eccessi violenti, fisici e psicologici, il film potrebbe essere accostato ad alcuni dei capolavori di Abel Ferrara. (anton giulio mancino)

Il diario di Anna Frank

La storia più celebre sull’Olocausto, adattata dalla commedia di Frances Goodrich e Albert Hackett. Nel 1942, nell’Olanda invasa dai nazisti, Anna e la sua famiglia sono nascosti in una soffitta. La ragazza scrive un diario, dove racconta la sensazione di sentirsi braccati, nascosti come topi, mentre fuori impazza la caccia all’uomo. Interamente girato in un appartamento, il film non soffre nel ritmo grazie anche al regista che per tre ore riesce a mantenere alta la tensione. Proprio Stevens, da cineoperatore dell’esercito statunitense, aveva realizzato uno scioccante documentario sulla liberazione di Dachau. Le immagini di orrore che aveva visto quattordici anni prima hanno fatto in modo di dargli la tensione e il pathos giusto per realizzare una pellicola così delicata. Premio Oscar alla fotografia e a Shelley Winters come migliore attrice non protagonista.
(andrea amato)