Il favoloso mondo di Amélie

Il favoloso mondo di Amélie

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Audrey Tautou è Amélie Poulain

Una giovane cameriera che lavora a Montmartre, Amélie Poulain, è la protagonista de Il favoloso mondo di Amélie. La interpreta Audrey Tautou, nota attrice francese. La vita della ragazza trascorre senza particolari emozioni o avventure, finché, nel giorno della morte di Lady Diana, trova per caso una scatoletta nascosta dietro una piastrella, nel suo appartamento. All’interno trova giocattoli e altri oggetti, probabilmente appartenuti a un bambino che viveva lì tempo prima. Di conseguenza, Amélie decide di cercare il proprietario della scatola, scatenando una serie di eventi che daranno una svolta alla sua vita.

Produzione

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Il Café des 2 Moulins

Il regista Jean-Pierre Jeunet non ha solo diretto Il favoloso mondo di Amélie: lo ha anche ideato e scritto. Innanzitutto, però, Jeunet intendeva affidare il ruolo della protagonista all’attrice inglese Emily Watson. Nello script originario, infatti, la cameriera era una ragazza inglese, non francese. Tuttavia, la Watson trovò difficile recitare in francese, perciò il ruolo passò ad Audrey Tautou.

Le scene d’interni sono state girate ai Coloneum Studio di Colonia, Germania. Quelle in esterno, invece, sono state girate quasi tutte a Parigi. C’è solo un’eccezione: le sequenze ambientate nella casa del padre di Amélie hanno come location Eaubonne, un paese a pochi chilometri dalla capitale francese. Le stazioni ferroviarie che si vedono nel film sono: Gare de Paris Nord, Gare de Paris Est e Gare de Paris Lyon.

Inoltre, il Café des 2 Moulin, il locale dove lavora Amélie, esiste davvero. Di conseguenza, è stato scelto per le riprese del film. Dopo l’uscita della pellicola nelle sale cinematografiche, il Café des 2 Moulins è diventato una delle mete parigine più visitate e frequentate.

Un grande successo

Il favoloso mondo di Amélie uscì nei cinema in Francia il 25 aprile 2001 e fu subito un grande successo. Oltre 8 milioni di spettatori andarono a vederlo, con un incasso totale superiore ai 40 milioni di euro. In questo mondo, il film riuscì a battere la concorrenza dei kolossal americani e a diventare il più visto dell’anno. Arrivò in Italia il 25 gennaio 2002, con un altro grande e clamoroso successo.

La rivista cinematografica Empire ha messo Il favoloso mondo di Amélie al secondo posto nella classifica The 100 Best Film Of World Cinema, cioè una classifica dei migliori film del mondo in lingua non inglese. Un capolavoro, dunque, tutto europeo.

Grazie per la cioccolata

La Svizzera del cioccolato. La Svizzera apolide delle cliniche di lusso e delle spider lungo il lago di Lemano. La Svizzera, isola ricca nel cuore dell’Europa unita. Come spesso accade nei gialli firmati da Claude Chabrol, sono gli elementi di contorno a fornire dei dettagli fondamentali alla comprensione del progetto.
Grazie per la cioccolata
è la storia di un veleno nascosto nello zucchero, di persone che si scoprono diverse, che vivono la separazione tra i loro pensieri e le loro azioni. Anche qui, come nelle opere precedenti del regista francese, esiste un mistero (una morte e una nascita poco chiare). Qualcosa verrà scoperto (le cause della morte) e qualcosa (lo scambio dei figli) resterà insoluto. O forse si dissolverà con l’aria nuova del mattino. Compiendo un giro intorno all’enigma, le identità (parlando di nascita e morte si ricade inevitabilmente su questo fenomeno fondatore) non si svelano. Le due famiglie (quella del cioccolato e quella della clinica), le loro relazioni e i loro pericolosi incroci mostrano qualche segreto, qualche smagliatura nella confezione elegante in cui sono avvolti. I rispettivi figli potrebbero essere davvero stati scambiati all’atto della nascita; in fondo poco importa: ogni uomo mostra quello stesso fondo di perversità che contraddistingue la figura di Isabelle Huppert (straniera che accoglie gli amici a casa propria quasi a possederli, donna che avvelena lentamente le persone che ama, quasi per restare con il ricordo doloroso della loro esistenza e della loro fine).
Grazie per la cioccolata
è in se stesso un film sulle perversità, sulle deviazioni che la vita compie, per fatalità o premeditazione (sarà goffaggine o piano calcolato la caduta del cioccolato da cui tutto il mistero si dipana?). La stessa musica, la marcia funebre di Liszt che accompagna il film (è suonata dal musicista famoso e dall’allieva-figlia ideale) è un’altra forma di perversione. Una musica da lutto che va suonata come se fosse una parata, con vigore e senza le malinconie leggere e sinuose del gioco di polso. Questo è anche il programma seguito da Chabrol.
Grazie per la cioccolata
denota una regia pura, semplice e implacabile. Tutti i movimenti di macchina, i cambi di piano, gli stacchi di montaggio sembrano rispondere alla legge dell’economia. Tutto segue un percorso definito e tutto svia dalla comprensione del medesimo. Col passare degli anni ci si rende conto che Chabrol non costruisce gialli a tasselli da completare, ma opere piene. All’apparenza concave e invece pericolosamente ricurve verso l’esterno. Come un gorgo che ti inghiotte.
(carlo chatrian)