Apocalypto

Jaguar Paw (Zampa di giaguaro) è un giovane Maya che vive insieme al padre, la moglie incinta e il piccolo figlio in un villaggio sperduto nella foresta pluviale. L’esistenza scorre serena tra la caccia e la vita in comunità, ma una mattina irrompe uno squadrone di mercenari che brucia le capanne e uccide chiunque gli capiti a tiro. I sopravvissuti vengono fatti prigionieri. Tra questi anche il coraggioso Jaguar Paw che, impotente, ha dovuto assistere alla barbara uccisione del padre riuscendo però a mettere in salvo la moglie e il piccolo figlio sul fondo di un pozzo. I soldati di ventura hanno intenzione di vendere le donne come schiave e immolare gli uomini sull’altare sacrificale: anche Jaguar Paw rischia l’uccisone, ma un’eclissi di sole dal tono propiziatorio lo salva da morte certa. Datagli una possibilità, Paw riesce a fuggire nella jungla, non prima però di aver ucciso il figlio del responsabile della sua cattura e della strage del proprio villaggio. Ha inizio una spietata caccia all’uomo.

The Mexican – Amore senza la sicura

Il giovane Jerry Welbach, diventato accidentalmente il tirapiedi di una cricca di criminali, riceve l’ordine categorico di recarsi in Messico per recuperare un’antica e preziosa pistola chiamata «The Mexican». La sua ragazza Samantha, costretta a rivedere i suoi programmi, va su tutte le furie e, mentre Jerry parte per il Messico, si mette in viaggio per Las Vegas, da sola. Ma anche l’impresa di Jerry si rivela più difficile del previsto: sulla sua strada lo attendono molti loschi individui e addirittura una maledizione. Il film di Gore Verbinski – regista dell’esilarante ma esile Un topolino sotto sfratto – è piuttosto interessante, anche se riuscito solo in parte. Il tono è quasi sempre ironico, da commedia on the road, con un sottofondo malinconico che pervade poco a poco i segmenti interpretati dalla Roberts e dall’ottimo James Gandolfini. Eppure la sceneggiatura – al contempo semplice (nelle premesse) e arzigogolata (nella risoluzione delle stesse e nell’intersecarsi dei set e dei vari personaggi) – non convince del tutto: a partire dalla natura gay del personaggio di Gandolfini, troppo all’insegna del politicamente corretto, che finisce per sfociare nel dolciastro e, paradossalmente, nei soliti luoghi comuni. La scelta di Brad Pitt – macho in Fight Club e nel recente Snatch – nei panni di un perfetto imbranato all’inizio disorienta, ma poi si rivela vincente e il divo riesce perfino a farsi perdonare i suoi ultimi passi falsi (ovvero i film summenzionati). Sui soliti livelli standard la Roberts, a suo agio nel passare repentinamente dalla commedia al dramma, anche se a rubare la scena ai due protagonisti – nonostante i difetti dello script – è inevitabilmente James Gandolfini, in una simpatica anche se non proprio originale variazione sul tema del killer. In definitiva, un ben confezionato e piacevole raccontino, cadenzato da un’ottima colonna sonora in puro stile chicano. (andrea tagliacozzo)