Louise-Michel

Una fabbrica nella regione francese della Picardia. Pochi mesi dopo una riduzione del personale, le operaie sono in allarme. Quel giorno, il direttore le convoca per una piccola sorpresa, un regalino con ricamato sopra il nome di ciascuna. Un dono che tranquillizza gli animi. Torna la speranza. Rientrando a casa, una decina di lavoratrici celebra l’avvenimento al caffè all’angolo. La mattina seguente, la costernazione: macchinari, uffici, tutto è stato sgombrato durante la notte. La direzione è scomparsa, con la complicità di una repentina nuova gestione. Disillusione totale.

Le operaie sono radunate nello stesso caffè del giorno prima: la rappresentante sindacale annuncia la cifra che spetta a ciascuna, 2000 euro contro i quarant’anni passati a lavorare nella fabbrica. Scandalizzate ma realiste, decidono di mettere insieme tutto il denaro per finanziare un progetto di reimpiego. Vengono prese in considerazione diverse idee: creare una nuova società, rilevare un’altra fabbrica…ma nulla riesce a suscitare il loro entusiasmo. Louise, la più scatenata, prende la parola. Ha un’idea che funzionerà e che si possono permettere: assumere un sicario per uccidere il capo! Consenso unanime. Spetta a lei trovare il sicario. Sceglierà l’assassino più patetico della sua generazione: Michel. Insieme troveranno quel mascalzone del capo. Il loro viaggio li porterà da Amiens a Bruxelles, per finire in un lontanissimo paradiso fiscale.

 

Il favoloso mondo di Amélie

Il favoloso mondo di Amélie

mame cinema IL FAVOLOSO MONDO DI AMÉLIE - STASERA IN TV bar
Audrey Tautou è Amélie Poulain

Una giovane cameriera che lavora a Montmartre, Amélie Poulain, è la protagonista de Il favoloso mondo di Amélie. La interpreta Audrey Tautou, nota attrice francese. La vita della ragazza trascorre senza particolari emozioni o avventure, finché, nel giorno della morte di Lady Diana, trova per caso una scatoletta nascosta dietro una piastrella, nel suo appartamento. All’interno trova giocattoli e altri oggetti, probabilmente appartenuti a un bambino che viveva lì tempo prima. Di conseguenza, Amélie decide di cercare il proprietario della scatola, scatenando una serie di eventi che daranno una svolta alla sua vita.

Produzione

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Il Café des 2 Moulins

Il regista Jean-Pierre Jeunet non ha solo diretto Il favoloso mondo di Amélie: lo ha anche ideato e scritto. Innanzitutto, però, Jeunet intendeva affidare il ruolo della protagonista all’attrice inglese Emily Watson. Nello script originario, infatti, la cameriera era una ragazza inglese, non francese. Tuttavia, la Watson trovò difficile recitare in francese, perciò il ruolo passò ad Audrey Tautou.

Le scene d’interni sono state girate ai Coloneum Studio di Colonia, Germania. Quelle in esterno, invece, sono state girate quasi tutte a Parigi. C’è solo un’eccezione: le sequenze ambientate nella casa del padre di Amélie hanno come location Eaubonne, un paese a pochi chilometri dalla capitale francese. Le stazioni ferroviarie che si vedono nel film sono: Gare de Paris Nord, Gare de Paris Est e Gare de Paris Lyon.

Inoltre, il Café des 2 Moulin, il locale dove lavora Amélie, esiste davvero. Di conseguenza, è stato scelto per le riprese del film. Dopo l’uscita della pellicola nelle sale cinematografiche, il Café des 2 Moulins è diventato una delle mete parigine più visitate e frequentate.

Un grande successo

Il favoloso mondo di Amélie uscì nei cinema in Francia il 25 aprile 2001 e fu subito un grande successo. Oltre 8 milioni di spettatori andarono a vederlo, con un incasso totale superiore ai 40 milioni di euro. In questo mondo, il film riuscì a battere la concorrenza dei kolossal americani e a diventare il più visto dell’anno. Arrivò in Italia il 25 gennaio 2002, con un altro grande e clamoroso successo.

La rivista cinematografica Empire ha messo Il favoloso mondo di Amélie al secondo posto nella classifica The 100 Best Film Of World Cinema, cioè una classifica dei migliori film del mondo in lingua non inglese. Un capolavoro, dunque, tutto europeo.

Munich

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Settembre 1972, Olimpiadi di Monaco. Un commando di estremisti palestinesi uccide due membri della squadra israeliana e ne prende in ostaggio altri nove. I corpi speciali tedeschi tentano un blitz per liberare gli ostaggi ma la reazione dei palestinesi dà luogo a un massacro con morti da entrambe le parti. Ad Avner, un giovane ufficiale dei servizi segreti israeliani, viene richiesto di mettersi a capo di una squadra incaricata di stanare e uccidere i responsabili dell’eccidio.

Ispirato a
Vendetta
di George Jonas (pubblicato in Italia da Rizzoli) e sceneggiato da Eric Roth con la supervisione del drammaturgo Premio Pulitzer Tony Kushner, il nuovo film di Steven Spielberg affronta con stile quasi documentaristico le conseguenze di uno degli eventi più drammatici nella storia del conflitto fra israeliani e palestinesi.

Il messaggio di
Munich
è chiaro: la violenza chiama altra violenza e l’uso della forza non serve a risolvere i conflitti. L’ultima scena, con le Torri Gemelle sullo sfondo, è esemplificativa in questo senso. Trattandosi di un film di Spielberg,
Munich
è ben girato (pur peccando di eccessiva ingenuità nel mostrare città da cartolina), oltre che utile ad approfondire un momento importante di un conflitto tuttora in atto. Fin qui i lati positivi.

Commentatori più autorevoli di noi hanno però fatto notare che il libro di George Jonas che ha ispirato il film è considerato da molti una montatura. Secondo fonti israeliane Yuval Aviv, colui che ha sostenuto di essere il modello ispiratore del personaggio di Avner, non ha mai lavorato per i servizi segreti. Inoltre, nonostante abbia più volte dichiarato che il suo non è un film anti-israeliano ma piuttosto un tributo agli atleti che morirono a Monaco, Spielberg non mostra mai i palestinesi nell’atto di compiere le azioni per cui sono stati poi braccati, mentre gli israeliani si comportano in maniera efferata per tutta la durata della pellicola. Infine, nel film non c’è traccia dell’Islam radicale e delle dittature arabe, per le quali la distruzione di Israele era un obiettivo non certo secondario. Abolendo questi fattori, Spielberg crea uno scorretto miscuglio di storia e fiction, all’interno del quale è molto facile lanciare il suo messaggio politicamente corretto.
(maurizio zoja)

Babylon A.D.

Nel 21° secolo il mondo è devastato da guerre sanguinarie. Toorop (Vin Diesel), mercenario abituato ad uccidere senza pietà, riceve un incarico insolito: scortare la giovane e bellissima Aurora (Mélanie Thierry) da un convento nel cuore della Mongolia fino al centro di New York. Ma questo compito si rivela ben presto più difficile del previsto: Aurora infatti non è una ragazza come tutte le altre. A due anni sapeva già parlare 19 lingue diverse, e da adulta ha sviluppato capacità di preveggenza che hanno del miracoloso. Per proteggerla, anche a costo della vita, Toorop dovrà scontrarsi con la mafia russa e con gli uomini di una setta religiosa interessati a mettere le mani sul corpo della ragazza.

(marzia apice)

Birthday Girl

John è un impiegato di banca insoddisfatto. Ma soprattutto, vivendo in un paese alle porte di Londra, ha difficoltà a trovare una donna. Su Internet scova un’agenzia matrimoniale russa («From Russia with love»…). Arriva la bellissima Nadia che non parla una parola di inglese. Comunicano – molto bene – a letto. Lui si affeziona alla ragazza. Ma un giorno, che lei dice essere il suo compleanno, bussano alla porta due individui russi. Torta e auguri. Uno sostiene di essere un cugino di Nadia, l’altro un amico. John tollera per un po’, poi li caccia: ma i due sono truffatori che, minacciando di uccidere Nadia, obbligano l’impiegato a svaligiare la banca… John scopre che i tre sono d’accordo, che Nadia capisce e parla l’inglese e che è la fidanzata, incinta, di uno dei due. La truffa del compleanno è già stata messa a segno varie volte, in vari Paesi. Eppure tra Nadia, che in realtà si chiama Sofia, è nato qualcosa…

Un’idea accattivante per una commedia che si regge, quasi completamente, sulla protagonista che per buona parte del film è muta (e anche moderatamente senza veli). Oppure parla russo (corso intensivo di otto settimane) con i compari. Nicole Kidman, che nell’ultima stagione è passata dalla divertente follia di
Moulin Rouge!
alla psicosi di
The Others
, è brava e bella. Perfetta tonta quando finge di non capire, sensuale quando capisce benissimo i giochetti sadomaso del bancario frustrato, complice spregiudicata dei due violenti delinquenti, brava mogliettina quando lavora a maglia… E certo, questa volta, non l’aiutano i costumi, né i trucchi, visto che ostenta lividi, graffi e smorfie quando si accapiglia ora con l’uno ora con l’altro. Ma tutto il resto è abbastanza scontato, se non banale. A partire dal finale. John è Ben Chaplin (
La sottile linea rossa, Lost Souls – L’ultima profezia
, niente a che vedere con la famiglia di Charlot), bravo, anonimo colletto bianco che fa footing e legge le riviste porno. Violenti (anche troppo) i due «cugini» russi Yuri (Vincent Cassel,
I fiumi di porpora, Il patto dei lupi
) e Alexei, il regista francese Mathieu Kassovitz (il Nino de
Il favoloso mondo di Amelie
, ma anche regista de
I fiumi di porpora
e
L’odio
). Il film è davvero un affare di famiglia inglese: il regista Jez Butterworth è anche sceneggiatore con Tom, mentre Steven è il produttore. Curiosità: il film, sebbene ambientato in Inghilterra, fu girato (a più riprese per gli impegni dei vari protagonisti) in Australia, per consentire alla Kidman di stare vicino all’allora marito Tom Cruise, sul set di
Mission Impossible II
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