La battaglia di Hacksaw Ridge

La battaglia di Hacksaw Ridge

mame cinema LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto da Mel Gibson, La battaglia di Hacksaw Ridge (2016) ha come protagonista il giovane Desmond Doss (Andrew Garfield). Seguendo con il fervore il comandamento “Non uccidere”, il ragazzo vorrebbe intraprendere la carriera da medico. Quando però scoppia la Seconda guerra mondiale, Desmond decide di arruolarsi, ma si rifiuta di imbracciare le armi e combattere, preferendo servire nel soccorso militare.

Il suo rifiuto nei confronti delle armi lo porta a essere arrestato con l’accusa di insubordinazione. La sua condanna sembra ormai inevitabile, ma nel corso del processo interviene suo padre Tom (Hugo Weaving). L’uomo porta in tribunale una lettera di un ex comandante, che afferma che il pacifismo di suo figlio è protetto da una legge del Congresso. Le accuse contro Desmond vengono così respinte, e lui e la sua amata Dorothy (Teresa Palmer) riescono a sposarsi. E così Desmond avrà l’occasione di dimostrare l’importanza dei soccorsi durante i combattimenti, comportandosi come un vero e proprio eroe.

Curiosità

  • Il film è stato presentato fuori concorso alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
  • La pellicola si è aggiudicata due premi Oscar per il Miglior montaggio (a John Gilbert) e per il Miglior sonoro. Ha vinto anche il premio BAFTA, sempre per il Miglior montaggio. Inoltre, il film è stato inserito tra i Migliori dieci film dell’anno ai National Board of Review Awards.
  • Il budget del film è di 40 milioni di dollari, mentre l’incasso totale è di 175.300.000 di dollari.
  • Per la sua regia, Mel Gibson ha ottenuto il premio alla Miglior regia agli AACTA International Awards e agli AACTA Awards.
  • L’attore protagonista Andrew Garfield ha vinto il premio al Migliore attore ai Satellite Award.

Maverick

Aggiornamento svogliato della serie televisiva degli anni Sessanta ricordata con affetto che si avvalle fortemente del fascino individuale per portare avanti una storia che si trascina troppo lenta e troppo a lungo. Gibson è divertente nei panni dell’abile baro delle carte a caccia di piatti ricchi a poker e il cast è pieno di facce familiari dal mondo dei western televisivi d’annata e della musica country contemporanea. Cercate un paio di cammei delle star dei film precedenti del regista Donner. Garner, che recitò nella vecchia serie tv, qui fa un maresciallo. Sceneggiatura di William Goldman. Panavision.

Arma letale 4

Ecco nuovamente glti strambi poliziotti, questa volta alle prese con un boss criminale cinese e con crisi familiari a proposito di gravidanza e matrimonio. Le aggiunte di questa puntata: Rock, un poliziotto eccessivamente zelante, e Li, un cattivo formidabile. Il cast è così adorabile e l’energia che sprigiona così contagiosa che gli autori si fanno perdonare il peggio: una storia troppo lunga e incoerente, disseminata di sequenze sovraccariche d’azione. I fan della serie non rimarranno delusi; gli altri non c’è bisogno che si disturbino. Richard Libertini appare non accreditato. Panavision.

We Were Soldiers

Il 14 novembre 1965 alle 10.48 il tenente ccolonnello Hal Moore e i suoi uomini toccano la Landing Zone (Zona di Atterraggio) X-Ray nella Valle della Morte. Sono circa 400 soldati americani che devono affrontare 2000 vietnamiti. Si tratta della prima grande battaglia di quella tragica guerra del Vietnam e per la prima volta verranno usati elicotteri in azioni di battaglia. Hal Moore, nonostante le ingenti perdite, metterà in fuga i vietnamiti, ma sarà solo l’inizio di un decennio di violenza e morte che culminerà con la sconfitta degli Usa. L’ennesimo film sul Vietnam. Sembra proprio che gli americani non riescano a metabolizzare quella sconfitta e quella tragedia così selvaggia. Questa volta, dopo tutte le pellicole sorbite dal 1974 a oggi, si parla anche delle donne che erano a casa, in attesa di un telegramma dell’esercito inviato via taxi, in cui si annunciava la morte del marito. Si parla dello spirito di corpo, dell’unione patriottica, che per un po’ fu il caposaldo dei marine in Indocina, prima dello scollamento con la società civile americana che iniziò a contestare quell’assurda guerra, portando alla sconfitta. Un film che dà voce al nemico, alle sue preoccupazioni, al suo orgoglio. In una guerra, al fronte, non ci sono né buoni né cattivi, ma solo soldati che rispettano ordini, uccidono e vengono uccisi. Un Mel Gibson bravo, nonostante la sua mono-espressione facciale. Insomma, un film dignitoso e dopo tutte le porcate sul Vietnam We Were Soldiers non è certo il peggiore. (andrea amato)

Gli anni spezzati – Gallipoli

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Frank, un giovane australiano con il pallino della corsa, si arruola nel contingente del proprio Paese e combatte la battaglia di Gallipoli in Turchia. Aggregato alle truppe dell’esercito inglese, si ritrova assieme ad altri coetanei, tra i quali il simpatico Archy, suo amico, con il quale condivide la passione per l’atletica oltre agli ideali. La dimensione intima e quella spettacolare si fondono alla perfezione in uno dei migliori film di Peter Weir. Splendido il finale sulle note di Jean-Michel Jarre e ottima interpretazione di Gibson e Lee. (andrea tagliacozzo)

La Passione di Cristo

Impossibile parlare di un film come
La Passione di Cristo
senza tenere conto delle polemiche che ne hanno preceduto l’arrivo nelle sale. Esiste forse uno spettatore che andrà al cinema con la mente sgombra dai giudizi espressi, fin dalla scorsa estate, da commentatori più o meno autorevoli? Davvero si tratta di un film antisemita? I fatti si sono realmente svolti come Gibson ha deciso di raccontarli? Girato fra Cinecittà e i Sassi di Matera, dove Pasolini realizzò il suo
Il Vangelo secondo Matteo,
il film è recitato in latino e aramaico, la lingua parlata da Gesù Cristo. Una scelta che da un lato ne rende ostica, nonostante i sottotitoli, la fruizione da parte dello spettatore ma dall’altra sottolinea l’intenzione dichiaratamente filologica di Gibson. «Andò proprio così», pare abbia detto Papa Giovanni Paolo II, una notizia però smentita dal suo portavoce Joaquin Navarro-Valls, che ha sottolineato che il Pontefice «non esprime giudizi pubblici su opere artistiche», pur riconoscendo che il film è «una trasposizione cinematografica del fatto storico secondo il racconto evangelico». Non vi sono, in effetti, evidenti discrepanze tra i Vangeli e il racconto di Gibson. Quel che manca è però una spiegazione del senso di quanto rappresentato: le sofferenze di Cristo occupano la gran parte della pellicola, mentre la risurrezione, confinata in pochi minuti, non gode assolutamente dello stesso risalto dato alle frustate inferte al figlio di Dio. E le accuse di antisemitismo? Dopo un primo montaggio e alcune successive e riservatissime anteprime, il regista ha deciso di eliminare dal montaggio definitivo la scena in cui il sommo sacerdote Caifa, di fronte alla crocifissione, pronuncia la frase «il suo sangue sia su di noi e sui nostri figli». Una decisione che dimostra come Gibson si sia effettivamente reso conto del rischio di essere accusato di antisemitismo. Alcuni critici hanno però fatto notare come gli ebrei descritti nel film rispecchino l’iconografia e l’immaginario dell’antisemitismo medievale. «Dire che il film è antisemita equivale ad affermare che lo sono anche i Vangeli», ha ribattuto Navarro-Valls. Una polemica infinita che di sicuro ha contribuito ad accrescere in maniera esponenziale l’interesse per la pellicola. Gibson ha già ampiamente recuperato i 25 milioni di dollari sborsati di tasca propria per realizzare il film: al 30 marzo, nei soli Stati Uniti, l’incasso complessivo è di 317 milioni di dollari. Sotto l’aspetto più strettamente tecnico vanno apprezzati il perfezionismo del regista, che è giunto a spendere 350mila euro per un robot con le sembianze di Jim Caviezel (Gesù Cristo), utilizzato nelle giornate più fredde, durante le quali l’attore non avrebbe potuto resistere seminudo per ore, e la bella fotografia di Caleb Deschanel, cui Gibson ha chiesto di riprodurre le tonalità di Caravaggio. Tutt’altro che disprezzabile, infine, la prova dei molti attori italiani che hanno partecipato al progetto, da Rosalinda Celentano (Satana) a Luca Lionello (Giuda), da Claudia Gerini (la moglie di Pilato) all’ottimo Sergio Rubini (il buon ladrone).
(maurizio zoja)

Mad Max-Oltre la sfera del tuono

In un deserto post-atomico, il guerriero Mad Max viene arruolato dalla regina Auntie, combatte contro MasterBlaster e infine giunge in una città abitata solo da bambini. Terzo e ultimo episodio della saga di
Mad Max
, è probabilmente il migliore: meno action e più fumettistico, sicuramente il più pop (anche nel senso della musica). Tina Turner fa la regina cattiva; il guerriero MasterBlaster è un nano (il vecchio Angelo Rossitto di
Freaks!
) montato su un gigante; la fonte di energia per cui si scatenano le guerre è lo sterco dei maiali, da cui si ricava metano. Con un fascino da purissima serie B, un film che sposa la sociologia con il gusto infantile dell’avventura, nonostante l’angoscia della visione apocalittica. Poi Mel Gibson divenne una star e George Miller non fece più nulla di interessante.
(emiliano morreale)

The Million Dollar Hotel

Storia eccentrica alla Davis e Lisa di due giovani amanti mentalmente instabili, ambientata in un piccolo albergo della previdenza sociale di Los Angeles. Bono (degli U2) ha collaborato alla stesura di una sceneggiatura confusa e tortuosa che mette a dura prova la pazienza degli spettatori. Per fortuna l’acume di Wenders si riflette nella poesia figurativa, mentre Davies e la Jovovich svolgono al meglio la loro parte di protagonisti. Un aiuto alla riuscita del film viene da un colorito cast di supporto, anche se Gibson nella parte di un agente dell’FBI con il busto per la schiena sembra appartenere a tutt’altro film. Panavision.

Arma Letale 3

L’agente Roger Murtaugh della polizia è ormai prossimo alla pensione e vorrebbe godersi in tranquillità i suoi ultimi giorni di servizio. Il collega Martin Riggs lo coinvolge, invece, in una rischiosa indagine durante la quale si ritrovano a collaborare con una intraprendente agente in gonnella, Lorna Cole. Leggermente inferiore agli altri episodi della serie, anche se rimane un gradino al di sopra di tanti film d’azione americani. Comunque, ancora divertente. La fotografia del film è curata da Jan De Bont, due anni più tardi regista del fortunatissimo Speed. (andrea tagliacozzo)

Interceptor (Mad Max)

La pellicola che diede la notorietà a Mel Gibson. In una società del futuro, un corpo speciale di poliziotti si batte contro la criminalità e la violenza che hanno inesorabilmente preso il sopravvento. Tra questi, Max è uno dei più volenterosi, equamente diviso tra l’aspro servizio e la serenità della famiglia. Nonostante l’esiguo budget di partenza, un film altamente innovativo (e largamente imitato), per la splendida ambientazione, la spettacolarità delle sequenze d’azione e la regia ai limiti del visionario di George Miller. Con due seguiti (
Interceptor, il guerriero della strada
e
Mad Max oltre la sfera del tuono
) più fortunati del capostipite.
(andrea tagliacozzo)

Amleto

Amleto, principe di Danimarca, sospetta che il padre sia stato assassinato dallo zio con la complicità della madre. Per potersi vendicare e agire con maggiore libertà, Amleto si finge pazzo. Versione «muscolare» della tragedia di William Shakespeare, interpretata da un energico Mel Gibson. L’ottimo cast – nel quale spicca la straordinaria Glenn Close – sopperisce alle consuete debolezze della regia di Zeffirelli, che aveva già affrontato Shakespeare negli anni Sessanta realizzando altri due classici del Bardo come Giulietta e Romeo e La bisbetica domata. (andrea tagliacozzo)

Interceptor, il guerriero della strada

Secondo capitolo della serie Interceptor (in originale
Mad Max
). In un futuro catastrofico, Mad Max, ex agente della polizia, si batte contro una banda di criminali che vuole impadronirsi delle poche scorte di carburante che sono rimaste sul Pianeta. Superiore al precedente, per questioni di budget e non solo. Grande uso della macchina da presa e dei set desertici. Proprio l’ambientazione, davvero suggestiva e non secondaria all’economia narrativa del film, ha fatto scuola (vedi
L’uomo del giorno dopo
di Kevin Costner e Pitch Black di David N. Twohy, ma anche, «in reverse»,
Waterworld
di Kevin Reynolds). Con un Mel Gibson giovane ma già carismatico. Il terzo episodio, dal titolo
Mad Max oltre la sfera del tuono
, verrà realizzato nel 1985.
(andrea tagliacozzo)

Fuga d’inverno

Agli inizi del Novecento, la moglie del direttore del penitenziario di Pittsburgh, una trentacinquenne religiosissima, si innamora di un detenuto. Questi, condannato a morte assieme al fratello minore, convince la donna ad aiutarlo nella fuga. Il film, basato su una storia vera, deve molto all’intensa interpretazione dei protagonisti e all’ottima fotografia, anche se la regia di Gillian Armstrong, impeccabile dal punto di vista formale, non riesce mai a coinvolgere lo spettatore. (andrea tagliacozzo)

Apocalypto

Jaguar Paw (Zampa di giaguaro) è un giovane Maya che vive insieme al padre, la moglie incinta e il piccolo figlio in un villaggio sperduto nella foresta pluviale. L’esistenza scorre serena tra la caccia e la vita in comunità, ma una mattina irrompe uno squadrone di mercenari che brucia le capanne e uccide chiunque gli capiti a tiro. I sopravvissuti vengono fatti prigionieri. Tra questi anche il coraggioso Jaguar Paw che, impotente, ha dovuto assistere alla barbara uccisione del padre riuscendo però a mettere in salvo la moglie e il piccolo figlio sul fondo di un pozzo. I soldati di ventura hanno intenzione di vendere le donne come schiave e immolare gli uomini sull’altare sacrificale: anche Jaguar Paw rischia l’uccisone, ma un’eclissi di sole dal tono propiziatorio lo salva da morte certa. Datagli una possibilità, Paw riesce a fuggire nella jungla, non prima però di aver ucciso il figlio del responsabile della sua cattura e della strage del proprio villaggio. Ha inizio una spietata caccia all’uomo.

Arma letale 2

Tornano Martin (Mel Gibson) e Roger (Danny Glover), i sergenti di polizia protagonisti del primo episodio di Arma letale . I due sono incaricati di guardare le spalle a un supertestimone. Impresa non facile, perché questi, ex trafficante di droga, è nel mirino di un’organizzatissima banda di spacciatori sudafricani. Riuscito cocktail di umorismo e azione, realizzato dallo stesso produttore dell’ottimo Trappola di cristallo . Divertente Joe Pesci, in ruolo di contorno ma fondamentale nell’economia del film (non a caso l’attore tornerà nei panni di Leo Getz anche nei due successivi episodi). (andrea tagliacozzo)

Il Bounty

Terza ricostruzione cinematografica del famoso ammutinamento avvenuto nel 1789, quando gli uomini della nave inglese Bounty si ribellarono ai soprusi del loro comandante. Di grande impatto spettacolare, il film è reso interessante soprattutto dall’interpretazione di Anthony Hopkins. La sceneggiatura di Robert Bolt è basata sul romanzo di Richard Hough Captain Bligh and Mister Christian e non sulle novelle di Nordhoff e Hall che avevano ispirato le precedenti versioni del ’35 (di Frank Lloyd) e del ’62 (di Lewis Milestone).
(andrea tagliacozzo)

What Women Want

Il pubblicitario di successo Nick Marshall, divorziato e ora scapolo impenitente, maschilista e donnaiolo, trova sulla strada della promozione la rampante Darcy Maguire, assoldata per riconvertire l’agenzia al punto di vista femminile. Ma, causa un incidente elettrico, Nick acquisisce come per miracolo la dote di leggere nelle menti delle donne: in questo modo recupera il terreno perduto e soprattutto tiene testa alla capace Darcy. Lo spunto del film non è male, quasi da commedia sofisticata, e se fossimo stati nella Hollywood degli anni Quaranta probabilmente sarebbe stato affidato a Howard Hawks, magari a Frank Capra, meglio ancora se a Preston Sturges, e ne sarebbe venuta fuori una commedia pungente e deliziosa. Tant’è: negli anni 2000 il soggetto finisce invece nelle mani di Nancy Meyers, che non trova niente di meglio da fare che buttare tutto sulla farsa di grana grossa, in alcuni casi decisamente pesante, diretta senza grazia né stile. E per giunta lunga più di due ore. A salvarsi sono solo le canzoni di Frank Sinatra e Sammy Davis jr., e una sequenza in cui Mel Gibson balla da solo come un novello Fred Astaire. Un attore del suo calibro e della sua ironia avrebbe meritato di più.
(andrea tagliacozzo)

Due nel mirino

Inseguito da alcuni trafficanti di droga, contro i quali ha testimoniato diversi anni prima in tribunale, Rick è costretto a cambiare continuamente identità. Nonostante i mille accorgimenti, i criminali riescono ugualmente a scovarlo. Nel frattempo, l’uomo s’imbatte casualmente in Marianne, l’ex fidanzata. Tutto già visto in questa commedia d’azione, ma la confezione è impeccabile, il ritmo sostenuto e i momenti divertenti non mancano. Affiatato ed azzeccato il duo d’interpreti: atletico e ironico Gibson, brillante e stralunata la Hawn. (andrea tagliacozzo)

Ipotesi di complotto

Sceneggiatura grossolana ma avvincente per narrare le vicende di un tassista newyorkese paranoico, ossessionato da una donna che lavora per il Dipartimento di Giustizia. Un giorno, però, le racconterà una storia, apparentemente sensata, su di una cospirazione e sui tentativi di mascherarla; presto si ritroveranno entrambi coinvolti in una situazione più grande di quanto potessero immaginare. La sceneggiatura non è impassibile di critiche ma rimane comunque piacevole, con Gibson che fa centro nella parte del paranoico. Panavision.

Arma letale

Dopo la morte della moglie, l’agente di polizia Martin Riggs trasferisce tutta la sua rabbia nel lavoro diventando indisciplinato e incurante del pericolo. I superiori pensano bene di affiancargli Roger Murtaugh, poliziotto responsabile ed estremamente ligio al dovere. Sceneggiato dall’ottimo Shane Black, uno spettacolare cocktail di umorismo e azione. La coppia Gibson-Glover, prevedibilmente fondata sugli opposti, funziona comunque a meraviglia. Senza guizzi particolari ma efficace e funzionale la regia di Richard Donner. Di questo film verranno realizzati quattro seguiti. (andrea tagliacozzo)

Fuori controllo

Thomas Craven (Mel Gibson) è un veterano detective della omicidi al Dipartimento di polizia di Boston e un padre single. Quando la sua unica figlia, la ventiquattrenne Emma (Bojana Novakovic), viene uccisa sulla porta di casa, tutti presumono che il vero bersaglio fosse lui. Ma presto l’uomo inizia ad avere dei sospetti e si imbarca in una rischiosa missione per scoprire la doppia vita della figlia che ne ha provocato l’omicidio. L’indagine lo porta in un mondo pericoloso fatto di spionaggio industriale, collusioni governative e omicidi, e inevitabilmente la sua strada si incrocia con quella di Darius Jedburgh (Ray Winstone), inviato per eliminare delle prove. La ricerca solitaria di Craven per comprendere la morte della figlia si trasforma in un’odissea, fatta di scoperte emotive e redenzione.

Il patriota

Non c’è regista oggi negli Stati Uniti più patriottico, enfatico ed edificante del tedesco Roland Emmerich, già autore degli imbarazzanti Independence Day e Godzilla . Questa volta, pur di tornare a cantare i valori solidi e militari che hanno reso forte e potente l’unica superpotenza mondiale, ha pensato bene di cominciare dal principio, dalla Guerra d’Indipendenza, e di confezionare così una specie di grande omaggio al Paese nel quale sente di appartenere. L’attenzione con cui riscrive le pagine storiche si riduce a una filologia tutta esteriore (concentrata giusto sulle divise dei soldati), mentre il film è in realtà un’ipocrita celebrazione delle magnifiche sorti e progressive di un paese di cui si preferisce occultare la vocazione schiavista e sciovinista. L’azione si svolge nel 1776, in Carolina del Sud: Mel Gibson, nei panni del prode vedovo Benjamin Martin, dapprima restio a partecipare alla rivoluzione e poi conquistato dalla nobile causa contro gli inglesi, incarna il tradizionale modello dell’eroe americano irriducibilmente isolazionista eppur votato all’altruismo, sulla falsariga del Gary Cooper de Il sergente York e La legge del signore . La sceneggiatura di Robert Rodat, già autore del copione di Salvate il soldato Ryan , è talmente discutibile da farci venire retrospettivamente il sospetto di aver sopravvalutato il film di Spielberg. (anton giulio mancino)

Mary

Un regista e attore di Hollywood (Matthew Modine), abituato a sguazzare nello
star system,
gira in Terra Santa un film sulla passione di Gesù, intitolato
This is my blood
(Questo è il mio sangue). L’attrice che interpreta Maria Maddalena (Juliette Binoche) subisce una profonda crisi religiosa e decide di non lasciare Gerusalemme per continuare la sua personale ricerca nella fede. Finirà però per sperimentare anche le drammatiche contraddizioni della lotta che oppone israeliani e palestinesi. Intanto, oltre Oceano, un telegiornalista (Forest Whitaker) che conduce un seguito programma su questioni teologiche, è pronto a tutto pur di avere in trasmissione il regista e l’attrice. Per farlo è costretto a trascurare la moglie (Heather Graham) in attesa del primo figlio, arrivando fino al tradimento.

Non si può ignorare questo film di Abel Ferrara, passato in concorso a Venezia nel 2005 e premiato dalla critica. Ma non lo si può neanche amare, per la supponenza con la quale il regista – (ri)trapiantato da tempo in Italia – pretende di: a) muovere una critica neanche tanto velata alla gibsoniana e papalina

Passione di Cristo;
b) rappresentare la forza connaturata alla ricerca genuina della fede; c) rivalutare il ruolo biblico della Maddalena recuperandone l’immagine di «tredicesimo apostolo» contenuta nei vangeli apocrifi; d) mostrare l’abisso di abiezione in cui cade l’uomo quando: d1) nega a se stesso la fede o quando (d2) un insieme di uomini, un intero popolo, negano giustizia a un altro popolo, mantenendo inalterato il loro credo in un Dio che considerano infallibile giusto e compassionevole; e) lanciare uno strale contro l’onnivora industria cinematografica. Non che in questo coacervo di questioni sensibilissime non si colgano lampi di cinema di adamantina purezza; non che la prestazione del trio di attori principali non valga di per sé una visione. Ma l’insieme risulta opprimente e a tratti gotico, lasciando lo spettatore un po’ sgomento. Né turbato, né edificato.
(enzo fragassi)

Un anno vissuto pericolosamente

Nel 1965, un giornalista australiano è inviato a Giakarta, in Indonesia. Rovesciato il governo del presidente Sukarno, il potere cade nelle mani di Suharto, rappresentante dei generali di destra e il giornalista, pur di conoscere la travagliata realtà sociale e politica del Paese, mette più volte in pericolo la propria vita. Vigoroso dramma politico, ricco di ritmo e di tensione. Peter Weir riesce a ricreare il periodo e gli eventi con incredibile meticolosità, con un occhio allo spettacolo e un altro al punto di vista personale dei suoi protagonisti. Linda Hunt, che nel film interpreta i panni maschili di un fotografo nano, vinse un meritato Oscar come miglior attrice non protagonista. (andrea tagliacozzo)