Lo sperone nudo

Un contadino, diventato cacciatore di taglie per necessità, cattura un assassino che deve consegnare alla giustizia nel lontano Kansas. Nel viaggio li accompagnano la ragazza del bandito, un cercatore d’oro e un ufficiale disertore. Un classico del cinema Western diretto da un vero maestro del genere. La regia di Mann sfrutta al meglio tutti gli ingredienti, compresa la suggestiva ambientazione. Gara di bravura tra James Stewart e Robert Ryan.
(andrea tagliacozzo)

Se mia moglie lo sapesse

Leonard e Doris sono felicemente sposati. Lei vuole intraprendere la carriera di cantante e a nulla valgono i tentativi del marito per farle cambiare idea. Doris s’impegna, studia canto e a un concerto riscuote un discreto successo. Non ottiene, però, il plauso di Cecile, cantante già affermata, che invece scopre insospettate doti canori in Leonard. Un’eccellente commedia, ben scritta da Nunnally Johnson e interpretata da uno straordinario cast d’attori (tra i quali l’indimenticabile caratterista Charles Coburn).
(andrea tagliacozzo)

Winchester ’73

In una gara di tiro a segno, un cowboy vince un bellissimo fucile Winchester del 1873 che gli viene sottratto dal fratello. Mentre il cowboy dà la caccia al congiunto – responsabile, tra le altre cose, dell’assassinio del padre – il fucile passa di mano in mano fino a ritornare al legittimo proprietario. Uno dei migliori western di Anthony Mann, il primo girato con James Stewart. Particolarmente originale nella struttura narrativa e magistralmente girato (la splendida fotografia è di William Daniels), il film segnò un improvviso ritorno di popolarità del genere, che negli anni passati aveva subito un considerevole calo d’interesse da parte del pubblico americano. Scritto da Robert L. Richards e Borden Chase da un soggetto di Stuart N. Lake. Tony Curtis, giovanissimo, fa poco più di una comparsata nelle vesti di un soldato. Rock Huson, invece, interpreta il ruolo di un indiano.
(andrea tagliacozzo)

La congiura dei potenti

Il duca di Borgogna, Carlo il Temerario, fa rapire la contessa de Beauvais, figlioccia di re Luigi XI, incolpando del fatto il cavaliere Robert de Neuville, innamorato della giovane. Costretto a darsi alla macchia, il cavaliere riesce a liberare la contessina dalla grinfie del duca. Una delle tante pellicole di cappa e spada (piuttosto mediocri, ma tutto sommato godibili) interpretate da Jean Marais all’inizio degli anni Sessanta.
(andrea tagliacozzo)

Scandalo internazionale

La seriosa Arthur viene inviata a Berlino per esaminare la situazione alla fine della seconda guerra mondiale, ma trova invece l’amore, con la concorrenza bollente della Dietrich. Marlene canta Black Market e Ruins of Berlin, ma anche l’inno dello Iowa cantato da Jean Arthur è memorabile in questa notevole commedia di Wilder. Scritto da Charles Brackett, Billy Wilder e Richard Breen. Nomination all’Oscar per fotografia e sceneggiatura.

Cantando sotto la pioggia

Forse il capolavoro di Gene Kelly e del «suo» regista Donen: musical tutto cinematografico, tutto corpi, scatto, nervi. Ci sono i numeri di Gene Kelly che canta sotto la pioggia e di Donald O’Connor che fa l’acrobata (irresistibile), c’è il terzetto di «Good morning». Ma questo è anche uno dei primi tentativi di autocoscienza da parte di Hollywood, di rilettura acre della propria storia. A voler essere maligni, lo si potrebbe leggere in parallelo con Viale del tramonto di due anni prima, canto funebre del divismo e visione delle sue mostruosità. Singin’ in the Rain è uno dei primi film in cui la nostalgia si insinua a Hollywood; ed è forse questo a renderlo così perfettamente contemporaneo. «Questo film realizzato da un ballerino è il film della gioia», scrisse all’epoca Chabrol sui «Cahiers du cinéma»; ma si legga il saggio firmato da Michael Wood col senno di poi, e intitolato «Musica nel buio»: negli anni dei Brando e dei Dean, «il viso raggiante di Kelly divenne la maschera di una fiducia irrimediabilmente perduta». (emiliano morreale)