Doppia ipotesi per un delitto

Un cadavere viene rinvenuto nel letto dell’assistente procuratore Nora Timmer (Jolene Blalock). Sembra un caso di legittima difesa da stupro ma salta fuori un testimone, Luther Pinks(LL Cool J), che fornisce una versione dei fatti completamente diversa. Ford Cole (Ray Liotta), il procuratore distrettuale nonché amante di Nora, inizia le indagini: un altro omicidio, però, infittisce le trame del mistero.

Impostor

Anno 2079, la Terra è da dieci anni in guerra con forze aliene malvagie. Spence Olham è uno scienziato che lavora a un’arma segreta per sconfiggere il nemico ed è figlio di un martire della guerra. Improvvisamente viene accusato di essere una spia aliena con il preciso compito di uccidere un potente politico. Olham scappa, ma è braccato da tutti. La ricerca della verità e della sua innocenza si sovrappogono a crisi d’identità. Un thriller psicologico ambientato nel futuro, ma il cui soggetto è stato scritto negli anni Cinquanta, in piena fobia da invasione marziana e nel periodo d’oro della fantascienza. Tratto da un racconto di Philip K. Dick, celebre autore che ha ispirato
Blade Runner
e
Atto di forza,
Impostor
in realtà ha molta meno forza dei predecessori, ma comunque con alcuni spunti originali come: venire accusati improvvisamente di essere qualcun altro è il conflitto più spaventoso che può capitare a un uomo. Come puoi provare chi sei realmente? Ricostruzione cupa e grigia di una società del futuro basata sul sospetto, in cui la democrazia è stata sacrificata per la ragion di stato, per sconfiggere il nemico comune.
(andrea amato)

Hell’s Kitchen – New York City

Dopo aver scontato cinque anni di galera per un omicidio che non ha commesso, Johnny ritorna a Hell’s Kitchen, leggendario quartiere malfamato di New York. Qui trova ad attenderlo la sua ex ragazza, che gli attribuisce la morte del fratello e intende ucciderlo. Per stare lontano dai guai Johnny va da Lou, ex pugile che lavora come stalliere. Avremmo fatto volentieri a meno di Hell’s Kitchen , filmetto di un paio d’anni fa ripescato per sfruttare l’appeal divistico conquistato nel frattempo da Angelina Jolie. Comunque, vedere per credere: c’è vita dopo l’ultracult (negativo…) The Boondock Saints . Cinciripini adora Scorsese, Ferrara, Spike Lee, ma non ha capito niente di cinema. Tra scene madri prive di qualsiasi afflato drammatico, dialoghi sentenziosi che gridano vendetta al cielo, attori che vanno a ruota libera si finisce per rimpiangere un filmetto come Bobby G. Can’t Swim e persino la furia distruttrice – pre-Dogma – di Gravesend (opera prima di Salvatore Stabile). Rosanna Arquette che canta strafatta «Ho bisogno che Gesù muoia di nuovo per i miei peccati» è cool, ma dura pochi secondi. Il resto è inguardabile. Nei titoli di coda viene ringraziato Peter Gabriel, ma non si capisce cosa abbia fatto. (giona a.nazzaro)

8 Mile

Detroit 1995, Jimmy Smith Junior (Eminem) lavora in un’officina di paraurti, vive con la madre e la sorellina in una roulotte alla periferia della città. Ama rappare, ma fa fatica a esibirsi e a entrare in un mondo prevalentemente nero. Ha un gruppo e molte speranze, però è reduce da una brutta figura in un locale di musica, dove non è riuscito a esibirsi per l’emozione. Ha appena lasciato la sua ragazza. Una vita difficile, in un ghetto nero, dove le risse tra band sono all’ordine del giorno. La scena hip hop, per chi vuole emergere, è spietata, ma Jimmy «Big Rabbit» Smith ha voglia di farcela, di incidere un disco e risollevarsi. 8 Mile è la strada che divide la città dei bianchi dalla periferia dei neri e Rabbit è accusato di essere nato dalla parte sbagliata. Una Detroit ormai fatiscente, che per nulla ricorda la città del boom economico automobilistico. Una sfida a colpi di rime può diventare l’unico mezzo di affermazione e lo scrivere versi l’unica ancora di salvezza dal baratro esistenziale. Peccato. Peccato che certi film si debbano tradurre dalla lingua originale. Nel caso italiano, poi, è stato affidato a gente che vive e pensa luoghi comuni, frasi fatte di neologismi che sembrano coniati da cabarettisti. Pesante sopportare quasi due ore di slang improvvisato, che ridicolizza enormemente i personaggi del film. Senza considerare questo grave handicap linguistico, comunque,
8 Mile
è una buona occasione sfruttata male. Il mondo hip hop e la disintegrazione sociale di Detroit sono troppo semplificati. In alcuni momenti sembra di guardare
Rocky
o
La febbre del sabato sera,
, con la differenza che sono passati più di vent’anni e che quindi ci si aspetta qualcosa di nuovo. Eminem ne esce bene, ma forse non è difficile interpretare se stessi, il vero esame arriva dopo. Brava, come al solito, una sempre splendida Kim Basinger.
(andrea amato)