Jackie Brown

Un gangster nero cerca di mettere a segno un colpo col traffico d’armi, in società con un altro vecchio del giro e con la complicità di una hostess, Jackie Brown: ma lei fa il doppio gioco. Una guerra tra poveri, con in sottofondo la struggente storia d’amore crepuscolare tra l’attempato gangster Max Cherry (Robert Forster) e la matura Jackie (interpretata da Pam Grier, regina della blaxploitation anni Settanta). Costruito a flashback, ma sobri e assolutamente… anti-tarantiniani, un film saggio e maturo, firmato da un regista vero: rimangono pochi dubbi sulla statura di autore di Tarantino, che qui è sfigato e notturno, cinefilo assolutamente non esibizionista, direttore di attori sopraffino, magistrale creatore di atmosfere e di suspence. Da ricordare il ripescaggio di Forster e della Grier, il meraviglioso controruolo inventato per De Niro (ma esistono controruoli per De Niro?), le calibrate prestazioni di Bridget Fonda e Samuel L. Jackson.
(emiliano morreale)

Uno sconosciuto alla porta

A San Francisco, i giovani conviventi Patty e Drake affittano uno degli appartamenti della loro nuova casa a un individuo dall’aria misteriosa, Carter Hayes. L’uomo, uno psicopatico, si diverte a rendere la vita dei due un vero inferno. Ogni tentativo da parte della coppia di cacciarlo fallisce miseramente. Thriller non originalissimo, ma condotto con grande mestiere dal veterano John Schlesinger. Efficace Michael Keaton nel ruolo del “cattivo”, anche se a volte si ha quasi l’impressione che stia facendo il verso a Jack Nicholson. Tra gli interpreti compare, non accreditata, Beverly D’Angelo.
(andrea tagliacozzo)

Batman

Versione ultramiliardaria (sia per costi che per incassi) delle avventure del celebre personaggio dei fumetti creato da Bob Kane. A Gotham City, il miliardario Bruce Wayne, sotto le inquietanti e mascherate spoglie di Batman (l’uomo pipistrello), si erge a paladino della giustizia combattendo contro ogni genere di criminali. Il più pericoloso di questi è l’ironico ma diabolico Joker. L’impianto visivo orchestrato da Burton (e dallo scenografo Anton Furst, premiato con l’Oscar) è a dir poco affascinante, ma il film risulta piuttosto statico (quasi un pachiderma incapace di sollevarsi), ravvivato di tanto in tanto dai guizzi dell’istrionico Jack Nicholson. Tim Burton si farà ampiamente perdonare con il sequel, lo splendido
Batman, il ritorno
. Da dimenticare, invece, gli episodi successivi diretti da Joel Schumacher.
(andrea tagliacozzo)

Gung Ho

Negli Stati Uniti, una piccola industria automobilistica in crisi chiede aiuto a una potente holding giapponese. I nipponici accettano di risollevare le sorti della fabbrica, ma impongono anche i loro massacranti ritmi di lavoro. Una commedia sullo scontro di due opposte mentalità, meno stupida (e razzista) di quanto possa sembrare a prima vista. A fare le spese della satira sono infatti anche gli ottusi americani, come il collega di Keaton che gioca sporco pur di vincere la partita di baseball.
(andrea tagliacozzo)

La scatola misteriosa

Un tecnico radiotelevisivo, recatosi a casa dell’ex-moglie per prelevare un misterioso pacco, s’imbatte nel cadavere di uno sconosciuto. All’interno del pacco trova l’elemento di un computer, alla caccia del quale un lestofante ha sguinzagliato i suoi truci scagnozzi. Il volenteroso Michael Keaton – che due anni più tardi balzerà alla notorietà internazionale grazie al Batman di Tim Burton – non riesce a risollevare le sorti di un film inutilmente complicato nella trama, ma senza veri guizzi o trovate. (andrea tagliacozzo)

Mister Mamma

Jack Butler perde il lavoro per una improvvisa riduzione del personale. Contemporaneamente, sua moglie Caroline trova un posto come pubblicitaria. Jack si ritrova così nell’inusuale ruolo delle casalinga, a badare ai bambini e alle faccende domestiche. Il film non un granché, ma Michael Keaton, alla seconda apparizione sul grande schermo, si dimostra estremamente portato per la commedia. La sceneggiatura porta la firma del prolifico John Hughes (regista di
Un biglietto in due
e produttore di
Mamma ho perso l’aereo
).
(andrea tagliacozzo)

Laureata…. e adesso?

Ryden è una giovane laureata che vuole mettersi alla prova nel mondo del lavoro. Dopo l’università, però, trovare un impiego si dimostra più complicato del previsto… non parlaimo poi di trovare il ragazzo giusto.

Molto rumore per nulla

La commedia di Shakespeare sulla corte di Benedick (interpretato dall’attore-regista-sceneggiatore Branagh) a Beatrice (la Thompson, al tempo sua moglie) è ambientata e girata completamente in una villa toscana e si sostiene su un cast di prima qualità. Chiassoso, vivace e ben ritmato, una vera e propria sferzata di vigore al testo del bardo, anche se talvolta la poesia si perde tra gli scherzi e i giochi. Branagh esegue un lavoro eccellente, ma non riesce a superare il suo precedente sforzo shakespeariano Enrico V (1989).

White Noise

La tranquilla vita altoborghese dell’architetto Johnathan Rivers (Michael Keaton) viene improvvisamente scossa da un dramma: la seconda moglie Anna (Chandra West), scrittrice di successo, cade vittima di un maniaco omicida. Dopo la morte della moglie, Johnathan scopre di poter comunicare con il mondo dei defunti grazie ai cosiddetti EVP (Electronic Voice Phenomenons), messaggi trasmessi dall’aldilà che possono essere captati tramite radio, registratori e altri apparecchi elettronici di uso comune. Con un paziente lavoro di ricerca, che diventa ben presto la sua ossessione, Johnathan riesce quindi a mettersi in contatto con lo spirito di Anna, che gli affida una missione: fermare l’assassino che l’ha uccisa prima che faccia altre vittime.

L’
horror
hollywoodiano sembra vivere un momento di stallo: da qualche anno è raro vedere film «di paura» di buon livello. A tirare la carretta dell’orrore sono ormai gli orientali, molto più bravi quando si tratta di creare atmosfere inquietanti e situazioni spaventose. Vedere, per credere, pellicole come
The Grudge
, possibilmente nella versione originale, intitolata
Ju-On
.

Gli americani cercano di difendersi come possono, cercando di trovare qualche idea originale su cui porre le fondamenta per costruire incubi credibili. Nel caso di
White Noise
, l’approccio originale c’è: la faccenda degli EVP può risultare interessante per lo spettatore, e stimolarlo magari ad approfondire le proprie ricerche sul fenomeno (noi l’abbiamo fatto, e ci siamo piuttosto divertiti; vi segnaliamo quindi

un sito
che permette di ascoltare la voce dei morti.

Il problema del film di Geoffrey Sax è che, al di là degli EVP, si tratta di una storia di fantasmi piuttosto scialba, con uno svolgimento banalotto che manca di scene madri anche solo vagamente definibili come spaventose. Si può entrare al cinema senza troppi patemi, perché
White Noise
non fa paura. Il problema è che non arriva quasi neanche a emozionare lo spettatore medio; la trama prevedibile e un cast di attori non certo di primo livello, di cui Michael Keaton dovrebbe costituire la punta di diamante, contribuiscono a esaltarne la mediocrità. 

Uno spunto che poteva sicuramente condurre più lontano è stato malamente sprecato. Peccato. Consigliato solo a chi è interessato all’argomento EVP.
(michele serra)

Herbie – Il Super Maggiolino

Herbie, il maggiolino numero 53, ha smesso da tempo di vincere gran premi ed è finito nel mirino degli sfasciacarrozze che tentano in tutti i modi di «cannibalizare» le sue parti meccaniche per poi riciclarle come pezzi di ricambio. Destinato a diventare una sottiletta di metallo arrugginito, viene salvato dalla bella Maggie. Quest’ultima ha appena finito il liceo e suo padre, l’ex pilota Ray Payton Senior, vuole festeggiare il diploma della figlia regalandole un’automobile. La scelta della giovane cade sul vecchio maggiolino, che riesce a strappare dal demolitore di turno per pochi dollari. Appena salita sull’automobile scopre, grazie a un messaggio contenuto nel portaoggetti, che il mezzo «si chiama» Herbie e, oltre a un nome, sembra possedere anche una personalità. Grazie alla collaborazione dell’amico del cuore, abile meccanico, Maggie e Herbie riusciranno a gareggiare alla Mille Miglia di Indianapolis.

La Disney dà un seguito a
Un maggiolino tutto matto
, classico del 1969 poi fortunato protagonista di film per la tv e il cinema tra gli anni ’70 e ’80. Pur potendo contare su una produzione assai dispendiosa, il film non convince come il suo predecessore
…tutto matto
risultando addirittura noioso in alcuni punti. Le evoluzioni e il carisma inconfondibile del mitico maggiolino non sfigurano ma non riescono a entusiasmare, risultando troppo scontate e dando l’impressione del «già visto».  

In effetti Herbie fa l’occhiolino a pellicole da box office come

Days Of Thunder
con Tom Cruise e
2 Fast 2 Furious
(anch’esso prodotto da Michael Fottrell) e riesce addirittura a scimmiottare una manovra vista in

Top Gun,
che è tutto tranne che una pellicola sul mondo delle automobili. Ma non è il maggiolino il problema di questo sequel. Sono i suoi protagonisti umani che mancano completamente di spessore. Maggie (Lindsay Lohan) non riesce mai a emergere risultando carismatica quanto una stellina di
Beverly Hills: 90210
, suo fratello Ray Junior (Breckin Meyer) è inclassificabile sia per la propria incapacità al volante che per quella di fronte alla macchina da presa. Il padre, infine (Michel Keaton), è così anonimo che il suo personaggio avrebbe potuto tranquillamente essere eliminato dal copione. L’unico che si salva è Matt Dillon, che nel film interpreta Trip Murphy, lo spietato campione in carica. Nonostante il suo sia un personaggio-fotocopia, Dillon riesce con bravura a caratterizzare il suo ruolo, rendendolo a tratti credibile e divertente ed esasperando la sua ossessione nel distruggere Herbie.

Questa nuova riproposizione, in definitava, ribalta completamente lo stile del primo
Herbie
, trasformando un divertente film per bambini in un polpettone di azione e buoni sentimenti da telefilm.
(mario vanni degli onesti)

4 pazzi in libertà

Un giovane psichiatra riceve il permesso di portare quattro malati di mente a New York per assistere a una partita di baseball. Il medico, separatosi momentaneamente dal gruppo, è testimone oculare di un omicidio. Ridotto in brutte condizioni dai responsabili, l’uomo viene ricoverato in ospedale, mentre i quattro, rimasti senza accompagnatore, vagano per la città alla ricerca dello psichiatra. Una commedia senza impennate, ma non priva di momenti divertenti, soprattutto per merito dell’ottimo cast.
(andrea tagliacozzo)

Beetlejuice – Spiritello porcello

Una giovane coppia, passata a miglior vita, è costretta a cacciare i nuovi inquilini dalla loro casa per conquistare la pace eterna. Dopo una serie di maldestri e inutili tentativi, si fanno aiutare da uno spettro anti-umani. Una divertente black comedy, dominata dagli effetti speciali, ma anche dalla irrefrenabile fantasia di Tim Burton, al suo secondo film. Scatenato e irriconoscibile Michael Keaton (che con il regista l’anno successivo realizzerà
Batman
) nei panni di Betelgeuse, lo spiritello porcello del titolo. Winona Ryder, qui in una spiritosa caratterizzazione della ragazza pessimista e quasi dark, tornerà agli ordini di Burton in
Edward mani di forbice
.
(andrea tagliacozzo)

Out of Sight

Jack Foley (George Clooney) ha messo a segno più di duecento rapine in banca, non ha mai usato armi ed è finito in galera solo tre volte. Sta rapinando l’ennesimo sportello, ma quando sta per scappare (con molta calma) l’auto non parte. Finisce in prigione a Miami. Evade. Guarda caso proprio all’uscita della buca scavata sotto il penitenziario c’è l’agente dell’Fbi Karen Sisco che spara agli evasi. Lui se la cava e Buddy, il suo complice, nasconde evaso e sceriffa nel bagagliaio dell’auto. Sono stretti stretti, ma parlano di cinema. Si piacciono, è evidente. Anzi, lei lo sognerà in atteggiamenti romantici. Ma Jack va per la sua strada, anche perché quando era carcerato aveva pensato a un grosso colpo a Detroit. Con Buddy, tenta la grossa rapina a un pezzo grosso finito a sua volta in prigione per insider trading, ma con diamanti grezzi per milioni di dollari nella vasca dei pesci di casa. Ci provano. Intanto la bella Jennifer, detective con mini tubino e spacco, è sulle loro tracce. E sarà proprio lei a catturare il bel Jack. Ma forse una prossima evasione…
Un poliziesco rosa dalla trama un po’ complicata, con molte assurdità (flash-back, scene immaginate…), che si regge soprattutto sui due bellissimi di Hollywood: George Clooney (che Soderbergh dirigerà nel 2001 in
Ocean’s Eleven
) e la cantante-attrice Jennifer Lopez. Qualche risata, per una trama un po’ troppo scontata (soprattutto per la parte romantica) fin dall’inizio. Per il regista, la rinascita dopo
Sesso, bugie e videotape
del 1989. Ruoli cameo di Michael Keaton e Samuel L. Jackson.