Il ladro di Bagdad

Notevole fantasy sul ragazzo indigeno Sabu che sfida il malvagio stregone Veidt in un racconto da Mille e una notte. Incredibili la fotografia (premiata con l’Oscar) di Georges Perinal e Osmond Borradaile, gli effetti speciali e la scenografia. Ingram offre un’ottima prova nei panni del genio; vivace la colonna sonora. Una statuetta anche a scenografia ed effetti speciali.

L’importanza di chiamarsi Ernesto

Dall’omonimo lavoro teatrale di Oscar Wilde, adattato con eleganza per il grande schermo da Anthony Asquith. Nell’Inghilterra vittoriana, Jack s’innamora di Gwendolen, cugina dell’amico Algernon, mentre quest’ultimo prende una cotta Cecily, la figlioccia di Jack. Ma i due amici, usando con le rispettive ragazze il nome «Ernesto», creano una innumerevole serie di equivoci. (andrea tagliacozzo)

Il fantasma dell’Opera

Un compositore, orrendamente sfigurato in volto, cerca d’impedire la rappresentazione di un’opera di sua creazione,
Giovanna d’Arco
, che viene ingiustamente attribuita a un autore senza scrupoli. Terza versione cinematografica della nota storia di Gaston Leroux (la prima, con Lon Chaney, risale al 1925) questa volta realizzata con un budget piuttosto considerevole dalla Hammer, casa di produzione inglese specializzata in horror. Più elaborato rispetto ad altri prodotti della stessa compagnia, il film comunque offre pochi momenti di vero terrore.
(andrea tagliacozzo)

Paura in palcoscenico

Un’aspirante attrice copre involontariamente un omicida che tenta di scaricare il peso del proprio crimine sulla consorte, primadonna teatrale. Dopo una serie di peripezie, il colpevole verrà smascherato sulla scena.

Celebre soprattutto per il falso flashback da cui prende l’avvio,
Paura in palcoscenico
è un piccolo gioiello hitchcockiano, nonostante lo scarso amore che il regista e Truffaut gli portavano. Certo, il racconto è strutturato come una delle odiate trame alla Agatha Christie, e indubbiamente Jane Wyman non è un’interprete ideale né Richard Todd risulta convincente nella parte del villain. Tuttavia il film marca il ritorno dell’ingombrante cineasta nella natia Inghilterra, e
Paura in palcoscenico
emana proprio quell’atmosfera famigliare che caratterizzò i suoi film del periodo britannico. Il sarcasmo sornione di Marlene Dietrich non fa che esaltare questa confidenza: la sua maniera di trattare la Wyman è impareggiabile.
(francesco pitassio)