Tre vite e una sola morte

Al clan dei ruiziani di provata fede, non immuni da quel pizzico di compiacimento che si prova a far parte delle carbonerie, non parve vero di poter finalmente assistere a un film del proprio idolo nientemeno che in una…ordinaria sala cinematografica, lontani per una volta dall’atmosfera vagamente blasé di festival e rassegne. Tutto ciò accadeva nel ’96 e quasi esclusivamente per merito della presenza del Marcello nazionale, qui impegnato in una delle sue ultime apparizioni. Da allora il «miracolo» si è ripetuto a cadenze regolari, con
Genealogia di un crimine
e il parziale infortunio di
Autopsia di un sogno
, fino al temerario adattamento proustiano de
Il tempo ritrovato
passato sugli schermi non più di qualche mese fa. Certo le folle non sono state oceaniche, ma se non altro qualche spettatore in più ha potuto sperimentare direttamente il vorticare di ombre, fantasmi, sdoppiamenti e striplamenti (?) di personalità, paradossi spazio-temporali, decessi e relative resurrezioni che anima le invenzioni di questo cineasta vagabondo e senza bandiere, prolifico ai limiti dell’incontinenza e nemico dichiarato di ogni continuità logico-razionale. Ironia e scetticismo come antidoto alla dolorosa incomprensibilità del mondo: c’è chi si ostina a scambiare i film di Ruiz per sfiziose elucubrazioni intellettuali; lui però non desiste e seguita a investigare, a modo suo, i meandri dell’inconscio, magari con mano meno felice di un tempo ma sempre mille miglia lontano dall’imperante banalità che opprime le nostre visioni.
(marco borroni)

Il fiore del mio segreto

Una donna di mezza età (Paredes), un tempo felice e scrittrice di successo, sembra soffrire un esaurimento. Il suo lavoro e il suo matrimonio (con un marito stratega militare spesso assente) non significano più nulla e deve imparare di nuovo a godere delle gioie della vita. Un ritratto più nitido e più cupo del solito per Almod&Aelig;var — anche se non privo di fiammate farsesche — che sembra stranamente ricordare le collaborazioni fra Douglas Sirk e Jane Wyman nella Hollywood degli anni Cinquanta.

La spina del diavolo

Nella Spagna del 1939, in piena guerra civile, il piccolo Carlos (Tielve), orfano di madre, perde anche il padre, ucciso in combattimento, e viene affidato alle cure di un commilitone di quest’ultimo. Dal canto suo, l’uomo non vuole certo averlo tra i piedi; quindi lo affida a un orfanotrofio situato in una provincia desolata, retto da un’anziana professoressa (Paredes) senza una gamba e pure comunista, che nasconde un tesoro di lingotti d’oro. Carlos dovrà adattarsi alla vita di comunità: sostenuto dal dottor Casares (Luppi) e da alcuni dei suoi nuovi compagni – principalmente il diffidente Jaime (Garçes) – troverà un pericoloso nemico nel malvagio Jacinto (Noriega), il più grande dei ragazzi ospitati dall’istituto. La situazione si farà esplosiva in seguito alle strane apparizioni del fantasma di Santi, un bambino scomparso dall’orfanotrofio in circostanze misteriose.

Tutto su mia madre

Tutto su mia madre

mame cinema TUTTO SU MIA MADRE - STASERA IN TV penélope
Penélope Cruz in una scena del film

Madrid. Manuela (Cecilia Roth) ha appena perso suo figlio, il diciassettenne Esteban (Eloy Azorin). Il ragazzo, infatti, è stato investito mentre cercava di rincorrere per un autografo Huma (Marisa Paredes), attrice dello spettacolo teatrale Un tram chiamato desiderio. Il giovane così muore, perdendo l’occasione di realizzare il suo grande proposito: incontrare il padre mai conosciuto. Tutto su mia madre, quindi, è la storia di Manuela, una madre che tenta di realizzare il desiderio del figlio, partendo per Barcellona alla ricerca di quest’uomo. Lì conosce Rosa (Penélope Cruz), una giovane suora che vuole andare in missione. Ma niente andrà come previsto: le donne, vere e uniche protagoniste di questa storia, si ritroveranno ad affrontare sorprese e nuove realtà.

Curiosità

  • Il film si chiude con una dedica del regista, Pedro Almodóvar a tutte le attrici e alla propria madre.
  • La scena dell’incidente è una citazione di Opening Night (1977) di John Cassavetes.
  • Inoltre, il titolo del film è un riferimento a Eva contro Eva (1950), il cui titolo originale è All About Eve. Nella scena iniziale, infatti, Manuela e suo figlio guardano proprio questo film.
  • Viene citato spesso Un tram che si chiama desiderio.
  • Nel 2000, la pellicola si è aggiudicata il premio Oscar come Miglior film straniero. E nella stessa categoria ha vinto ai Golden Globe dello stesso anno.
  • Tutto su mia madre si è aggiudicato anche il premio BAFTA come Miglior film straniero e Miglior regia.

Tacchi a spillo

Victoria Abril, Marisa Paredes, Miguel Bosé, Féodor Atkine, Bibi Andersen, RocÕo MuŒoz. Tipica e mediocre farsa alla Almod&Aelig;var sui conflitti e i grovigli interpersonali fra un’attrice celebre ed egocentrica (Paredes) e sua figlia, una giornalista tv (Abril). La prima parte ricorda l’Almodovar d’annata, poi la faccenda si fa seria (forse più del necessario). Il regista non lesina gli abituali tocchi sopra le righe — vedere, per credere, la prigione femminile — e le stilettate al mondo delle celebrità. Il protagonista maschile è Miguel Bosé (figlio dell’attrice italiana Lucia Bosé e del torero spagnolo Luis Miguel Dominguin, nonché popstar anni Ottanta in Italia e Spagna).