Fbi: protezione testimoni

Bastano due star in gran forma e un soggetto divertente per fare un buon film? Probabilmente no. Specialmente se a dirigere il tutto è un regista mediocre e con scarso senso del ritmo come Jonathan Lynn. Ma nonostante i difetti, i punti morti e qualche particolare di dubbio gusto (come la recitazione caricata all’eccesso di Rosanna Arquette) si ride comunque di brutto in
Fbi: protezione testimoni
. Merito soprattutto dell’autoironico Bruce Willis, che si prende allegramente gioco della sua immagine di «duro», e della verve di Matthew Perry, un autentico ciclone che attraversa lo schermo con l’energia di un personaggio dei cartoni animati. Willis conferma di avere un gran talento per la commedia (come aveva recentemente dimostrato nel delizioso
Storia di noi due
), ma anche ai confini della parodia il suo carisma ne esce intatto e più solido che mai. Va a suo merito anche il fatto di lasciare grande spazio al suo più giovane collega, un Matthew Perry davvero scatenato, a suo agio con la comicità quasi esclusivamente fisica impostagli dal ruolo (da ammirare come riesce a cavarsela in situazioni comiche abusate, come quando urta in pieno viso una porta a vetri). Discreto anche il cast di contorno, dove spiccano il gigantesco Michael Clarke Duncan e la statuaria Natasha Henstridge. Certo, se dietro la macchina da presa avesse agito un regista del calibro di Harold Ramis il film sarebbe stato ben altra cosa. Una sorta di
Terapia e pallottole
al cubo.
(andrea tagliacozzo)

Ricky Bobby: La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno

Pilota imbattibile ed eroe nazionale, Ricky Bobby spadroneggia nella categoria NASCAR. La sua leadership e la sua sicurezza verranno però messe a dura prova dall’arrivo nel circuito del pilota francese Jean Girard, proveniente dalla Formula Uno.

Il miglio verde

Un vecchio ricorda l’avvenimento che cambiò la sua vita, nel 1935, quando era supervisore nel Braccio della Morte in una prigione dello stato del Louisiana e incontrò un gigante buono di colore (interpretato in modo toccante da Duncan) con un dono insolito. Questa ben fatta pellicola ha i suoi bei momenti, ma sono tirati senza motivo nell’arco di più di tre ore… e il concetto di fondo non è facile da prendere per vero. Le ripetute scene di esecuzioni sono dure da digerire. Tratto dal best-seller di Stephen King.

The Island

In un futuro non troppo lontano, Lincoln Six-Echo (Ewan McGregor) vive in un ambiente controllato sotto ogni punto di vista. Sogna di essere prescelto per andare sull’Isola, un luogo mitico, propagandato come l’ultimo paradiso incontaminato rimasto sul pianeta Terra. Ignora tuttavia la verità: egli, come migliaia di altri, è un clone, creato in segreto e fatto vivere in un ambiente totalmente virtuale, in attesa di essere soppresso (mandato sull’Isola) per ricavare organi, tessuti o prole, che saranno poi ceduti a facoltosi clienti. Gli umani sono infatti disposti a pagare cifre astronomiche pur di non invecchiare o soffrire. L’opinione pubblica tuttavia ignora l’esistenza di questa «fabbrica dei cloni». Viene lasciato credere che i vari «pezzi di ricambio» siano ricavati da organi prodotti in laboratorio. Lincoln e la bella Jordan Two-Delta (Scarlett Johansson), smascherano l’imbroglio ed evadono dalla loro prigione virtuale per andare alla ricerca dei «creatori» umani, con l’intento di convincerli a denunciare pubblicamente il complotto.
Peccato, occasione sprecata. Un film che aveva tutte le premesse per diventare un nuovo cult fantascientifico, mutuando atmosfere cupe e temi avveniristici (ma non troppo) da Matrix come da Blade Runner. Invece The Island è un polpettone fumettistico dove si salva solo l’azione, elargita con fin troppa generosità. Michael Bay non è Ridley Scott e neppure il duo dei fratelli Wachowski. E si vede. Come si vede l’ancora acerba interpretazione della Johansson (bella ma a due dimensioni, come una Jessica Rabbit bionda) e quella invece più spessa di McGregor, impegnato nella parte del clone protagonista e del suo omologo umano. Il tema – quello della ricerca priva di scrupoli dell’immortalità – rimane di estrema attualità. Speriamo che qualcun altro lo raccolga con intenti meno commerciali. (enzo fragassi)