Dagobert

Nel Seicento, Dagoberto, re dei Franchi, si reca a Roma per ottenere da Papa Honorius I l’assoluzione per la lunga serie di peccati commessi durante un’esistenza dedicata esclusivamente ai vizi e al piacere. Il vero pontefice, però, è stato rapito e l’ignaro sovrano viene ricevuto da un impostore perfettamente somigliante. Sceneggiato da Age, Gerard Brach (collaboratore abituale di Roman Polanski) e dallo stesso Dino Risi, un film estremamente fiacco e deludente che l’ottimo cast non riesce a salvare dalla mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

Agora

Alessandria d’Egitto. Siamo nella metà del IV secolo dopo cristo e cristiani, pagani ed ebrei riescono a convivere anche se in un equilibrio sempre più precario. La città é un rinomato centro per la ricerca scientifica ed é ricco di personaggi di comprovata intelligenza, tra i quali spicca Ipazia, filosofa e figlia a sua volta di un filosofo e geometra. La donna é molto affascinante e la sua cultura unita alla sua bellezza fanno perdere la testa al suo schiavo Davus, che dovrà scegliere tra la sua passione per la donna e la possibilità di diventare un uomo libero unendosi ai cristiani, che con la forza stanno cercando di prendere il controllo della città…

Amenábar ha suscitato qualche polemica per il fatto di descrivere i cristiani come fanatici sanguinari, molto simili ai talebani di oggi. Peccato, però, che la forma del kolossal non sia la più adatta a trasmettere idee: i personaggi sono scoloriti e convenzionali e la ricostruzione storica non è memorabile.

Mr. Klein

In Francia, nel 1942, l’antiquario Robert Klein si arricchisce con le opere d’arte sottratte agli ebrei deportati. Scambiato per un suo omonimo di religione ebraica, che la polizia ricerca per essere condotto ai campi di sterminio, l’uomo non riesce a convincere le autorità della sua vera identità. Cerca quindi di emigrare con un passaporto falso. Scritto da Fernando Morandi e Franco Solinas, il film è fin troppo scoperto e didascalico nel suo assunto, anche se la regia di Joseph Losey, benché fredda e distaccata, riesce a trascinare lo spettatore in una angosciosa atmosfera da incubo. A suo modo efficace l’interpretazione di Alain Delon.
(andrea tagliacozzo)

Jefferson in Paris

Mentre ha l’incarico di ambasciatore degli Stati Uniti in Francia nel decennio 1780-90, Thomas Jefferson (Nolte), vedovo, incomincia con l’innamorarsi di un’inglese di origine italiana (Scacchi), ma poi si sente attratto verso una giovane schiava di colore (Newton) che fa parte del suo personale domestico; nel frattempo, sua figlia, dotata di una forte volontà, sembra voler essere l’unica donna della sua vita. La storia è raccontata in flashback da Jones, nella parte di un uomo di colore libero che sostiene di essere figlio di Jefferson. Dramma ambizioso, ben strutturato ma lungo e lento.

Il nome della rosa

Un film quantomeno insolito, basato sul best-seller di Umberto Eco, che pone un monaco stile Sherlock Holmes (Connery) nel bel mezzo di una misteriosa abbazia italiana durante l’Inquisizione del XIII secolo. Troppo provocatorio per poterlo liquidare, troppo baracconesco per poterlo godere interamente, tenuto a galla in buona misura dalla carismatica performance di Connery.

L’ultimo inquisitore

Spagna 1972. Il pittore Francisco Goya (Skarsgard) è al culmine del successo quando la sua giovane musa, Ines (Portman), ingiustamente accusata di eresia, viene imprigionata e torturata. Per salvarla farà ricorso all’aiuto di Padre Lorenzo (Bardem), un enigmatico e potente religioso dell’Inquisizione spagnola, che sedurrà la giovane.