Sister Act 2 – Più svitata che mai

Affabile sciocchezzuola che poco credibilmente ripropone la Goldberg in mezzo alle suore, ad allenare le studentesse partecipanti a una gara di canto, con il cattivo Coburn che trama per far chiudere la scuola. Anche se qualcuno degli autori forse ha visto troppe volte Le campane di Santa Maria, questo inutile sequel vi lascia con il sorriso sulle labbra, grazie a un esaltante finale in musica e alla sequenza dei titoli di coda che è la cosa migliore del film. Molto lento all’inizio.

Il denaro non è tutto

Un musical arioso e brillante, ma a corto di ironia: le atmosfere giocose compensano la carenza di idee, mentre Errol — un ex riccastro ormai sul lastrico — tenta di recuperare le proprie fortune tramando con la servitù. Belli i brani di Sinatra, al debutto come protagonista: The Music Stopped e I Couldn’t Sleep a Wink Last Night. Due nomination all’Oscar.

Sister Act – Una svitata in abito da suora

Una cantante di night-club di Reno, che il fidanzato gangster vuole far fuori, si nasconde in un convento, dove porterà una botta di vita facendo la direttrice del coro. Una commedia molto popolare, scritta (da Joseph Howard, alias Paul Rudnick) e diretta con grande astuzia, con un ruolo perfetto per la Goldberg, anche se la caratterista veterana Wickes ha molte delle battute più divertenti. Con un sequel.

Piccole donne

Squisita versione cinematografica del classico di Louisa May Alcott ambientato ai tempi della guerra civile che narra di quattro sorelle affiatate che finiscono per dover lasciare il loro rifugio nel New England. Un cast perfetto è capitanato dalla Ryder, la testarda Jo, con la Sarandon, quella forza della natura di Marmee. Non un momento sbagliato o una mossa falsa per l’intero film, anche se i puristi obietteranno che Marmee si riempe la bocca di tesi femministe stile anni Novanta. La veterana caratterista Wickes minaccia di rubare ogni scena in cui compare nei panni della capricciosa zia March. Sceneggiatura di Robin Swicord.

Il gobbo di Notre-Dame

Storia intensamente drammatica e coinvolgente sul patetico e sottomesso Quasimodo, sul suo malvagio guardiano Frollo e sulla sola persona che gli dimostra gentilezza, la zingara Esmeralda. La scelta della Disney più strana di tutti i tempi per una favola animata che si presenta sorprendentemente bene: disegnata con cura, rappresentata con dinamismo, con canzoni che (anche se non memorabili) lavorano all’interno della struttura della storia. Gli intermezzi comici, che coinvolgono i tre amici “gargoyle” di Quasimodo, appaiono comunque forzati. Con un sequel, passato direttamente in homevideo.