La tempesta perfetta

Nel 1991 Clooney e la sua ciurma si imbarcano da Gloucester a caccia di pesce spada a bordo della Andrea Gail. Incontreranno una tempesta immane, e moriranno tutti. Ma allora da chi è stata raccontata questa storia, che dovrebbe essere vera? Petersen vorrebbe rifare una di quelle vecchie sane pellicole di uomini e mare di tanto bel cinema americano, ma non gli riesce nulla: i personaggi hanno una statura sottozero, figurarsi se riescono a raggiungere la mitologia; i dialoghi fanno venir voglia di turarsi le orecchie (una delle chicche fa più o meno così: «Il mio ragazzo è là fuori a rischiare la vita per degli stupidi pesci spada», dice la fidanzata di Wahlberg nel bar dove si dispera; «È il gioco», risponde il proprietario taccagno dell’Andrea Gail); la tragedia nelle acque della seconda parte è ripetitiva, noiosa e alla fine ridicola; la regia si getta nella retorica con una forza che spera classicheggiante e riesce perfino penosa.

Un film di un’idiozia cosmica, basato su una storia di idioti (il capitano Clooney e la sua banda che prima decidono di infilarsi nella tormenta e poi, a un certo punto, pensano sia meglio tornare indietro raggiungono punte di pura fesseria) e messo insieme da gente di pari livello.
(pier maria bocchi)

The Departed – Il Bene e il Male

The Departed

mame cinema THE DEPARTED - STASERA IN TV IL FILM DI SCORSESE scena
Una scena del film

Diretto dal grande regista Martin Scorsese, The Departed (2006) è ambientato a Boston, Massachusetts. Frank Costello (Jack Nicholson) è il boss mafioso più temuto in città. Sotto la sua tutela, però, cresce Colin Sullivan (Matt Damon), il quale entra a far parte della squadra anticrimine della Polizia di Stato. Anche un altro ragazzo dei sobborghi di Boston, Billy Costigan (Leonardo DiCaprio) vorrebbe entrare a far parte della Polizia, ma viene scartato in quanto ritenuto inadatto. Tuttavia, gli viene concesso di partecipare a un’operazione sotto copertura come infiltrato nella band di Costello.

Ma anche Colin ha rapporti con lo spietato boss, passandogli informazioni sui movimenti della Polizia. Di conseguenza, quest’ultima ha a che fare con una talpa, che intralcia la giustizia e favorisce la criminalità. Chi avrà la meglio? Colin o Billy? E da che parte sta esattamente il bene? E il male?

Curiosità

  • Il tema del film è l’ambivalenza del bene e del male. Infatti, i due protagonisti Colin e Billy possono essere visti come due facce della stessa medaglia. Ciò che si tenta di comunicare agli spettatori è che la scelta di intraprendere la via della giustizia piuttosto che quella della delinquenza non prescinde necessariamente dall’ambiente e dall’educazione con cui cresce un individuo.
  • Un’altra tematica ricorrente è il rapporto padre-figlio: Costello è una figura paterna per i due ragazzi.
  • C’è un significato nel finale del film, dove sullo sfondo della cupola d’oro un ratto cammina sulla ringhiera del balcone di Colin Sullivan: nulla è come sembra e c’è del marcio, dello sporco (tale da attirare un ratto) anche in un lussuoso interno per individui agiati.
  • Le riprese si sono svolte a Boston e New York tra il 21 aprile e il 27 agosto 2005.
  • Il film ha avuto successo di pubblico e critica, vincendo numerosi premi, tra cui quattro premi Oscar: miglior film, miglior regista, miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio. Mark Wahlberg è stato inoltre candidato come miglior attore non protagonista.

The Truth About Charlie

Pallido remake di Sciarada, anche questo ambientato a Parigi, con la Newton nel ruolo della fanciulla in difficoltà, Wahlberg in quello del suo nuovo e galante amico e Robbins in quello di un ufficiale governativo fin troppo sospettoso. Invece di giocare la storia con convinzione, il film ci tiene a distanza, portando l’attenzione su di sé con vertiginosi movimenti di macchina, musica cacofonica e indulgenti riferimenti alla Nouvelle Vague, con le apparizioni, inoltre, di tre dei suoi protagonisti (Aznavour, la Karina e la Varda). Accreditati quattro sceneggiatori per complicare la sceneggiatura di Peter Stone del 1963; uno di loro (Peter Joshua) è Stone sotto pseudonimo, che si è guadagnato i titoli per aver integrato la trama originale. Panavision.

Four Brothers

Quattro fratelli, due bianchi e due neri. Sono stati adottati e allevati dalla signora Evelyn Mercer e cresciuti frequentando la scuola della strada nella violenta periferia di Detroit. Ora i quattro, che forse mai si sono considerati una «vera» famiglia, sono cresciuti e ognuno ha preso la sua strada.
Il più giovane, Jack (Garret Hedlund), è diventato un cantante rock; il maggiore, Bobby (Mark Whalberg), è un balordo; Angel (Tyrese Gibson) ha appena trovato un po’ di stabilità: un modesto lavoro e una donna che ama; Jeremiah (André Benjamin), infine, piccolo imprenditore, vive una tranquilla vita da buon borghese.

Ma un tragico evento provoca la riunione della famiglia: la morte della madre adottiva, uccisa a sangue freddo durante una rapina in un negozio di alimentari; apparentemente è un omicidio frutto del caso. Le indagini dei quattro fratelli in cerca di vendetta sveleranno però una realtà ben più complessa…

Uno dei film più convincenti di John Singleton.
Four Brothers
amalgama ottimamente le caratteristiche più classiche del cinema di questo regista: atmosfere urbane
(Boyz N The Hood, Shaft)
e una certa estetica tamarra che sembra direttamente derivata dal mondo dei video musicali hip-hop, qui necessariamente meno spinta che nel precedente
2Fast2Furious.
Machismo, automobili costose, belle ragazze ispaniche e gangster afroamericani impellicciati e ingioiellati. Niente di nuovo sotto il sole, verrà da dire a chiunque conosca le altre pellicole girate da Singleton, che a 23 anni, ai tempi delle sue prime opere, era stato presentato come il nuovo Spike Lee (niente di più falso e fuorviante).

Ma i motivi di interesse non mancano; perché la storia è ben congegnata, e il regista riesce a mantenere sempre la tensione piuttosto alta. I personaggi, pur se in certi tratti poco credibili e molto stereotipati, sono ben delineati e funzionali alla narrazione, nonché decentemente interpretati, nonostante il cast che sinceramente ispira poca fiducia. Non male anche la prova di Andrè
Dre 3000
Benjamin, che se la cava dimostrando di non essere un artista di spessore solo in campo musicale (con il rapper Big Boi forma il celeberrimo gruppo degli Outkast).
Four Brothers non sarà un capolavoro, ma certamente cattura una serie di

estetici che caratterizzano l’America dell’ultimo decennio. Un bene o un male? Al pubblico la risposta.
(michele serra)

Max Payne

Max Payne è un poliziotto ribelle, determinato a trovare le persone responsabili dei brutali omicidi della sua famiglia e del suo collega Alex. In cerca di riscatto, la sua indagine ossessiva lo porta in un viaggio da incubo nei bassifondi più oscuri. Mentre il mistero si infittisce, Max è obbligato a combattere dei nemici sovrannaturali e fronteggiare un tradimento impensabile.

The Fighter

Dicky Eklund è un pugile professionista: dopo una vita fatta di crimini e droga, si trasforma in allenatore. Proprio sotto la sua guida, il fratellastro Micky “The Irish” Ward, combatte per diventare campione del mondo della sua categoria, nonostante avesse abbandonato in un primo momento la carriera di pugile.

I poliziotti di riserva

Ambientato a New York. La vicenda dei due detective Allen Gamble (Will Ferrell), che in qualità di revisore dei conti ama trascorrere il suo tempo tra le scartoffie piuttosto che affrontare la vita di strada, e di Terry Hoitz (Mark Wahlberg), un ragazzo dai modi un pò ruvidi che, dopo lo sfortunato incontro con Derek Jeter, è stato affiancato ad Allen come suo collaboratore. I due vengono messi insieme per formare una nuova coppia di lavoro, ma le loro rispettive reputazioni non sono certo tra le migliori nel dipartimento. I loro idoli sono due loro super-colleghi, Danson e Manzetti, e quando hanno finalmente la possibilità di mettersi in luce e conquistare credibilità, le cose non si mettono proprio per il meglio

The Italian Job

Los Angeles. L’astuto ladro Charlie e il suo amico di vecchia data John, sfuggito alla libertà vigilata, decidono di riunire un gruppo di fidati professionisti del mestiere e organizzare un colpo a Venezia. Obiettivo: rubare una cassaforte contenente trentacinque milioni di dollari in lingotti d’oro. Il colpo riesce ma al momento della spartizione Steve, uno dei componenti della banda, organizza un’imboscata e si impadronisce di tutto il denaro, uccidendo John e credendo di essersi sbarazzato di tutti gli altri. Un anno dopo, Charlie e Stella, figlia di John nonché esperta in scasso, ritrovano Steve e meditano un piano per vendicarsi…

Nato come remake del cult
Colpo all’italiana,
così venne tradotto in Italia l’omonimo film del 1969,
The Italian Job
è una piacevole sorpresa che l’estate riserva agli amanti del genere. Qualcuno ricorderà il Micheal Caine della pellicola d’annata che allora si cimentava con un memorabile colpo a Torino (da cui il titolo) ma poco o nulla ritroverà nel film in questo momento sul grande schermo. Il regista F. Gary Gray conferma l’innegabile abilità di
director
già emersa nel particolarissimo
Il negoziatore
raccontando l’organizzazione del colpo, il consumarsi del tradimento, la meditata vendetta e l’immancabile colpo di scena finale, il tutto condito da una buona dose di ironia e da un montaggio inedito, quantomeno per una produzione hollywoodiana che evita i ritmi nevrotici cui lo spettatore odierno si sta suo malgrado abituando. Non mancano gli effetti speciali del caso, utilizzati in scene costruite appositamente per catturare l’attenzione e creare suspance (come peraltro richiede il genere degli
heist
movie che tanto successo sta avendo negli ultimi tempi) e di fronte al lungo inseguimento (accompagnato dalle musiche dei Pink Floyd) in cui sono state utilizzate ben trentadue Mini Cooper coloratissime e abilmente truccate (gentilmente offerte dalla Bmw), si rimane letteralmente senza fiato.
The Italian Job
è un film che non ha paura di cambiare ritmo e stile a ogni snodo del racconto e che trova il suo punto di forza in una sceneggiatura a tratti divertente e divertita, anche se la sensazione è quella di trovarsi più di fronte a una commedia condita di omicidi e rapine che a un thriller dai risvolti drammatici. La validità della troppo breve prova di Donald Sutherland (John) era scontata, ma accanto a lui ci sono un perfido Edward Norton (Steve), come al solito bravissimo nell’interpretare personaggi sgradevoli e totalmente privi di etica e morale (come già accaduto in
Schegge di paura
e
Fight Club)
e la bionda Charlize Theron, mai così bella e in grado di bucare lo schermo con una sola occhiata. Buone notizie, insomma, per tutti coloro che amano il cinema scacciapensieri e che vanno in sala con l’intento di divertirsi ma non si accontentano di assistere a due ore di effetti speciali. Una bella storia, un film piacevole, non un evento.
(emilia de bartolomeis)