La pazza storia del mondo

Questo film demenziale a episodi passa dall’Età della pietra all’Impero romano alla Rivoluzione francese, dispensando gag ora esilaranti, ora deprimenti; ma superato lo slancio iniziale si sgonfia, nonostante gli sforzi di un nutrito cast comico. Il punteggio più alto va a Caesar, impagabile cavernicolo nelle scene iniziali. Debutto cinematografico per Hines. Panavision.

L’ultima follia di Mel Brooks

Deludente tentativo di far rivivere le commedie del muto, con Brooks nella parte di un produttore cinematografico che spera in un ritorno. Le gag silenzioso vanno dalle molto divertenti alle non riuscite. I risultati non sono quella cannonata che avrebbero dovuto essere.

Frankenstein junior

Il dottor Friedrich von Frankenstein, perfetto americano moderno, torna in Europa e rimane invischiato nel progetto del suo celebre avo di ridare la vita ai morti. E in una notte di tempesta, la Creatura di Frankenstein verrà alla vita. Una delle migliori parodie cinematografiche di sempre, di certo l’unico film perfettamente riuscito di Mel Brooks. Pur risentendo del gusto camp anni Sessanta, che trova nelle bizzarrie dell’horror un terreno fecondo, Brooks fa un equilibrato, raffinatissimo, ipnotico clone dei classici della Universal anni ’30 (Frankenstein, ovviamente, ma anche La moglie di Frankenstein e Il figlio di Frankenstein , di cui è in effetti il remake). Alcuni dei maggiori nomi dell’umorismo ebreo-americano si ritrovano in un film esilarante, tutto giocato sull’idea che Hollywood ha dell’Europa: Wilder non è mai stato così bravo, Marty Feldman è un’icona. La parodia non scantona mai verso il demenziale metafilmico (tipo Io, Beau Geste e la legione straniera , o tipo Zucker and Abrahams). Tutto è millimetricamente mantenuto sul filo del calco: non si esce mai dal genere, ma si ride come raramente è capitato. La Creatura è Peter Boyle, il vecchio cieco Gene Hackman. (emiliano morreale)

Dracula morto e contento

Mel Brooks gioca con Dracula in questa parodia, che ci mette talmente tanto a raccontare di nuovo l’ormai nota storia del vampiro che si dimentica di far ridere. Ci sono alcuni momenti azzeccati per i fan di Brooks… ma non basta. Gli attori sovraccaricano le interpretazioni il più possibile: da MacNicol che fa Renfield a Brooks che è il dottor Van Helsing, da Korman in un divertente omaggio a Nigel Bruce fino a Nielsen che interpreta un Conte gentile e sinistro. Delizioso cammeo della Bancroft nei panni di “Madame Ouspenskaya”.

Mezzogiorno e mezzo di fuoco

Il primo grande successo firmato Mel Brooks è una rutilante parodia di western, con Little nei panni di uno stravagante sceriffo e Korman in quelli del cattivo Hedley Lamarr; la Kahn invece è una chanteuse simil-Dietrich. Non ci sarà più un altro film di Brooks tanto scompisciante: onore agli sceneggiatori Andrew Bergman, Richard Pryor, Norman Steinberg e Alan Uger, oltre ovviamente a Brooks. La title song è cantata da Frankie Laine. Tre nomination agli Oscar. Panavision.

Essere o non essere

Remake di
Vogliamo vivere
, classico del 1942 diretto da Ernest Lubitch. In Polonia, durante l’occupazione nazista, una compagnia teatrale, capeggiata da Fredrick ed Anna Bronski, riesce a prendersi gioco degli odiosi invasori e a mettere in salvo un gran numero di patrioti. Il film, anche se adattato alle corde di Mel Brooks, segue fedelmente la trama del film originale. Inutile dire, però, che il regista Allan Johnson non ha il tocco dell’inimitabile Lubitsch. Inoltre, se nel corso del secondo conflitto mondiale la satira antinazista risultava di scottante attualità, negli anni Ottanta ha perso gran parte del mordente e della sua ragione d’esistere.
(andrea tagliacozzo)

Che vita da cani!

Un avido costruttore (Brooks) accetta una scommessa: riuscire a sopravvivere per un mese nelle strade di Los Angeles senza un soldo. Il solito assortimento di gag di Brooks, ma l’esito non è certo travolgente. Il tentativo di dire cose sensate sui senzatetto risulta poco convincente, se non di cattivo gusto. Brooks è anche co-sceneggiatore.

Robin Hood – Un uomo in calzamaglia

Blanda e deludente parodia firmata Mel Brooks con Elwes nei panni dell’eroe della foresta di Sherwood, e Rees in quelli di uno spassosissimo sceriffo di Rottingham. (Brooks in persona fa la parte del Rabbino Tuchman, una variazione di Fra’ Tuck.) Risate da convulsioni e sobbalzi, ma il film non ha slancio, né pezzi forti memorabili. Le apparizioni cammeo degli attori regolarmente presenti nei film di Brooks aiutano un po’; DeLuise è uno spasso nel ruolo del Padrino.

Il mistero delle dodici sedie

Nobile russo decaduto (Moody) è in cerca di una tra dodici sedie da pranzo, ora disperse, che contiene dei gioielli nell’imbottitura. DeLuise esilarante nel ruolo del suo antagonista. Personaggi sgradevoli ostacolano la riuscita del film, per quanto il cervello di tutto, Brooks, garantisca molte risate. Girato in Jugoslavia; la stessa storia è stata raccontata a Hollywood, in Germania, Argentina, Inghilterra e Cuba!

Alta tensione

Una parodia dei film di Hitchcock rispettosa e accurata, ma anche assai discontinua: Brooks è uno psichiatra alle prese con il debutto alla direzione di una gabbia di matti. A salvare l’operazione — altrimenti mediocre — provvedono isolati squarci di irresistibile comicità. Il futuro regista di Rain Man, Barry Levinson (co-autore della sceneggiatura) è un ostile portiere d’albergo. Nei panni del padre della Kahn c’è il mago degli effetti speciali (e collaboratore storico di Hitchcock) Albert J. Whitlock.

Per favore non toccate le vecchiette

Questo classico esempio di pura follia ha per protagonista l’incomparabile Mostel nei panni dello sfortunato produttore di Broadway Max Bialystock, che truffa il suo timido contabile (Wilder) inducendolo ad aiutarlo in uno scandaloso piano: vendere il 25% di una commedia teatrale che è un sicuro insuccesso, e poi dritti a Rio col contante in eccesso. Uno di quei rari film che diventa più divertente a ogni successiva visione, culminante nella leggendaria messa in scena del numero musicale Springtime for Hitler. Il primo lungometraggio di Brooks gli ha fruttato l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nella versione originale si sente la sua voce doppiata in Springtime for Hitler. In seguito un musical a Broadway.

The Producers

Max Bialystock (Nathan Lane) è un produttore teatrale di mezza età, la cui carriera si trova ormai in un vicolo cieco: lo chiamano il più grande produttore di fiaschi di tutta Broadway e per finanziare i suoi spettacoli è costretto a vendere le sue prestazioni amorose a uno stuolo di aristocratiche vecchine. Ma un giorno incontra Leo Bloom (Matthew Broderick), un giovane contabile senza spina dorsale che, accidentalmente, gli propone un metodo sicuro per diventare ricchi: produrre il più grande flop della storia, che possa fallire già alla prima serata, così da poter scappare con i finanziamenti ottenuti. Ma come si fa a ottenere un fiasco sicuro? Elementare: scegliendo la peggior sceneggiatura del mondo e affidandola al peggior regista disponibile. La sceneggiatura in questione è presto individuata: si intitola
Primavera per Hitler,
un’esaltazione della figura del führer scritta da un pazzo nostalgico del Reich. Ai produttori non resta altro da fare che mettere in piedi lo spettacolo…

La recensione

Remake di
Per favore, non toccate le vecchiette,
primo successo di Mel Brooks risalente al 1968. Storia interessante di circolarità: nel 2001 è stato realizzato un adattamento teatrale in forma d

Balle spaziali

Parodia di Guerre Stellari e, più in generale, del cinema di fantascienza degli anni Settanta e Ottanta. Il pianeta del dittatore Skroob sta per esaurire la scorta di ossigeno. Il tiranno incarica il cattivissimo ma imbranato Lord Dark Helmet di prelevare l’aria necessaria dal pianeta Druidia. A salvare la situazione, però, ci pensa l’intrepido Lone Starr. Qualche trovata comica è ancora degna del genio (ormai sbiadito) di Mel Brooks, ma la maggior parte delle gag, francamente, lascia alquanto perplessi. In seguito, il regista farà addirittura di peggio. (andrea tagliacozzo)