Il disprezzo

Un produttore cinematografico affida a uno scrittore italiano la stesura di un’importante sceneggiatura. Invaghitosi della moglie di quest’ultimo, fa di tutto per conquistarla. Trasposizione dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che il regista Godard ha girato alla sua maniera, quasi sperimentale, cogliendo l’occasione per compiere una riflessione personale sul cinema e sul suo ambiente. La versione italiana venne completamente rimaneggiata dal produttore Carlo Ponti.
(andrea tagliacozzo)

Vagone letto per assassini

Movimentato giallo d’atmosfera con la polizia che dà la caccia a un folle omicida. Bella fotografia di Jean Tournier; buono l’intreccio originale, rovinato però dal doppiaggio. Basato su un romanzo di Sébastien Japrisot. Debutto alla regia di Costa-Gavras. CinemaScope.

Bella di giorno

La vicenda è scioccante: una giovane sposina dall’aria virginale lavora durante il giorno in un bordello di lusso nel centro di Parigi, all’insaputa del paziente (e non ancora soddisfatto) marito. Il film tratta in modo molto diretto alcuni temi sensibili, con dialoghi piuttosto duri. La migliore interpretazione della Deneuve.

Ritorno a casa

Tre testi diversi (Ionesco, Shakespeare e Joyce). Tre episodi e i loro corollari nella vita di un’anziano attore di teatro. Tra sciagure improvvise, malintesi con il proprio agente e piccole gioie. De Oliveira, l’infaticabile, sorprendente creatore di omaggi alla mente dell’uomo (ogni suo nuovo film apre una nuova stanza nel nostro angusto orizzonte), capace di impilare film completamente opposti, uno dietro l’altro. Quest’ultimo lavoro era già stato annunciato durante la presentazione di
Palavra e utopia
. In quell’occasione il maestro portoghese aveva ricordato un avvenimento accaduto durante le riprese, quando un attore, non riuscendo a elaborare il lungo monologo affidatogli, aveva espresso l’intenzione di abbandonare il set. L’episodio dal sapore beckettiano si è allargato in un’affascinante disamina della debolezza umana e dei modi per combatterla. Esercitare la memoria, regolare la vita secondo misure ben precise, vivere una vita secondo le regole (quelle imposte dalla consuetudine o quelle dettate dal proprio intimo) sono modi con cui l’uomo si difende dall’imprevisto, rivelando al tempo stesso la sua debolezza e la sua forza (questo è probabilmente il vero soggetto degli ultimi film del regista). Tra regola ed eccezione sta De Oliveira, che alterna momenti tradizionali (la prima scena di teatro) a soluzioni eccentriche (la chiacchierata di Piccoli al suo agente nel bar, ripresa con un piano fisso sulle scarpe dell’attore francese). E regola ed eccezione modulano anche il percorso dello spettatore, costretto a muoversi da un piano all’altro del discorso, ora godendo per la verve del dialogo, ora immergendosi in affascinanti fuochi incrociati tra teatro e vita ordinaria. De Oliveira, lui, sta a metà strada: un po’ complice del suo mattatore (Piccoli in stato di grazia), un po’ burattinaio sopra le righe. In questi andirivieni risiede la grazia di
Vou para casa
, film capace di emozionare, divertire, intrigare la mente dello spettatore.
(carlo chatrian)

Gli occhi, la bocca

Deprimente pappa pretenziosa riguardo gli effetti del suicidio di un uomo sul fratello-attore (Castel), sulla madre (Riva) e sull’amante incinta (Molina). A un certo punto Castel e Molina guardano I pugni in tasca, altro film girato da Bellocchio e interpretato da Castel. Suggeriamo agli spettatori di fare lo stesso.

Mosse pericolose

Vincitore nel 1984 dell’Oscar come miglior film straniero. A Ginevra, due campioni russi di scacchi si affrontano in un’epica partita, quasi un duello mortale, per contendersi il titolo: il campione in carica, un ebreo di 52 anni, è un concentrato di self control; l’altro, un dissidente che vive in Occidente, lo sfida con arroganza. Bravi gli interpreti; un po’ fredda la messa in scena.
(andrea tagliacozzo)

Il fascino discreto della borghesia

Un gruppo di borghesi (due coppie, una ragazza e l’ambasciatore di una nazione latinoamericana) non riesce a ultimare un pranzo di società, e passa attraverso una serie di assurde vicissitudini. Di tanto in tanto, li ritroviamo a camminare per una strada di campagna. Nel pieno della sua seconda giovinezza (tra i sessanta e gli ottant’anni), Buñuel rimane il vecchio surrealista di sempre – anzi, forse il maggior artista surrealista di tutti i tempi – anche quando abbassa il tono del racconto e approda a un capolavoro di understatement. Una sceneggiatura piena di un continuo, quieto e devastante senso dell’umorismo; la sordina messa a tutti i movimenti; l’arma micidiale dell’ironia – una delle più terribili a disposizione del borghese, diceva Pasolini – rivolta contro la borghesia stessa. La rabbia ha fatto posto a un sentimento amarissimo e nichilista, che preserva il film dall’invecchiamento. Magistrali i momenti sadomaso, indimenticabile il prete giardiniere armato di fucile. Oscar per il miglior film straniero, ma ovviamente Buñuel non andò a ritirarlo. (emiliano morreale)

Belle toujours

Husson e Severine sono due vecchi amici che dopo tanti anni si rincontrano per caso a un concerto sinfonico a Parigi. Hanno entrambi una sessantina d’anni e le loro vite si sono ormai separate da molto, tanto da essere divenuti quasi estranei. Quando Husson scorge Severine irrompe in lui un’irrefrenabile desiderio di incontrarla, ma lei fugge ai suoi pedinamenti. Lui è un uomo distinto, elegante e affascinante, ma con problemi di alcolismo; lei una donna bellissima, misteriosa, ma avvolta nella completa solitudine. Finalmente Severine accetta un invito a cena corrotta dalla promessa di lui di confessarle un segreto che riguarda la sua vita da ragazza, quando ancora era sposata. Durante la cena ricorderanno i loro trascorsi: con astuto sadismo l’uomo tiene la bellissima donna in trepidante in attesa del disvelamento di ciò che ha condizionato definitivamente la sua vita. Tuttavia questo momento non arriverà mai…

L

La selva dei dannati

Fuggito da un imprecisato stato fascista, un improbabile gruppo di personaggi – fra cui una prostituta, un minatore e un prete – inizia un viaggio surreale nella jungla sudamericana. Per il grande Bunuel potrebbe quasi essere un lavoro commerciale, ma resta comunque affascinante.

Giardini in autunno

Vincent è un ministro. Oltre ad essere un uomo di potere, è anche affascinante e al suo fianco ha un bellissima e giovane amante. La sua esistenza sembra perfetta, ma quando viene cacciato dal Ministero perde tutto. Sarà l’inizio di una nuova vita.

Il diario di una cameriera

La parigina Celestina diventa la domestica della villa di campagna della ricca signora Monteil e dovrà sopportare lei, il padre vizioso, il marito erotomane e il giardiniere fascista. Remake di un film di Jean Renoir (1946), anche Bunuel adatta per lo schermo un romanzo di Ocatve Mirbeau, e per il suo primo e unico film in formato panoramico non fa sconti a nessuno: ricchi e poveri, giovani e vecchi, rivoluzionari e reazionari, tutti accomunati da perversioni, avidità e ambizioni.

Rosso sangue

Noir pretenzioso in cui un piccolo truffatore (Lavant) viene coinvolto nel furto dell’unico antidoto esistente capace di curare una malattia simile all’Aids; intanto, si innamora della Binoche, fidanzata di uno dei gangster che hanno progettato il colpo. Ad alcuni critici è piaciuto, ma si tratta di un film noiosetto, con troppi primi piani e dettaglioni, di volti e gambe. Lavant interpreta lo stesso personaggio anche in Boy Meets Girl e Gli amanti di Pont-Neuf, sempre di Carax.

La Duchessa di Langeais

Il maestro francese Jacques Rivette gira l’adattamento di un romanzo di Honoré de Balzac. Il giovane generale francese Armand de Montriveau, durante una spedizione per ristabilire l’autorità di Ferdinando VII, ritrova il suo perduto amore, Antoinette de Langeais, che vive come suora di clausura nell’isola di Majorca.

Giallo napoletano

Raffaele Capacece, professore di mandolino classico, si è ridotto a fare il suonatore ambulante. Per colpa dell’anziano genitore, che sperpera al lotto e alla roulette tutti i loro guadagni, il musicista si ritrova coinvolto in tre misteriosi delitti. Giallorosa dalla trama fin troppo intricata, ma ben sorretto da un cast d’eccezione.
(andrea tagliacozzo)

Atlantic City U.S.A.

Dopo aver sottratto un ingente quantitativo di droga ad alcuni mafiosi, i giovani Chrissie e Dave trovano rifugio ad Atlantic City: la prima si sistema presso sua sorella Sally, ex moglie di Dave; il secondo da un ex gangster, ormai anziano. Il film, seconda esperienza in terra americana del regista Louis Malle (in realtà si tratta di una produzione franco-canadese), vinse il Leone d’oro alla mostra del cinema di Venezia 1980 ex-aequo con
Gloria
di John Cassavetes. Premio ampiamente meritato grazie all’abile regia di Malle, capace di realizzare sequenze di struggente intensità, e alla splendida la prova di Burt Lancaster.
(andrea tagliacozzo)