La storia di Patricia Neal

Una delle migliori interpretazioni di Glenda Jackson nel ruolo di Patricia Neal, attrice molto nota negli anni Sessanta, vincitrice di un Oscar nel 1963 con
Hud il selvaggio
. Colpita da un ictus cerebrale, la Neal ha saputo coraggiosamente riprendersi anche grazie al costante aiuto del marito, lo scrittore Roald Dahl (qui interpretato da Dirk Bogarde). Il film, realizzato per la televisione, è stato tratto dal libro di Barry Farrell
Pat and Roald
.
(andrea tagliacozzo)

Ehi… ci stai?

Jack, un ragazzo che si guadagna da vivere insegnando il baseball ai bambini di una scuola, s’innamora di Randy, una giovane con una disastrosa vita familiare: il padre della ragazza, dedito all’alcool, è indebitato fino al collo con un boss mafioso. Prodotto fin troppo leggerino, tenuto in piedi dalla simpatia dei due protagonisti. Molly Ringwald è stata lanciata dal regista John Hughes che l’ha voluta come protagonista in
Sixteen Candles
e a
Breakfast Club.
(andrea tagliacozzo)

Morte di un commesso viaggiatore

Il dramma sociale di Arthur Miller, vincitore del premio Pulitzer, su un uomo di mezza età in completa crisi interiore viene portato fedelmente sullo schermo con l’aggiunta di alcuni flashback teatrali. Nel ruolo del protagonista, March non riesce a spiegarsi i fallimenti nella propria vita privata e professionale; La Dunnock è la sua comprensiva moglie, McCarthy e Mitchell i figli disillusi. Superbo. La Dunnock, Mitchell e Smith riprendono i loro personaggi teatrali; McCarthy — al suo debutto cinematografico — ripropone la parte che ha recitato in teatro a Londra.

Storia di una monaca

Gustosa trasposizione filmica del libro di Kathryn Hulme, con la Hepburn nei panni di una suora che presta servizio nel Congo belga e in seguito lascia il convento. Elettrizzante Colleen Dewhurst nel ruolo di una paziente omicida. Sceneggiatura di Robert Anderson. Otto nomination agli Oscar (tra cui regia, Film, Montaggio, Fotografia, Montaggio e Sceneggiatura) ma nessuna statuetta.

La congiura degli innocenti

Nei boschi del Vermont, un bambino trova il cadavere di un uomo senza scarpe, Harry. Poiché sia il capitano Wiles, sia Jennifer, sia miss Gravely sono convinti di essere gli autori dell’omicidio, il corpo verrà sotterrato e dissotterrato più volte. Nel suo periodo d’oro, un Hitchcock «minore» ma di grande felicità, se così si può dire di una storia tanto allegramente macabra. Senza star, ma con caratteristi sopraffini (tipo Edmund Gwenn e John Forsythe) e una luminosissima Shirley MacLaine esordiente, il film è una parabola divertita e un po’ sadica, tutta sul filo del gioco e dell’autoparodia. A suo modo, un racconto sull’innocenza del male o – forse – «al di là del bene e del male», come suggeriscono il personaggio della MacLaine e quello del bambino. Superbamente «disneyano» il Vermont fotografato da Robert Burks e meravigliosamente autoironica la colonna sonora di Bernard Herrmann.
(emiliano morreale)