Rita la zanzara

In un collegio femminile, la vivace Rita è segretamente innamorata di Paolo, il giovane e timido insegnante di musica. Introdottasi di nascosto nella camera del professore, la ragazza scopre che questi compone canzoni beat. Terzo film di Lina Wertmüller che dirige dietro lo pseudonimo inglese di George Brown questa commediola costruita su misura per il personaggio di Rita Pavone. (andrea tagliacozzo)

Fantozzi subisce ancora

Quarto episodio della serie, il secondo diretto da Neri Parenti. La vita del ragionier Fantozzi è sempre più grigia e umiliante: dopo aver coperto i colleghi assenteisti al lavoro ed essere sopravvissuto a una disastrosa riunione di condominio, il nostro eroe scopre che Mariangela, la sua bruttissima figlia, è incinta. Di un mostro. Il film lascia poco spazio all’originalità: si tratta dei soliti lazzi, delle solite gag, dei già noti personaggi che se da un lato accontentano i fan, dall’altro lasciando indifferenti tutti gli altri. Una curiosità: la gag dell’aereo antincendio che pesca Fantozzi in mare e lo getta sulle fiamme di una foresta e straordinariamente simile a una delle sequenze iniziali di
Magnolia
, realizzato sedici anni più tardi da Paul Thomas Anderson.
(andrea tagliacozzo)

Bianco, rosso e Verdone

Elezioni politiche, inizio anni Ottanta. Tre italiani debbono spostarsi dal proprio domicilio, per votare nel comune di residenza. Un asfissiante borghese con moglie e bambini; un sempliciotto petulante e timoroso, in compagnia della nonna; un meridionale emigrato in Germania, volgare, sprovveduto e abbandonato a se stesso. Il viaggio dei tre esemplari di «homo italicus» si trasformerà in umane catastrofi… Carlo Verdone è reduce dal successo straordinario di Un sacco bello (1980) e tenta la carta del riciclaggio di struttura e ideologia del primo film (cosa che rifarà ancora quindici anni dopo con Viaggi di nozze ). Perciò Bianco, rosso e Verdone mette due accenti nella stessa parola, e concilia l’istrionismo pervasivo del comico romano, il suo fregolismo sorprendente con una struttura a episodi, che consente la frammentazione del racconto e l’affermazione della macchietta. In questo, Verdone è l’ultimo esemplare di una schiatta comica di illustri natali – basti pensare a I Mostri -, ormai ingozzonita da matrimoni consanguinei e sperpero del proprio lignaggio in accoppiamenti televisivi. Ma alcune delle macchiette restano impresse nella memoria con l’incisività di un marchio. Su tutte, il burino emigrato, rapinato e vilipeso che viaggia ormai privo persino del parabrezza, pur di arrivare a votare. Metafora di un’Italia disseminata e scollegata, capace di trovare una propria imprevedibile unità nella partecipazione politica. Come ogni metafora: grande potere poetico, inesistente aderenza alla realtà fisica. (francesco pitassio)

Saturno contro

Un eterogeneo gruppo di amici affronta i problemi della vita quotidiana e della coabitazione tra festose cene e brevi week-end. Hanno tutti dai trenta ai quarant’anni, c’è chi deve mandare avanti una famiglia, chi di figli non ne ha e chi di figli non ne avrà mai perché non ne vuole o perché non può farli con il suo partner del suo stesso sesso. Una coppia eterosessuale affronta una repentina separazione dovuta ai continui tradimenti di lui con una fioraia di lusso dal corpo sensuale dal seno prorompente ma la vera separazione la dovrà vivere la coppia omosessuale, perché uno dei due improvvisamente muore e l’altro ha irrimediabilmente e catastroficamente Saturno contro. Un’amica finta astrologa e con veri problemi di droga, l’unica single del gruppo, rimane esterrefatta e incapace di vegliare l’amico che prima di morire “vive” gli ultimi giorni in coma. Tutti gli amici aspetteranno in ospedale la morte definitiva e cercheranno in tutti i modi di stargli vicini, ricostruendo una parvenza di stabilità.

La recensione

Il sesto film di Ferzan Ozpetek è anche quello che racconta in maniera più diretta il mondo gay. Già ne

Le fate ignoranti

Fantozzi alla riscossa

Ottavo film della serie (il quinto diretto da Neri Parenti). Fantozzi, da tempo in pensione, vuole dimostrare ai suoi ex datori di lavoro, che non lo hanno mai stimato, il proprio valore. Ma, per una ragione o per l’altra, ogni iniziativa intrapresa dal povero ragioniere finisce per risolversi in un inevitabile fallimento. Dopo la prova dignitosa di
Fantozzi va in pensione
, Villaggio e Parenti tornano alla solita routine. Le trovate comiche, sempre più ripetitive di pellicola in pellicola, raramente colgono il segno.
(andrea tagliacozzo)

Questa volta parliamo di uomini

Divertente film a episodi (quattro storie legate a una quinta): Manfredi interpreta con mestiere e in maniera divertente cinque diversi uomini coinvolti in differenti situazione con diverse donne. Fatto subito dopo Se permettete parliamo di donne di Ettore Scola, ci ha messo 11 anni ad approdare negli Stati Uniti, ma è valsa l’attesa.

Fantozzi contro tutti

Terza puntata della serie, diretta da Paolo Villaggio in collaborazione con Neri Parenti (che sarà il regista dei successivi quattro episodi). Nella società dove da anni lavora senza sosta il ragionier Ugo Fantozzi, viene nominato Direttore Totale un maniaco dello sport. Questi obbliga tutti i dipendenti, nessuno escluso, a partecipare a una massacrante corsa ciclistica. Diretto alla meno peggio e slegato nella narrazione, ma ricco di gag divertenti. (andrea tagliacozzo)

Il fascino discreto della borghesia

Un gruppo di borghesi (due coppie, una ragazza e l’ambasciatore di una nazione latinoamericana) non riesce a ultimare un pranzo di società, e passa attraverso una serie di assurde vicissitudini. Di tanto in tanto, li ritroviamo a camminare per una strada di campagna. Nel pieno della sua seconda giovinezza (tra i sessanta e gli ottant’anni), Buñuel rimane il vecchio surrealista di sempre – anzi, forse il maggior artista surrealista di tutti i tempi – anche quando abbassa il tono del racconto e approda a un capolavoro di understatement. Una sceneggiatura piena di un continuo, quieto e devastante senso dell’umorismo; la sordina messa a tutti i movimenti; l’arma micidiale dell’ironia – una delle più terribili a disposizione del borghese, diceva Pasolini – rivolta contro la borghesia stessa. La rabbia ha fatto posto a un sentimento amarissimo e nichilista, che preserva il film dall’invecchiamento. Magistrali i momenti sadomaso, indimenticabile il prete giardiniere armato di fucile. Oscar per il miglior film straniero, ma ovviamente Buñuel non andò a ritirarlo. (emiliano morreale)

Il turno

Pepè Alletta, spiantato nobile siciliano, s’innamora della bellissima Stellina Ravì, che può ammirare solo con un binocolo perché segregata in casa dal padre. Ma a sposare la bella giovane è invece il vecchio e decrepito Don Diego Alcozer, da tempo pretendente alla sua mano. Tratto dal romanzo di Pirandello, originariamente ambientato agli inizi del Novecento, e trasportato negli anni Cinquanta dagli autori del film. Nonostante il cast, un guazzabuglio quasi inguardabile.
(andrea tagliacozzo)

Un giorno perfetto

Emma e Antonio, genitori di due figli, l’adolescente Valentina e il piccolo Kevin, sono separati da circa un anno. Mentre Antonio vive solo nell’appartamento che era stato di famiglia, Emma e i figli si sono trasferiti dalla madre di lei. Ma una notte, una vicina di Antonio chiama la polizia, dicendo di avere sentito degli spari venire dall’appartamento. Gli agenti della volante fanno così irruzione nella casa dell’uomo… Il film è il racconto di ciò che accade nelle ventiquattro ore precedenti questo momento, la vita della famiglia e di un gruppo di personaggi che entrano in contatto con loro durante questo “giorno perfetto”.

Lontano in fondo agli occhi

1954, in un paesino della provincia napoletana. È il solito Natale da trascorrere tra riti religiosi e umili pranzi familiari. L’undicenne Bambino nutre un amore segreto per la cameriera quindicenne Rafilina, che ha una relazione clandestina e tormentata col guappo del paese, Carmine Russo. Il cinquantatreenne Giuseppe Rocca (per anni sceneggiatore e docente all’Accademia d’Arte drammatica) cala il suo maturo esordio alla regia nel mondo di ieri che non esiste più, ma anche nei territori del cinema popolare «di una volta», fatto di guappi e fanciulle in fiore, sentimenti peccaminosi e sensi di colpa ispirati da un onnipresente cattolicesimo. Nonostante alcune affinità tematiche, il film di Rocca è molto distante dalla Malèna tornatoriana, poiché oppone viscere a superficie, sgradevolezze a levigatezza, coscienza della ricchezza di un passato forse perduto per sempre a puro «effetto-nostalgia» da esportazione. E tutto questo grazie a uno sguardo sinceramente antropologico ma, al tempo stesso, capace di ben padroneggiare tempi e modi della messa in scena cinematografica, come in un anti-musical tragico e buffo.
Lontano in fondo agli occhi
pesca nella vita e nel cinema e, perciò, ha due anime (mai contrapposte): nella prima parte, ostica e lentissima, non accade nulla e vi si dispiega la quotidianità di un’umile famiglia della provincia napoletana degli anni Cinquanta; nella seconda, invece, il desiderio del ragazzino acquista consistenza, fino a diventare autentico delirio e a svolgersi in quello che immaginiamo essere il suo film personale, febbricitante e visionario. Ottime – e funzionali al disegno del regista – le musiche di Pasquale Scialò, che a sua volta unisce con sapienza registro colto e popolare. Un po’ teatrali, ma efficaci, le performance degli interpreti, soprattutto del folto gruppo di attrici di varie generazioni (da Nuccia Fumo, Marina Confalone e Antonella Stefanucci fino alla sedicenne Mariagrazia Galasso).
(diego del pozzo)

Giulietta degli spiriti

Non molti, all’epoca, colsero la assoluta centralità che in
Otto e mezzo
aveva il personaggio della moglie del protagonista, interpretata da Anouk Aimée. Un personaggio sfumato e non superficiale, una versione autoironica delle eroine dell’incomunicabilità di Antonioni. Da questo punto di vista, il successivo
Giulietta degli spiriti
può quasi sembrare quello che gli americani chiamano spin-off, un film che prende un personaggio secondario del film precedente e lo espande a protagonista. La scelta del punto di vista femminile già allora non parve convincente fino in fondo, eppure
Giulietta
è un film che migliora col tempo. Sarà perché è la prima volta che Fellini fa esplodere l’immaginario cattolico in direzione quasi horror (ci tornerà più volte, da
Toby Dammit
a
Roma
), tanto che in quegli anni il regista riminese ci pare più parente di Bava che di Antonioni; sarà perché il suo cinema non era mai stato così lussureggiante (
Giulietta
è uno dei suoi lavori più arditi sul colore). Rimane un film non risolto, sgradevolissimo, sincero e ossessivo.
(emiliano morreale)

Fantozzi va in pensione

Settima puntata delle avventure del ragioniere più famoso d’Italia, ma con una punta di malinconia in più rispetto alle precedenti. Per Fantozzi, dopo anni di umiliazioni e duro lavoro, arriva l’ora di andare in pensione. L’evento si rivela fatalmente tragico: la noia prende presto il sopravvento. La regia, al solito, è piuttosto sciatta. Anche le trovate comiche si fanno ripetitive e spesso mancano il bersaglio. Ma per chi sa accontentarsi e per gli irriducibili fan dell’indomito ragionier Ugo il divertimento non manca.
(andrea tagliacozzo)

Amici miei atto II

Dopo sette anni, ritornano quattro dei cinque scatenati vitelloni di
Amici miei.
All’appello manca il Perozzi (ovvero Philippe Noiret) che moriva alla fine del primo episodio. Ma i superstiti, ritrovatisi davanti alla tomba dell’amico, non hanno nessuna voglia di lasciarsi travolgere dall’incombente vecchiaia. Discretamente divertente, all’insegna dell’humour nero, ma inevitabilmente inferiore al precedente. Il ruolo che fu di Duilio Del Prete passa a Renzo Montagnani che nel primo film doppiava Noiret.
(andrea tagliacozzo)

Le seduttrici

Mal congegnata versione del Ventaglio di Lady Windermere di Oscar Wilde (portato sullo schermo più e più volte durante gli anni), ambientata in Italia invece che in Inghilterra e negli anni Trenta del Novecento invece che a fine Ottocento. Alcuni personaggi dell’opera di Wilde, originariamente inglesi, sono qui americani. Tra questi Mrs. Erlynne (una Hunt completamente fuori ruolo), un’avventuriera piena di debiti che arriva ad Amalfi determinata a sedurre il ricco sfondato e fresco di matrimonio Robert Windermere (Umbers).

Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete

Dracula emigra nell’Italia degli anni Trenta, convinto che in un paese cattolico e fascista le vergini abbondino. Solo che, ogni volta che morde il collo di una delle scostumate ragazze dell’ignara famiglia che lo ospita (il padre è De Sica, alla sua ultima apparizione), è costretto a vomitare il sangue non puro. Dallesandro, manovale comunista, farà giustizia, anche sessuale. Finalmente la versione integrale: finora, infatti, mancavano quasi tutte le scene erotiche con Stefania Casini, o tagliate o sostituite da altre più caste girate appositamente per il nostro Paese. Antonio Margheriti, che firmò la prima edizione italiana, pare fosse solo un coordinatore degli attori italiani. Uno dei film di Morrissey più felici, dove l’equilibrio tra provocazione, decostruzione dei generi classici e snobismo underground riesce a dare vita a un oggetto inclassificabile, ricco di humour nero, dove la malinconia sotterranea convive con gli eccessi
gore
.
(alberto pezzotta)