Scuola di ladri

Dalmazio, Egisto e Amalio, che pur non essendo cugini non si sono mai conosciuti, vengono riuniti da un misterioso zio, un tempo famoso lestofante, il quale, tramite i nipoti, vorrebbe continuare la sua disonesta attività. A questo scopo, impartisce loro un corso accelerato di truffa, furto e rapina. Ottavo film di Neri Parenti con Paolo Villaggio, del tutto simile agli altri sette, ma decisamente peggiore rispetto a quelli della serie
Fantozzi
.
(andrea tagliacozzo)

Natale a Miami

Giorgio, abbandonato e tradito da sua moglie Daniela, parte con l’amico Mario alla volta di Miami in Florida. Dopo poco scopre che è proprio l’amico ad essere l’amante della moglie. Per vendicarsi cede alle lusinghe di Stella, la giovane figlia di Mario, da sempre invaghita di lui.

I pompieri

Alcuni giovani di leva e qualche elemento più attempato formano la squadra numero 17 del corpo dei Vigili del fuoco di Roma. Sono in cinque, imbranatissimi, e, per la disperazione del loro comandante, durante le esercitazioni ne combinano di tutti i colori. Un’accozzaglia di vecchi e nuovi comici costituiscono, invece, il cast di questo filmetto senza pretese. Mediocre, come al solito, la regia di Neri Parenti.
(andrea tagliacozzo)

Saxofone

Una donna sposata conosce un individuo chiamato Saxofone che, senza mai separarsi dallo strumento dal quale ha ricevuto l’appellativo, ama andare in giro a dispensare agli amici e agli sconosciuti i suoi filosofici consigli. Attratta dalla concezione della vita che ha lo strano tipo, la donna lo segue ovunque. Esordio alla regia di Renato Pozzetto con una commedia di stampo quasi surreale, tutt’altro che perfetta ma con alcuni spunti interessanti. Gli sceneggiatori del film sono Enzo Jannacci, Cochi Ponzoni, lo scomparso Beppe Viola e lo stesso Pozzetto.
(andrea tagliacozzo)

Il… Belpaese

Tornato in Italia dopo sette anni di duro lavoro all’estero, Guido usa i suoi risparmi per mettere su una bottega da orologiaio. Ma deve scontrarsi con la brutalità di una società dominata dalla violenza dell’estremismo politico e dalla dilagante criminalità. In breve tempo, l’uomo si ritrova senza soldi e in un mare di debiti. Una buona idea (seppur didascalica) realizzata con mano pesante e trovate comiche non sempre di prima scelta (la sceneggiatura, d’altronde, porta le firme di Castellano e Pipolo).
(andrea tagliacozzo)

Festival

Franco è un comico in declino che riceve un’offerta per recitare in un piccolo film. La pellicola passa quasi inosservata, ma Franco viene segnalato tra i potenziali vincitori del premio per il miglior attore al Festival di Venezia. Purtroppo non vince e la sua carriera precipita. Un film malinconico sul crudele mondo dello spettacolo, molto godibile.

Fratelli d’Italia

Il filo conduttore del film, diviso in tre episodi, è un’automobile a noleggio utilizzata nell’arco di tre giorni da altrettanti clienti: da un commesso romano che, spacciandosi per il figlio di un noto industriale, trascorre un week-end in compagnia di numerosi vip; da un giovane impiegato che vorrebbe portarsi a letto la moglie del principale; da un ragioniere, milanese e milanista, che, incautamente, dà un passaggio a due scalmanati tifosi romanisti. L’unico spunto realmente divertente (si fa per dire…) viene da quest’ultimo episodio, con un Massimo Boldi impegnato in un’improbabile imitazione del dialetto romanesco.
(andrea tagliacozzo)

Missione eroica – I pompieri 2

Una squadra di pompieri, formata da cinque imbranatissimi elementi, combina l’ennesimo pasticcio. I responsabili della caserma decidono di ricorrere ai ripari. I cinque vengono quindi affidati ad un istruttore fatto arrivare apposta dall’America. Questi si dimostra non meno folle dei suoi nuovi allievi. Regia migliore e più curata rispetto all’episodio precedente diretto da Neri Parenti, ma le trovate comiche sono comunque risapute e poco divertenti. (andrea tagliacozzo)

Natale in India

Il plurindagato faccendiere romano Fabio Detassis cerca in tutti i modi di liberarsi dalla marcatura di Enrico Paci, l’integerrimo magistrato incaricato di indagare sulle sua malefatte. Partito per una vacanza in India in compagnia della moglie e del figlio, vi incontra proprio il rivale, salutista e appassionato di yoga, anch’egli in compagnia del figlio. Raggiunto dal suo avvocato con fidanzata al seguito, incontra sulla sua strada anche due saltimbanchi e un rapper accompagnato dal suo manager. E un dubbio lo assale: come mai suo figlio è onesto e gentile mentre il figlio del magistrato è un pigro mascalzone? La sua memoria torna allora a sedici anni prima, allorché la clinica in cui nacque suo figlio fu colpita da un improvviso black out…

Che bello sarebbe stato, almeno quest’anno, ridere di gusto delle battute di Christian De Sica e vedere la strepitosa mimica di Boldi caratterizzare una macchietta diversa dal solito. O appassionarsi, almeno un po’, alla storia raccontata da Neri Parenti. Niente di tutto questo. Nonostante il grande successo di pubblico fatto registrare durante il primo weekend di programmazione, l’immancabile film-panettone del trio Boldi-De Sica-Parenti si regge su spunti a dir poco esili, scaturiti dalla scarsa vena dello stesso regista e dei cosceneggiatori Fausto Brizzi, Lorenzo De Luca e Marco Martani. Si ride a denti stretti, ma solo a tratti, grazie a battute di una banalità sconcertante che fortunatamente si succedono a buon ritmo, permettendo a un lazzo di De Sica di far dimenticare il precedente frizzo di Boldi (e viceversa). Ma i due campioni del botteghino non sono i peggiori fra i membri del cast assemblato da Parenti. I Fichi d’India ripetono se stessi fino alla nausea, tanto che persino i loro personaggi si chiamano Max e Bruno, proprio come chi li interpreta. Enzo Salvi è un rapper tanto fastidioso quanto scontato nella sua caratterizzazione, così come l’avvocato napoletano interpretato da Biagio Izzo. Forse tra vent’anni diventerà un film di culto, come sembra stia accadendo al suo «antenato»
Vacanze di Natale.
Oggi
Natale in India
è solo un brutto film.
(maurizio zoja)

Yuppies – I giovani di successo

Un notaio, un dentista, un pubblicitario e un rivenditore d’auto, con il mito dei soldi, del potere, della fama, delle belle donne e, ovviamente, di Gianni Agnelli, tengono banco per oltre un’ora. Uno dei film più brutti e volgari del cinema italiano.

Eccezzziunale… veramente

Abatantuono superstar, qui impegnato in tre personaggi: Donato, capo degli ultrà del Milan obbligato però a rinnegare la sua fede calcistica per amore della fidanzata; Franco, tifoso interista sempre nei guai con la moglie e vittima di scherzi e scommesse iellate; e Tirzan, scalmanato camionista jueventino che per seguire la sua squadra si fa pure rubare il camion a Parigi. Vanzina crea personaggi riuscendo a disegnare lo spaccato di un’Italia cialtrona, ma comunque simpaticamente genuina. E lo fa grazie a un’interpretazione di Diego Abatantuono che qui crea definitivamente un’icona del cinema italiano: quella di un grande comico con trovate, modi di dire e battute ancora oggi irresistibili.

La fidanzata di papà

Barbara e Matteo vivono e lavorano a Miami dove gestiscono un ristorante. Matteo è gelosissimo della sua fidanzata, ma in realtà è Barbara che dovrebbe guardarsi da quella seduttrice di Felicity che insidia da sempre il suo Matteo. Ed è a Miami, non in Italia, che Barbara e Matteo decidono, a sorpresa, di far nascere il loro bambino e richiamare così Oltreoceano tutti i parenti più cari.

Massimo, il padre di Matteo, titolare di un albergo nel centro di Cortina, è un uomo allegro, a volte stralunato. Con lui vivono la figlia Lara e il cognato Eros, cuoco romano, sboccato e alla perenne ricerca di una donna.

Angela, la madre di Barbara, è una donna manager che incute una certa soggezione, proprietaria di una catena di ristoranti tra Miami, Los Angeles e New York, dove abitualmente vive. Sua assistente personale, Maria, un attoruncolo costretto a perpetuare un assurdo travestimento in panni femminili, nato quasi per gioco, pur di non perdere il suo impiego.

Quando tra Barbara e Matteo scoppia una profonda crisi che sembra insanabile, allora Massimo e Angela, si ritrovano complici giocoforza e scoprono di avere più cose in comune di quanto immaginassero.

Grandi magazzini

I locali dei Grandi Magazzini ospitano una numerosa schiera di variegati personaggi che vanno dal direttore affascinante allo sfortunato fattorino, dai ladri pasticcioni al giovane commesso, fino ad arrivare all’ambizioso capo del personale. Il classico elefante che partorisce il topolino: un cast davvero imponente per un film sciatto e scarso di trovate. Si salvano in pochi. Tra questi, spicca Nino Manfredi, nel ruolo di un attore costretto a lavorare per la pubblicità, che fa spiritosamente il verso a se stesso.
(andrea tagliacozzo)

Scuola di ladri – Parte seconda

Seguito di
Scuola di ladri
, realizzato l’anno prima dallo stesso team. I cugini Dalmazio ed Egisto si incontrano casualmente in una lussuosa villa che entrambi intendevano svaligiare. Miracolosamente scampati alla cattura della polizia, i due, rendendosi conto di aver bisogno di una più curata organizzazione per riuscire nelle loro imprese, chiedono aiuto allo zio che già una volta li aveva beffati. Già il primo film non brillava per qualità. Questo sequel è ovviamente peggiore.
(andrea tagliacozzo)

Il tenente dei carabinieri

Il tenente dei Carabinieri Duilio Cordelli (Montesano) è alle prese con due indagini difficili: la prima relativa a uno spaccio di banconote false, la seconda a una rapina di oltre sessanta miliardi. L’omicidio dell’autore delle prime suggerisce all’ufficiale che tra i due casi c’è un collegamento. Il film, piuttosto mediocre, si regge soprattutto sulla verve di Enrico Montesano che aveva già indossato i panni del tutore dell’ordine due anni prima ne
I due carabinieri
.
(andrea tagliacozzo)

Matrimonio alle Bahamas

Valentina, figlia di un tassista milanese trapiantato a Roma, vince una borsa di studio e vola a Miami, lasciando a Milano il suo neofidanzato. Tornata a casa per Natale, scopre che lui si è già consolato con un’altra. Tornata negli Stati Uniti, si innamora, ricambiata, di un ricchissimo ragazzo americano, figlio di un magnate della finanza di origini napoletane. I due decidono di sposarsi e la famiglia e gli amici di Valentina vengono invitati alle Bahamas per un matrimonio da sogno. Ne succederanno di tutti i colori.

Bodyguards-Guardie del corpo

Tre guardie del corpo devono badare a una showgirl, un altro al cane di Anna Falchi, il terzo a Luca Laurenti… Una breve premessa. Non si può giudicare un film o un filone in base agli incassi (vecchio discorso liquidato da una battuta di
Cuore
: «Mangiate merda. Cento miliardi di mosche non possono sbagliare»). Però, di fronte alla commedia becera, di cassetta, dei vari Vanzina, Oldoini, Neri Parenti, sarebbe anche scorretto rigettare tutto con sdegno, facendo finta che ogni Natale milioni di spettatori spediscano al cinema la loro controfigura deleteria e che qualsiasi cosa compaia in questi film sia necessariamente schifosa.

Questo per dire che sì,
Bodyguards
è un film di lazzi piuttosto meschini, di tipi che si compiacciono della propria idiozia e di spezzoni di calendari con belle figliole nude-look. Una formula collaudata, di per sé poco interessante. Tuttavia, stavolta, ci sono almeno 20 minuti di grande cinema che ci sentiremmo di consigliare a chiunque. Parliamo della parte di film in cui Boldi finisce per badare il cane di Anna Falchi dentro lo zoo in cui stanno scattando le foto per il prossimo calendario della ragazza. Con modestia ed efficacia, Boldi sottopone il suo personaggio alla parata animalesca con cui si sono cimentati prima o poi tutti i grandi del passato e del presente, dai Marx (
Animal Crackers
) a Jim Carrey, passando per il geniale belga Alfred Machin che, ai tempi del muto, fece della animal comedy un vero e proprio marchio di fabbrica.

Neri Parenti, tutt’altro che stupido, sa che quella è la parte buona del film, e attribuisce ai suoi personaggi nomi in tema (Leone, Pecora, Marmotta sono i cognomi dei tre carabinieri…), suggerendo una similitudine lusinghiera per i suoi attori. Il resto è tette, camei televisivi, battutacce dialettali. Ma se 20 minuti di cinema, coi tempi che corrono, vi sembran pochi…
(giacomo manzoli)