L’ultima follia di Mel Brooks

Deludente tentativo di far rivivere le commedie del muto, con Brooks nella parte di un produttore cinematografico che spera in un ritorno. Le gag silenzioso vanno dalle molto divertenti alle non riuscite. I risultati non sono quella cannonata che avrebbero dovuto essere.

Frankenstein junior

Il dottor Friedrich von Frankenstein, perfetto americano moderno, torna in Europa e rimane invischiato nel progetto del suo celebre avo di ridare la vita ai morti. E in una notte di tempesta, la Creatura di Frankenstein verrà alla vita. Una delle migliori parodie cinematografiche di sempre, di certo l’unico film perfettamente riuscito di Mel Brooks. Pur risentendo del gusto camp anni Sessanta, che trova nelle bizzarrie dell’horror un terreno fecondo, Brooks fa un equilibrato, raffinatissimo, ipnotico clone dei classici della Universal anni ’30 (Frankenstein, ovviamente, ma anche La moglie di Frankenstein e Il figlio di Frankenstein , di cui è in effetti il remake). Alcuni dei maggiori nomi dell’umorismo ebreo-americano si ritrovano in un film esilarante, tutto giocato sull’idea che Hollywood ha dell’Europa: Wilder non è mai stato così bravo, Marty Feldman è un’icona. La parodia non scantona mai verso il demenziale metafilmico (tipo Io, Beau Geste e la legione straniera , o tipo Zucker and Abrahams). Tutto è millimetricamente mantenuto sul filo del calco: non si esce mai dal genere, ma si ride come raramente è capitato. La Creatura è Peter Boyle, il vecchio cieco Gene Hackman. (emiliano morreale)

Io, Beau Geste e la legione straniera

Il comico Marty Feldman, all’esordio nella regia, realizza uno scherzoso rifacimento del
Beau Geste
di William Wellman (del ’39, con Gary Cooper). Due fratelli, uno bellissimo, l’altro di una bruttezza sconvolgente, sono i figli di un Lord inglese. Il bello ruba un brillante di famiglia e si arruola nella legione straniera. Sulla falsariga di Mel Brooks – con il quale Feldman aveva realizzato
Frankenstein Junior
– ma senza l’inconfondibile tocco del maestro (che anche lo stesso Brooks ha perso ormai da almeno vent’anni).
(andrea tagliacozzo)