Tre vite e una sola morte

Al clan dei ruiziani di provata fede, non immuni da quel pizzico di compiacimento che si prova a far parte delle carbonerie, non parve vero di poter finalmente assistere a un film del proprio idolo nientemeno che in una…ordinaria sala cinematografica, lontani per una volta dall’atmosfera vagamente blasé di festival e rassegne. Tutto ciò accadeva nel ’96 e quasi esclusivamente per merito della presenza del Marcello nazionale, qui impegnato in una delle sue ultime apparizioni. Da allora il «miracolo» si è ripetuto a cadenze regolari, con
Genealogia di un crimine
e il parziale infortunio di
Autopsia di un sogno
, fino al temerario adattamento proustiano de
Il tempo ritrovato
passato sugli schermi non più di qualche mese fa. Certo le folle non sono state oceaniche, ma se non altro qualche spettatore in più ha potuto sperimentare direttamente il vorticare di ombre, fantasmi, sdoppiamenti e striplamenti (?) di personalità, paradossi spazio-temporali, decessi e relative resurrezioni che anima le invenzioni di questo cineasta vagabondo e senza bandiere, prolifico ai limiti dell’incontinenza e nemico dichiarato di ogni continuità logico-razionale. Ironia e scetticismo come antidoto alla dolorosa incomprensibilità del mondo: c’è chi si ostina a scambiare i film di Ruiz per sfiziose elucubrazioni intellettuali; lui però non desiste e seguita a investigare, a modo suo, i meandri dell’inconscio, magari con mano meno felice di un tempo ma sempre mille miglia lontano dall’imperante banalità che opprime le nostre visioni.
(marco borroni)

L’amante

Adattamento esotico ed erotico del romanzo autobiografico di Marguerite Duras su una teenager che viene iniziata al sesso da un dandy cinese nell’Indocina del 1929. Al limite della noia, tuttavia sufficientemente non convenzionale e ben congegnato da soddisfare i meglio disposti. I personaggi secondari sono più interessanti dei due protagonisti (almeno da vestiti). Esiste una versione europea più sexy e non censurata.

Le divorce – Americane a Parigi

Un cast di tutto rispetto si trova in difficoltà in questa “comedy of manners” assai esile sulla condizione sessuale e sentimentale di un’inesperta americana a Parigi (Hudson) e della di lei sorella (Watts), incinta e abbandonata. Un sacco di complicazioni nella trama non aggiungono molto, e l’opportunità di sondare le differenze culturali fra americani e francesi va sprecata. La sceneggiatura di Ivory e Ruth Prawer Jhabvala è tratta dall’apprezzato romanzo di Diane Johnson. Panavision.

I sentimenti

Jacques vive in campagna con la moglie Carole. La sua professione di medico lo porta a contatto con un’infinità di persone ma niente sembra turbare l’amore che prova per la consorte. Finché non conosce i suoi nuovi vicini di casa, François ed Edith. Lui è il medico che dovrà sostituirlo nelle visite agli abitanti del circondario, lei una giovane donna che ben presto fa amicizia con Carole. Nonostante i due medici trascorrano molto tempo insieme per il necessario passaggio delle consegne, Jacques si innamora, ricambiato, di Carole. Scopriranno ben presto gioie e dolori dell’adulterio.

Già presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, il nuovo film di Noémie Lvovski è l’ennesima variazione su un tema già sviluppato da un numero incalcolabile di pellicole. La regista francese riesce però a rendere assai gradevole una storia di per sé non originale grazie a dialoghi scoppiettanti e ad astute soluzioni narrative come quella del coro che annuncia le diverse scene. La sceneggiatura, opera della stessa Lvovski, è quasi perfetta, così come la recitazione dei quattro protagonisti, su tutti il divertentissimo Jean-Pierre Bacri. Oltre al suo indiscutibile valore comico, la pellicola ha anche un piano di lettura più profondo. Assistendo alle peripezie di un uomo di mezza età innamorato di una sposina molto più giovane di lui, lo spettatore si interroga sulle segrete regole che governano in gioco della seduzione e dell’amore, della tentazione e dei sensi di colpa. Ma soprattutto sull’inaffidabilità del cuore e sul potere supremo esercitato da questo bizzarro organo sulle scelte della testa e del corpo.
(maurizio zoja)