Barry Lyndon

Nell’Irlanda del Settecento, il giovane Redmond Barry, infatuatosi della cugina, sfida a duello un rivale in amore, capitano dell’esercito inglese. Credendo di aver ucciso l’ufficiale, Redmond fugge verso Dublino andando incontro a una odissea fatta di alti e bassi che lo porterà fino ai vertici dell’aristocrazia. Tratto dal romanzo di William M. Thackeray, uno dei lavori meno immediati di Stanley Kubrick – forse per via dell’eccessiva lunghezza – ma anche uno dei suoi più suggestivi e spettacolari. Un grande affresco decadente; o più precisamente, considerati i numerosi riferimenti pittorici del film, una straordinaria pinacoteca vivente. Per ricreare l’atmosfera dell’epoca, il regista è arrivato perfino a girare le scene notturne a lume di candela. Nonostante l’insuccesso commerciale, quattro Oscar al suo attivo (fotografia, adattamento musicale, scenografie e costumi). (andrea tagliacozzo)

Matrimoni e altri disastri

La 40enne Nanà gestisce a Firenze una piccola libreria insieme all’amica Benedetta. Da tempo single, Nanà non ha nessuna intenzione di dare una svolta alla propria esistenza: non vuole arricchirsi affermandosi professionalmente, e ha rinunciato da tempo a trovare l’uomo della sua vita. Ma qualcosa cambia in occasione del matrimonio della giovane sorella Beatrice con il simpatico Alessandro: una serie di situazioni, a partire dall’organizzazione delle nozze (assurdamente affidata alla ‘super-single’), porteranno Nanà ad aprire gli occhi sulla propria condizione e a desiderare di cambiarla.

Morte a Venezia

Ritratto di un artista, dei suoi amori, della sua omosessualità, della sua incessante ricerca della bellezza. Magnifica trasposizione cinematografica del classico (e flemmatico) romanzo di Thomas Mann. Musiche di Gustav Mahler (cui si è cercato di far assomigliare Bogarde). Panavision.

Finché nozze non ci separino

Lola e il suo compagno Arthur sono a cena con due coppie di amici, una delle quali annuncia il suo imminente matrimonio. L’altra coppia reagisce con un vivo entusiasmo, annunciando a sua volta l’intenzione di convolare a nozze. Lola e Arthur, invece, rimangono come spiazzati, ma una volta tornati a casa anche Lola confessa di avere sempre desiderato, fin da bambina, un matrimonio. Dopo lunghe discussioni per convincere il fidanzato, da sempre avverso a una simile cerimonia e costretto tutt’a un tratto a dare prova del suo amore, decidono anch’essi di sposarsi ma a una condizione: che non si faccia la classica cerimonia in chiesa con abito bianco. Iniziano i preparativi: Lola comunica la notizia ai suoi genitori da tempo divorziati e la stessa cosa fa Arthur, discendente di una nobile famiglia belga. Le cose però si complicano perché il padre di Arthur elargisce cospicui assegni ai familiari di Lola con l’intenzione di spingerli a convincere la giovane coppia a un classico matrimonio in un paesino belga. Nel frattempo le due coppie di amici, ormai sposati, entrano in crisi: la prima dopo lunghi e ripetuti tradimenti, la seconda a causa delle troppe droghe assunte da entrambi. In seguito a colpi di scena, ripensamenti e tradimenti la giovane coppia riesce comunque a sposarsi con una cerimonia molto particolare…

S.O.B.

Reduce dal fallimento di un film da molti milioni di dollari, il regista Philip Farmer tenta il suicidio. Poi ha un’illuminazione: trasformerà la sua opera, originariamente concepita come una favola per bambini, in una pellicola a luci rosse. I loschi maneggi di un produttore gli impediscono di realizzare il progetto. Un satira al vetriolo del mondo del cinema, orchestrata con impareggiabile ferocia da Blake Edwards. Esilarante dall’inizio alla fine (straordinaria la sequenza del furto della salma di Farmer), il film ovviamente non gode di buona fama in patria, dove fu (prevedibilmente) un insuccesso. Julie Andrews, moglie del regista, si prende in giro con incredibile ironia. Ultima apparizione sullo schermo del bravo William Holden.
(andrea tagliacozzo)

Cacciatore bianco, cuore nero

Adatamento maturo e intelligente (anche se qualcosa si nota) del racconto di Peter Viertel del 1953, basato sulla sua esperienza durante le riprese della Regina d’Africa e sulle sue osservazioni di prima mano sul regista “macho” John Huston. Eastwood dà il meglio di sé interpretando un regista avverso e autodistruttivo (e anche molto romanzato), che sviluppa l’ossessione di uccidere un elefante mentre sta eseguendo le riprese in Africa. Potrebbe non essere avvincente se non siete interessati all’argomento, ma il tempo e il luogo sono ricreati in maniera convincente. Sceneggiatura di Peter Viertel, James Bridge e Burt Kennedy.