Memorie di una geisha

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Tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Golden,
Memorie di una geisha
è il suggestivo affresco di un mondo misterioso visto attraverso gli occhi di una geisha.

Venduta a un
okiya,
una casa di geishe, dalla poverissima famiglia, la piccola Chiyo lavora come serva, cercando di sopravvivere alle angherie della geisha Hatsumomo (Gong Li). Il suo destino cambia improvvisamente quando, quindicenne, riesce a diventare la geisha Sayuri (Ziyi Zhang), grazie all’appoggio e all’influenza della leggendaria Mameha (Michelle Yeoh) che ne fa la sua protetta. Grazie al suo talento e alla sua bellezza, Sayuri ottiene un successo tale da essere scelta come erede dell’okiya, garantendosi così un futuro nell’
hanamachi,
il quartiere che delimita il mondo delle geishe. Un mondo fragile, indissolubilmente legato a rituali, tradizioni e convenzioni improvvisamente stravolti dalla Seconda Guerra Mondiale e dai suoi esiti. Solo una certezza resisterà intatta nel cuore di Sayuri: l’amore e la dedizione per il Presidente, l’uomo che ha ineluttabilmente segnato il suo destino.

Il film, diretto da Robert Marshall, già regista di

Chicago,
vanta un cast d’eccezione: da Ken Watanabe (

L’ultimo Samurai)
a Michelle Yeoh e Ziyi Zhang (entrambe in

La tigre e il dragone)
, senza dimenticare la più famosa delle star orientali, Gong Li, al suo debutto in una produzione americana. La polemica derivata dalla scelta di protagoniste non giapponesi (Gong li e Ziyi Zhang sono cinesi, Michelle Yeoh è di origine malese) e l’accusa di occidentalizzare, semplificando con superficialità, la tradizione giapponese appaiono quantomai sterili.

Lo splendore e le miserie di una geisha, questo il tema centrale del film: né moglie, né prostituta, bensì artista capace di intrattenere uomini importanti. Un destino non scelto ma cui è impossibile sottrarsi. «Dal punto di vista culturale era una delle storie più affascinanti che avessi mai letto» ha dichiarato Steven Spielberg, produttore del film, riferendosi al libro.

Una storia coinvolgente, drammatica e romantica al tempo stesso, interpreti di indiscutibile bravura, abiti e scenografie spettacolari, una fotografia in grado di ricreare sapientemente l’atmosfera pervasa di chiaroscuri che contraddistingue la vita stessa delle geishe: il film ha tutte le carte in regola per incontrare l’apprezzamento del grande pubblico e per far intravedere, se non conoscere, l’anatomia di un mondo che non esiste più, dove l’arte della seduzione si giocava tutta in pochi centimetri di pelle, lasciati intravedere servendo il tè.
(sara dania)