Uno sconosciuto alla porta

A San Francisco, i giovani conviventi Patty e Drake affittano uno degli appartamenti della loro nuova casa a un individuo dall’aria misteriosa, Carter Hayes. L’uomo, uno psicopatico, si diverte a rendere la vita dei due un vero inferno. Ogni tentativo da parte della coppia di cacciarlo fallisce miseramente. Thriller non originalissimo, ma condotto con grande mestiere dal veterano John Schlesinger. Efficace Michael Keaton nel ruolo del “cattivo”, anche se a volte si ha quasi l’impressione che stia facendo il verso a Jack Nicholson. Tra gli interpreti compare, non accreditata, Beverly D’Angelo.
(andrea tagliacozzo)

Pazzi in Alabama

Racconto picaresco ambientato nel sud degli Stati Uniti attorno alla metà degli anni Sessanta: la Griffith, maltrattata dal marito, lo decapita e abbandona i suoi sette figli per andare a Hollywood a cercare fortuna e successo, portandosi dietro la testa del maritino in una cappelliera. Nel frattempo la sua nipotina si troverà a dover fronteggiare il razzismo. Questo film non riesce a tenere insieme le due storie parallele ma cattura la nostra curiosità. Lodevole debutto alla regia di Banderas, con la moglie perfetta per la sua parte. Super 35.

Stuart Little 2

Stuart è un minuscolo topo parlante che è stato adottato dai Little, una famiglia di umani. È amatissimo dalla madre e dal padre e va d’accordo con il fratellino George, suo compagno di giochi. Nonostante questo, Stuart si sente solo e triste. A ravvivare le sue giornate arriva Margalo, una graziosa uccellina piovuta letteralmente dal cielo. Stuart ignora però che l’affascinante pennuta lavora al servizio di un perfido falco e ha il compito di rubare il prezioso anello della signora Little. Seguito del successo a sorpresa realizzato nel ’99 dallo stesso Rob Minkoff,
Stuart Little 2
riesce nell’impresa di non far rimpiangere il suo pur ottimo predecessore: merito degli autori che, come accadeva nell’episodio precedente, non perdono di vista la personalità e i sentimenti dei protagonisti – siano essi adulti, bambini, topi o uccelli – dando credibilità e, per certi versi, realismo a una vicenda che di realistico avrebbe davvero ben poco. Non viene infatti mai da chiedersi come sia possibile l’interazione tra umani e animali: accade e tanto basta. Il resto della riuscita del film si deve all’ottima cura della confezione, a una costante inventiva visiva e narrativa (non manca la suspense, nonostante nello spettacolare finale a darsi battaglia siano, in fondo, «soltanto» un topo e un falco) e all’ottimo uso degli effetti speciali digitali. Nell’edizione italiana la voce di Stuart Little è di Luca Laurenti (nella versione americana è di Michael J. Fox), quella di Margalo è di Paola Cortellesi (Melanie Griffith).
(andrea tagliacozzo)

Celebrity

Branagh “diventa” Woody Allen in questa sconclusionata analisi su un nevrotico redattore di New York, con vita affettiva e carriera incasinate. Allen naviga a vista, con un cast attraente e con qualche momento divertente, ma senza granché da dire. Ripetitivo, prevedibile, falsamente moralistico nella sua disincantata acrimonia, il film finisce per essere un monumento al proprio autocompiacimento, anche se le battute divertenti non mancano. La Davis è, come sempre, incredibilmente brava. Fotografia in bianco e nero di Sven Nykvist.

Il falò delle vanità

La vita di un potente manager di Wall Street va in pezzi quando la moglie scopre la sua relazione extraconiugale, e lui e l’amante — coinvolti in un incidente stradale — scappano senza prestare soccorso. Le sfumature e lo spessore del romanzo di Tom Wolfe da cui il film è tratto scompaiono completamente, e i personaggi vengono trasformati in caricature stereotipate. Un penoso spreco di soldi e talento. F. Murray Abraham interpreta il procuratore distrettuale del Bronx. Super 35.

A morte Hollywood!

Dorff è un regista “guerrigliero” che organizza il rapimento di una star del cinema e la utilizzerà poi per scatenare una guerra alla mellifluità dei film più commerciali. Rumoroso, frenetico e serioso sforzo dal solitamente divertente Waters.

Una donna in carriera

Assunta come segretaria di Katharine Parker (Sigourney Weaver), dirigente di una società borsistica newyorkese, la giovane Tess (Melanie Griffith) approfitta dell’assenza della superiore per trattare in proprio un affare. Nella mediazione l’aiuta il piacente Jack Trainer (Harrison Ford), quotatissimo manager, che la ragazza ignora essere l’amante di Katharine. Diretto da un consumato professionista della macchina da presa (basti ricordare
Il laureato
), il film funziona solo a tratti, vuoi per un trama scontatissima, vuoi per la prova non impeccabile dei tre protagonisti (in particolare Harrison Ford, decisamente sottotono).
(andrea tagliacozzo)

Rko 281

Un cinegiornale introduce la vicenda, che è quella ben nota della realizzazione di
Quarto potere
di Orson Welles. Il giovane genio si trasferisce a Hollywood, dove trova un’accoglienza fredda e sospettosa. Naufraga il progetto su Cuore di tenebra e parte quello sul cittadino Kane. Welles prende a modello Hearst, che reagisce cercando di bloccare il film. Ma le sue enormi fortune stanno ormai declinando…

Tratto da uno dei documentari realizzati su Orson Welles nel decennio scorso (
Battle Over Citizen Kane
di Cramer e Lennon) e girato interamente a Londra dal giovane Benjamin Ross, questo
Rko 281
delude ogni aspettativa. La nascita di uno dei massimi capolavori della storia del cinema viene ridotta al conflitto fra due persone, la cui statura morale – si vorrebbe far intendere – era equivalente. Se la tesi è discutibile, la fattura è di una tale mediocrità da far naufragare ogni ambizione. Inadeguato come discorso sul genio, inconsapevolmente banale quando vorrebbe affrontare il tema del
Male
, il film non si schioda neppure per un momento dagli standard di una modesta televisione.

L’inutilità di questa pellicola è tanto più irritante se si pensa che, del vero
Citizen Kane
, il pubblico italiano si deve accontentare di un’edizione rimaneggiata e penalizzata da un adattamento ridicolo.
(luca mosso)

Bambola meccanica modello Cherry 2000

In un futuro dall’aria apocalittica, la maggior parte degli uomini possiede degli splendidi robot-donne che fungono in tutto e per tutto da compagne ideali. Quando Cherry, l’amante-automa del giovane Sam, si guasta improvvisamente, questi, per sostituirla con un modello identico, decide di rischiare e addentrasi nella pericolosa e selvaggia Zona 7. L’atmosfera ricalca un po’ quella della serie Mad Max diretta da George Miller, anche se Steve De Jarnett non possiede sicuramente il talento visionario del collega australiano. A tratti curioso, ma nulla di più. (andrea tagliacozzo)

Lezioni di anatomia

Commedia sui “valori familiari” con un ragazzino di 12 anni che raccoglie fondi per dare un’occhiata a una prostituta sexy, che dopo si fa viva nella sua città natale! Non così ignobile come potrebbe apparire, ma è comunque improbabile che venga candidato per il premio Irving G. Thalberg. McDowell gigioneggia, se possibile in questa filmetto, nei panni del criminale.

Qualcosa di travolgente

Charles, tranquillo e anonimo agente di cambio newyorchese, si lascia coinvolgere in ogni genere di sfrenatezze dalla bella Lulù, conosciuta casualmente in un fast-food. L’improvviso incontro con il violento Ray, ex marito della donna, trasforma il piacevole diversivo in un’avventura infernale. Un film atipico e inclassificabile che a metà della storia passa bruscamente dalla commedia al thriller. Un piccolo capolavoro, perfettamente in bilico tra il cinema indipendente (alla Roger Corman, mentore del regista) e i prodotti degli studios, per nulla inferiore alle più fortunate pellicole successive di Demme, Una vedova allegra ma non troppo, Il silenzio degli innocenti e Philadelphia . (andrea tagliacozzo)

La vita a modo mio

Picaresco sguardo su un buono a nulla di provincia e sulla sua grande (e insana) famiglia di amiconi; dopo aver voltato le spalle alla sua vera famiglia anni addietro, ora si ritrova a passare del tempo con il figlio ormai cresciuto e il nipotino. In questo studio di caratteri dal fascino imprevedibile, un Newman irresistibilmente commovente è circondato da meravigliosi attori, incluso Willis nella parte della sua amichevole nemesi. Sceneggiatura di Benton, da un romanzo di Richard Russo. Elizabeth Wilson compare non accreditata nel ruolo dell’ex moglie di Newman.

Stormy Monday – Lunedì di tempesta

Un affarista americano si reca in Inghilterra, a Newcastle, per mettere in atto una odiosa speculazione: vorrebbe acquistare gli edifici del centro storico per demolirli e costruire al loro posto una catena di fast-food. Il suo progetto è ostacolato dal proprietario di un localino jazz, che non intende assolutamente cedere il suo night-club. Un film d’atmosfera, splendidamente fotografato da Roger Deakins. Ottimo il quartetto d’interpreti, anche se il regista Mike Figgis, tutto stile e poca sostanza, sembra spesso girare a vuoto. Colonna sonora dello stesso Figgis.
(andrea tagliacozzo)

Omicidio a luci rosse

A Los Angeles, l’attore Jack, ospitato nello splendido appartamento di un collega, si ritrova a spiare mediante un potente telescopio un’attraente vicina. Quando la donna viene barbaramente uccisa, praticamente sotto i suoi occhi, l’uomo, che nei giorni precedenti l’aveva pedinata, viene incluso nella lista dei sospettati. Un giallo hitchcockiano che è piaciuto ai critici europei. La struttura, però, è sconclusionata (vedere per credere come s’integra nel racconto la lavorazione del video dei Frankie Goes to Hollywood), la risoluzione dell’enigma (come suggerisce il titolo) abbastanza intuibile e Craig Wesson è un interprete inadeguato. Brava, invece, Melanie Griffith nel ruolo della prostituta. Qualche pezzo di bravura, in perfetto stile «De Palma rifà Hitchocock» (la claustrofobia che affligge il protagonista fa il paio con la paura delle altezze del protagonista de La donna che visse due volte ), ma non bastano per fare un grande film. (andrea tagliacozzo)

Detective Harper: acqua alla gola

Nove anni dopo
Detective’s Story
, Paul Newman torna a interpretare il ruolo dell’investigatore privato Lew Harper. Una ricca ereditiera, che alcune lettere anonime accusano di adulterio, incarica il detective Harper di scoprire l’autore delle missive. Un discreto thriller, anche se inferiore al precedente film e con una sola sequenza degna di nota, quella della trappola nella piscina a cui fa riferimento il titolo originale (
The Drowning Pool
, ovvero la «piscina che annega»). Rosenberg aveva già lavorato con Newman in
Nick mano fredda
. Tra gli interpreti compare anche una giovanissima Melanie Griffith.
(andrea tagliacozzo)