The Ring

TRAMA

Una giovane ragazza muore in circostanze misteriose dopo aver visto una strana videocassetta. Il nastro maledetto finisce nelle mani della giornalista Rachel che, dopo aver visionato il video, è vittima di strani e incomprensibili avvenimenti. La leggenda metropolitana è più vera di quel che sembra, Da questo momento ha solo sette giorni per risolvere l’enigma e salvarsi la vita.

mame cinema THE RING - STASERA IN TV L'HORROR DI VERBINSKI Aidan
THE RING: AIDAN (DAVID DORFMAN) HA APPENA VISIONATO IL VIDEO MALEDETTO.

Nel lontano 2002 The Ring ha fatto conoscere a noi occidentali il J-Horror ossia il cinema d’orrore prodotto in  Giappone (e per trazione in tutto il sol levante). Con se ha portato tutta una serie di cliché: fantasmi, maledizioni legate ad oggetti e ragazze dai lunghissimi capelli corvini dai movimenti scattosi e contorsionistici. Il film diretto da Gore Verbinski è infatti il remake del giapponese Ringu di Hideo Nakata del 1998. Ed è forse uno di quei pochi casi in cui il remake è addirittura meglio dell’originale.

Una pellicola che si apre come un teen movie ma che in realtà nasconde una storia morbosa e inquietante riuscendo in pieno nel suo intento principale: spaventare lo spettatore. Una meravigliosa fotografia sui toni del blu e del grigio unita ad una regia ispirata e dai tempi esatti, fanno di The Ring un piccolo cult contemporaneo del genere ghost stories. Molto convincente Naomi Watts nei panni di Rachel e David Dorfman in quelli del piccolo Aidan. Una mensione particolare va alla protagonista dell’intera pellicola, ossia, la videocassetta: una sequela di immagini partorite dal peggiore degli incubi. Assolutamente da brividi!

CURIOSITÀ SU THE RING

Per il ruolo di Rachel vennero vagliati diversi nomi prima di arrivare a Naomi Watts:  Liv Tyler, Nicole Kidman, Jennifer Connelly, Gwyneth Paltrow, Kate Beckinsale. Nel 2005 la Connely sarà la protagonista di un altro remake di un J-Horror, ossia, Dark Water.

La versione DVD di The Ring contiene alcune scene inedite e un’opzione segreta che permette di visionare il video della videocassetta in maniera completa.

Nell’inquietante videotape è possibile sentire la voce di una bambina che canta. Si tratta di una canzone composta da Hans Zimmer appositamente per il film intitolata Samara Song.

Quindi questa sera preparatevi a una bella dose di paura e non perdetevi The Ring di Gore Verbinski alle 21:15 su SPIKE.

Matrimoni & pregiudizi

Trovare un marito alle quattro figlie è l’obiettivo principale di Mrs Bakshi. «Sistemata» la maggiore, promessa sposa di un avvocato indiano che ha fatto fortuna a Londra, la donna segue con apprensione il flirt tra la secondogenita e un giovane albergatore americano. Fra Goa, Londra e Los Angeles, la storia d’amore si trascina tra alti e bassi fino al prevedibilissimo lieto fine.
Già regista del non irresistibile Sognando Beckham, l’angloindiana Gurinder Chadha ha deciso di lanciarsi in un’impresa sulla carta interessante: raccontare Hollywood e Bollywood, sono parole sue, con una sensibilità del tutto inglese. Molto liberamente tratto da Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, il film naufraga però fin dai primi minuti in un mare di banalità, al cui confronto i dialoghi di Beautiful sembrano scritti da Quentin Tarantino. Edulcorando al massimo le caratteristiche dei film di Bollywood, la Chadha ha confezionato un film la cui pochezza lascia allibiti, soprattutto considerando i notevoli mezzi messile a disposizione dalla produzione. Ribattezzato da qualcuno Il mio grosso grasso matrimonio indiano (ma il film di Joel Zwick, pur non essendo un capolavoro, era decisamente meglio), Matrimoni e pregiudizi ha i suoi unici elementi di interesse nelle riuscitissime coreografie delle scene cantate e ballate e nell’avvenenza della splendida Aishwarya Rai, già Miss Universo. Troppo poco. (maurizio zoja)

Windtalkers

Durante la Seconda Guerra Mondiale, alcuni indiani Navajo vengono reclutati tra le fila dei marine, impiegati dall’esercito per comunicare fra i vari reparti in codice usando la lingua nativa. A ogni Navajo è assegnato una sorta di guardia del corpo, incaricata di proteggere il codice, anche a costo, in caso di cattura da parte del nemico, di uccidere il soldato pellerossa. Sopravvissuto per miracolo a una dura battaglia nelle Isole Salomon, Joe Enders riceve l’incarico di seguire come un’ombra il soldato indiano Ben Yahzee. Dato l’incarico e i rischi che questo comporta, Joe, che si è fino a ora dimostrato un marine ligio al dovere, vorrebbe evitare di stringere amicizia con la recluta Navajo. Ma gli avvenimenti lo costringeranno a cambiare idea. Windtalkers è un brutale dramma bellico, in cui confluiscono alcuni temi cari a John Woo, primi fra tutti la vocazione più o meno consapevole all’eroismo – meno cavalleresco che in altre occasioni, venendo stavolta a mancare il rispetto per il nemico, praticamente invisibile o quasi – e l’amicizia virile. Il regista di Hong Kong aveva già affrontato il genere bellico, seppur in una prospettiva completamente diversa, in altre due occasioni: nel 1983 con Heroes Shed No Tears (il film venne poi distribuito tre anni più tardi con il titolo Sunset Warriors) e nel 1990 in uno dei suoi lavori più ispirati, l’epico Bullet in the Head. Il risultato questa volta è tutt’altro che perfetto, specialmente nella prima parte, a causa della zoppicante sceneggiatura di John Rice e Joe Batteer, pronti a mettere nel calderone ogni luogo comune del genere. Il film migliora nella seconda metà in cui Woo si concentra nel complesso rapporto tra Joe e Ben, sulle radici culturali e religiose dei Navajo (con esiti suggestivi, senza fortunatamente ricorrere a prevedibili stereotipi) e in alcune eccellenti (se non proprio memorabili) sequenze d’azione, la maggior parte delle quali d’inaudita violenza (in particolare nei corpo a corpo). Su tutto aleggia come al solito la spiritualità del regista, da sempre affascinato dal doloroso calvario (con l’inevitabile immolazione dell’eroe) di stampo prettamente cristiano. (andrea tagliacozzo)