Daisy Miller

Intelligente e godibile adattamento del romanzo di Henry James, che però manca il bersaglio: lo stile è freddo e l’improbabile performance della Shepherd, nella parte dell’ingenua fanciulla americana alla conquista della società europea di fine Ottocento, quasi affonda la pellicola. Girato in Italia.

Contro tutte le bandiere

Verso la fine del Seicento, in un’isola del Madagascar, alcuni pirati proclamano una repubblica indipendente. Il governo inglese, preoccupato, decide di correre ai ripari. L’ufficiale britannico Brian Hanke si finge disertore e, infiltratosi tra le fila dei corsari, riesce a sabotare le difese del porto principale. Un film di cappa e spada piuttosto mediocre, ma vivacizzato dalla presenza di Errol Flynn, in una delle ultime apparizioni decenti nel genere avventuroso.
(andrea tagliacozzo)

Un uomo tranquillo

Da un racconto di Maurice Walsh. In America, un pugile di origini irlandesi uccide involontariamente un avversario durante un incontro. Sconvolto, l’uomo abbandona il ring tornando nella natia Irlanda, dove conta di stabilirsi e sposarsi. Qui s’innamora, ricambiato, di una bella e battagliera vicina. John Ford torna (cinematograficamente) alla natia Irlanda con esiti a dir poco entusiasmanti. Straordinari ed affiatati i due protagonisti, coadiuvati da un altrettanto eccezionale stuolo di caratteristi. Oscar alla regia per Ford (il quarto della sua carriera).
(andrea tagliacozzo)

Finalmente arrivò l’amore

Reynolds e la Shepherd non sono certamente Ginger e Fred. Questo tributo di Bogdanovich ai musical classici degli anni Trenta ha tutto ciò che i soldi possono comprare (scenografia, costumi), ma manca un cast appropriato. Lo stesso regista ha girato un’ulteriore versione per la televisione, della durata di 115 minuti.

La congiura degli innocenti

Nei boschi del Vermont, un bambino trova il cadavere di un uomo senza scarpe, Harry. Poiché sia il capitano Wiles, sia Jennifer, sia miss Gravely sono convinti di essere gli autori dell’omicidio, il corpo verrà sotterrato e dissotterrato più volte. Nel suo periodo d’oro, un Hitchcock «minore» ma di grande felicità, se così si può dire di una storia tanto allegramente macabra. Senza star, ma con caratteristi sopraffini (tipo Edmund Gwenn e John Forsythe) e una luminosissima Shirley MacLaine esordiente, il film è una parabola divertita e un po’ sadica, tutta sul filo del gioco e dell’autoparodia. A suo modo, un racconto sull’innocenza del male o – forse – «al di là del bene e del male», come suggeriscono il personaggio della MacLaine e quello del bambino. Superbamente «disneyano» il Vermont fotografato da Robert Burks e meravigliosamente autoironica la colonna sonora di Bernard Herrmann.
(emiliano morreale)