Uomini al passo

Esordio dietro alla macchina da presa di Martin Sheen. Nel 1965, il giovane disertore Franlin Bean viene inviato in un campo di prigionia militare in Germania. Il rapporto con i compagni, tutti afroamericani, è tutt’altro che idilliaco. La reclusione è resa ancora più difficile dalla severità del superiore, il sergente McKinney. Un’opera prima senza macchia e senza lode. La trama è un po’ scontata, mentre i personaggi avrebbero meritato un maggiore approfondimento psicologico.
(andrea tagliacozzo)

The Departed – Il Bene e il Male

The Departed

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Una scena del film

Diretto dal grande regista Martin Scorsese, The Departed (2006) è ambientato a Boston, Massachusetts. Frank Costello (Jack Nicholson) è il boss mafioso più temuto in città. Sotto la sua tutela, però, cresce Colin Sullivan (Matt Damon), il quale entra a far parte della squadra anticrimine della Polizia di Stato. Anche un altro ragazzo dei sobborghi di Boston, Billy Costigan (Leonardo DiCaprio) vorrebbe entrare a far parte della Polizia, ma viene scartato in quanto ritenuto inadatto. Tuttavia, gli viene concesso di partecipare a un’operazione sotto copertura come infiltrato nella band di Costello.

Ma anche Colin ha rapporti con lo spietato boss, passandogli informazioni sui movimenti della Polizia. Di conseguenza, quest’ultima ha a che fare con una talpa, che intralcia la giustizia e favorisce la criminalità. Chi avrà la meglio? Colin o Billy? E da che parte sta esattamente il bene? E il male?

Curiosità

  • Il tema del film è l’ambivalenza del bene e del male. Infatti, i due protagonisti Colin e Billy possono essere visti come due facce della stessa medaglia. Ciò che si tenta di comunicare agli spettatori è che la scelta di intraprendere la via della giustizia piuttosto che quella della delinquenza non prescinde necessariamente dall’ambiente e dall’educazione con cui cresce un individuo.
  • Un’altra tematica ricorrente è il rapporto padre-figlio: Costello è una figura paterna per i due ragazzi.
  • C’è un significato nel finale del film, dove sullo sfondo della cupola d’oro un ratto cammina sulla ringhiera del balcone di Colin Sullivan: nulla è come sembra e c’è del marcio, dello sporco (tale da attirare un ratto) anche in un lussuoso interno per individui agiati.
  • Le riprese si sono svolte a Boston e New York tra il 21 aprile e il 27 agosto 2005.
  • Il film ha avuto successo di pubblico e critica, vincendo numerosi premi, tra cui quattro premi Oscar: miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio. Mark Wahlberg è stato inoltre candidato come miglior attore non protagonista.

La zona morta

Dall’omonimo best-seller di Stephen King. Un giovane insegnante rimane vittima di un incidente stradale ed entra in coma, riprendendo conoscenza solo cinque anni più tardi. Dopo una lunga riabilitazione, il giovane scopre di avere acquisito poteri paranormali che gli permettono di predire eventi. David Cronenberg abbandona gli effetti truculenti dei suoi horror precedenti per dare maggior rilievo ai risvolti psicologici ed emotivi del protagonista, interpretato da un bravissimo Christopher Walken. Un film intelligente, a tratti persino toccante. (andrea tagliacozzo)

Spawn

Il sicario del governo White viene ucciso dal cattivo capo Sheen e va all’inferno, dove un demone lo fornisce di grandi poteri e lo rimanda sulla terra. Nonostante gli sforzi del clown infernale Leguizamo, diventerà un eroe. Uno stile visivo barocco è la qualità migliore del film, ma questo non basta a compensare i molti difetti, fra cui una trama noiosa, banale e illogica. Bella la mantella, comunque. Dal fumetto di Todd McFarlane. Il “director’s cut”, vietato ai minori, ha oltre un minuto di scene in più.

Cassandra Crossing

A Ginevra, due terroristi entrano in un laboratorio dove si sperimentano armi chimiche e contraggono un pericoloso virus. Uno dei due riesce a fuggire e a salire su un treno diretto in Svezia. Per evitare un’epidemia, le autorità dirottano il convoglio verso la Polonia. Spettacolare ma prevedibile prodotto del filone catastrofico che cerca di sopperire alle mancanze della sceneggiatura con le fugaci apparizioni di vecchie glorie del cinema mondiale. (andrea tagliacozzo)

Apocalypse Now

Palma d’oro al festival di Cannes del 1979, dal romanzo di Joseph Conrad «Cuore di tenebra». Nel Vietnam, al terzo anno di guerra, un capitano dei corpi speciali viene inviato ai confini della Cambogia con l’incarico di uccidere un colonello che, impazzito, ha disertato. L’odissea del capitano offre a Coppola il pretesto per un viaggio infernale (e a tratti visionario) nell’animo umano. Girato in condizioni impossibili nelle Filippine – dove la troupe restò per un anno e mezzo – il film rischiò di far colare a picco il regista, che s’indebitò non poco per portarlo a termine. Del film esiste una nuova versione – decisamente più lunga dell’originale – presentata al Festival di Cannes del 2001. Le vicissitudini delle riprese del film sono fedelmente riportate in Viaggio all’inferno, un documentario del ’92 diretto da Fax Bahr e George Hickenlooper. (andrea tagliacozzo)

Prova a prendermi

Prova a prendermi

mame cinema PROVA A PRENDERMI - STASERA IN TV IL CULT DI SPIELBERG scena
Una scena del film

New Rochelle (New York), 1964. La famiglia del giovane Frank Abagnale Jr. (Leonardo DiCaprio) affronta dei problemi con il fisco e viene costretta a trasferirsi in un modesto appartamento. Questo è motivo di grande sconforto per gli Abagnale, che fino a questo momento hanno condotto una vita agiata. Inoltre, la madre del ragazzo, Paula (Nathalie Baye), tradisce il marito, causando la fine del loro matrimonio. Incapace di decidere con quale dei due genitori restare, Frank scappa di casa. Per sopravvivere, il giovane inizia a compiere delle truffe. Ma l’agente dell’FBI Carl Hanratty (Tom Hanks) comincia a dare la caccia al truffatore. Da qui il titolo Prova a prendermi, sfida canzonatoria di Frank nei confronti di Carl.

Riuscirà l’agente a catturare il piccolo delinquente? Se sì, che ne sarà di Frank? Per quanto ancora vivrà come un fuorilegge?

Curiosità

  • Il film è un adattamento del romanzo autobiografico Catch Me If You Can di Frank Abagnale Jr.
  • La pellicola ha ottenuto un buon successo, aggiudicandosi anche due nomination agli Oscar 2003 per la migliore colonna sonora e per il miglior attore non protagonista a Christopher Walken.
  • La regia del film era stata affidata inizialmente a Gore Verbinski. Il regista, tuttavia, era già impegnato con le riprese di Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna (2003).
  • Il ruolo dell’agente Carl Hanratty era stato dato a James Gandolfini, il quale dovette poi rinunciare per i suoi impegni con la serie tv I Soprano.
  • La pellicola è stata la prima dal 1988 in cui Tom Hanks non riceve il compenso più alto, concesso invece a Leonardo DiCaprio.
  • Il film è stato girato in soli 56 giorni in più di 140 location degli Stati Uniti e del Canada.
  • Leonardo DiCaprio ha recitato quasi sempre in cattive condizioni di salute. Inoltre, il vero Frank Abagnale Jr. fa una comparsa nel ruolo di un poliziotto francese.
  • Nel film compare anche il figlio di Spielberg: si tratta del ragazzo che dorme sull’aereo dietro DiCaprio quando viene riportato negli Stati Uniti dalla Francia.

Wall Street

Bud Fox, giovane e ambizioso agente di borsa, fa di tutto per entrare nelle grazie di Gordon Gekko, affarista senza scrupoli ricco e potente. Per poter lavorare con questi, il giovane non esita a fornirgli informazioni riservate. Oliver Stone descrive l’universo della finanza con un ritmo vertiginoso, fino quasi a stordire lo spettatore con le continue evoluzioni della macchina da presa. La storia, però, è prevedibile e didascalica, e il tono moralistico che emerge soprattutto nel finale è quasi insopportabile. Michael Douglas, nel ruolo del magnate, vinse l’Oscar 1987 come miglior attore protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Conflitti di famiglia

Adattamento artefatto (firmato da James Duff a partire dalla sua commedia Homefront) in cui Estevez — veterano del Vietnam da poco congedato — cerca di passare oltre e di andare avanti con la propria vita, ma continua a essere tormentato dalle sue esperienze di guerra. La famiglia è incapace di affrontare il fatto che il ragazzo che era partito per il fronte non è quello che è tornato a casa. Grandi interpretazioni, specialmente quella della Bates, ma le buone intenzioni sono superiori ai risultati. Panavision.

Apocalypse Now Redux

Deve essere costata non pochi ripensamenti alla Miramax (la major produttrice di Apocalypse Now Redux) la decisione di far uscire il film nelle sale, nonostante i fatti dell’11 settembre. In America, di questi tempi, i cinema che proiettano film di guerra, o che contengono scene di violenza, vanno a dir poco deserti. Del resto l’idea di rimontare il film del 1979 era rimasta per vent’anni in un cassetto e qualche mese in più non avrebbe fatto differenza. Certamente è vero che questo è un film contro la guerra, ma non è stata questa la considerazione decisiva. La forza espressiva di Apocalypse è tale da superare qualsiasi ostacolo, sia parte del pubblico che della stampa, e la contestata vittoria della Palma d’oro a Cannes nel 1979 non è che una parziale conferma.

Va detto subito che, almeno per i cinefili, la versione Redux (chissà perché Redux visto che è più lunga di quasi un’ora) non può sostituire quella vecchia. La può semmai affiancare, integrare grazie all’aggiunta delle scene scartate nel montaggio originale. Le ragioni sono semplici: anche se Coppola sostiene che il montaggio del 1979 fu il frutto delle pressioni dei creditori e della stampa per i quali era ormai diventato lo zimbello (oltre due anni di post-produzione), era pur sempre il montaggio a cui molti si erano affezionati. Un’opera d’arte e quindi un film vive anche oltre le intenzioni dell’artista, per ragioni che sono legate al caso e alla sensibilità dei fruitori. Per quanto riguarda nello specifico la versione italiana poi, è comprensibile, anche se fastidioso, che siano stati cambiati tutti i doppiatori dei personaggi che sono presenti anche nelle scene aggiunte (quindi tutti i più importanti), ma perché cambiare anche la traduzione dei dialoghi? La risposta a questa domanda è contenuta nelle modalità con le quali questa operazione è stata fatta: sono molto più chiari, quasi didascalici.

Questo, associato a un montaggio assai più fluido con meno salti logici, conferisce al prodotto finale una maggiore intelligibilità, in poche parole il film è meno criptico, ma forse anche meno poetico. Queste le ombre, le luci invece sono costituite da tutto il resto. La cura con cui il film è stato rimontato: non inserendo semplicemente le nuove scene sul vecchio montaggio, ma rimontando ex-novo i cosiddetti «giornalieri», cioè il girato quotidiano della pellicola originale. La fotografia di Vittorio Storaro è più splendente che mai e anche il suono rimasterizzato fa il suo dovere, (la scena dell’attacco degli elicotteri con Wagner a tutto volume dà i brividi). E poi ci sono le scene nuove: le sequenze più importanti aggiunte sono tre. Una scena in cui la pattuglia si imbatte nelle conigliette di Playboy che si concedono in cambio di una tanica di cherosene. La famosa scena della piantagione francese, nella quale i protagonisti incontrano un gruppo di coloni francesi, rimasti lì dopo la sconfitta di Dien Bien Phu che permette a Coppola di esprimere la sua posizione politica sulla presenza americana in Vietnam e soprattutto di inserire una scena d’amore tra Martin Sheen e Aurore Clement. E infine un paio di minuti in più di monologo di Marlon Brando, originariamente tagliati perché molto duri con i vertici politici e militari americani. Il cinefilo di razza si divertirà poi a scoprire le decine di brevi sequenze aggiunte in questa nuova versione, che tiene incollati alla poltrona per ben tre ore e ventidue minuti. (ezio genghini)

Bobby

Il 4 giugno 1968 all’Ambassador Hotel di Los Angeles c’è una trepidante attesa per l’arrivo del senatore Robert Kennedy, il probabile futuro presidente degli Stati Uniti. La vita delle persone dell’albergo è condizionata dall’evento. I preparativi degli addetti, i clienti, gli attivisti del Partito Democratico, gli invitati, i giornalisti: tutto ruota attorno al discorso che si terrà quella notte, pronunciato il quale Kennedy verrà ucciso. 

The Believers – I credenti del male

Dopo la tragica scomparsa della moglie, lo psichiatra della polizia Carl Jamison si trasferisce a New York assieme al figlio. Indagando su una serie di orrendi delitti, perpetrati prevalentemente ai danni di bambini, Cal intuisce che i folli responsabili appartengono a una setta religiosa denominata «Santeria». Un thriller non sempre all’altezza della situazione, ma il mestiere del regista si sente. John Schlesinger riesce infatti a creare un’atmosfera inquietante e angosciosa, anche se è spesso costretto a ricorrere a effetti raccapriccianti.
(andrea tagliacozzo)

Gandhi

Ampia narrazione della vita e dell’era di Mohandas K. Gandhi, dagli esordi come semplice avvocato fino a divenire il leader di una nazione e un simbolo di pace e comprensione per il mondo intero. La narrazione ad arte è perfetta, nella migliore tradizione dell’epopea hollywoodiana, ma la seconda metà del film non è avvincente quanto la prima. Kinsley è indimenticabile nel ruolo principale. Vinse otto Oscar fra cui quello per il miglior film, miglior attore protagonista, per la regia e la sceneggiatura (di John Briley). Fate caso a Daniel Day-Lewis nei panni di uno dei tre giovani che avvicinano Gandhi per strada.