Il medico e lo stregone

In un piccolo paese i malati si affidano alle cure di un truffaldino stregone. Un giovane medico, appena giunto dalla città, fatica non poco a battere la concorrenza del furbissimo ciarlatano. Una commedia all’italiana di buon livello, sorretta in gran parte dalla bravura dell’intero cast (tra cui un’eccellente Marisa Maerlini). Breve ma indimenticabile l’apparizione di Alberto Sordi. Mario Monicelli aveva già diretto Vittorio De Sica l’anno prima in
Padre e figli
, mentre tornerà a lavorare con Mastroianni nel ’58 ne
I soliti ignoti
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(andrea tagliacozzo)

Romanzo popolare

Giulio, maturo operaio milanese, sposa Vincenzina, una giovane di Avellino che ha tenuto a battesimo diciotto anni prima. Attivamente impegnato nei sindacati, Giulio, durante uno sciopero, conosce un giovane poliziotto, Giovanni, del quale diventa un ottimo amico. Curiosa commistione tra commedia e melodramma che affronta con intelligenza l’incontro/scontro tra il Nord e il Sud. La sceneggiatura, oltre alla firma di Monicelli, porta quelle prestigiose di Age e Scarpelli. Colonna snora di Enzo Jannacci, che collaborò al film anche come consulente dei dialoghi (in dialetto milanese) assieme a Beppe Viola.
(andrea tagliacozzo)

Totò e i re di Roma

Il modesto archivista di un ministero, sposato e con cinque figlie a carico, spera inutilmente in una promozione. Dopo aver indispettito il suo Direttore Generale in un paio d’occasioni, il poverino è costretto a dare l’esame per procurarsi la prescritta licenza elementare. Come al solito, il film grava tutto sulle spalle del bravissimo Totò, aiutato nell’occasione da uno strepitoso Alberto Sordi che si fa notare nei panni del puntiglioso professore.
(andrea tagliacozzo)

Frenesia dell’estate

Per ingelosire la sua amante, titolare della casa di moda per cui lavora, Marcello (Amedeo Nazzari), indossatore di professione e sedicente aristocratico, si fa vedere in compagnia della più giovane Foschina. Attorno a Marcello, sullo sfondo delle assolate spiagge della Versilia, ruota un’innumerevole serie di personaggi. Una commedia all’italiana senza infamia e senza lode, diretta con grande mestiere da Luigi Zampa.
(andrea tagliacozzo)

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

Ai tempi del re Alboino, Bertoldo s’imbarca continuamente in imprese sfortunate e bislacche dalle quali, però, riesce sempre a venir fuori indenne grazie alla sua innegabile astuzia. L’imponente cast non riesce a tenere in piedi una commedia che, a parte qualche isolato spunto divertente, il più delle volte risulta insulsa e irritante. I racconti di Giulio Cesare Croce, ai quali il film è ispirato, erano già stati portati sullo schermo nel 1954 da Mario Amendola.
(andrea tagliacozzo)

Totò e Carolina

Una giovane di paese, arrestata durante una retata a Villa Borghese dall’agente Caccavallo, sviene al commissariato per aver ingerito una forte dose di sonnifero. Dopo un breve ricovero in ospedale, la ragazza è obbligata dalle autorità a ritornare al suo paese. A condurla a destinazione ci deve pensare proprio l’agente Caccavallo. Un Totò quasi intimista, divertente ma allo stesso tempo anche malinconico. La brava Anna Maria Ferrero riesce a tenere degnamente testa al principe della risata.
(andrea tagliacozzo)

La donna più bella del mondo

È la storia, ampiamente romanzata, dell’attrice e cantante lirica Lina Cavalieri che, nel secolo scorso, divenne famosissima soprattutto grazie alla sua folgorante bellezza. Lina, romana e figlia d’arte, inizia la carriera giovanissima sostituendo la madre, indisposta, sulla scena di un teatro popolare. Pellicola mediocre ma fortunata al botteghino interpretata da una esuberante Gina Lollobrigida.
(andrea tagliacozzo)

Totò a colori

Nel ridente paesino di Caianello, il maestro Antonio Scannagatti, musicista e compositore, attende da quindici anni la risposta degli editori Tiscordi e Sozzogno riguardo allo spartito di una sua opera. Un giorno si decide e parte per Milano. La trama è solo un labile pretesto per le esilaranti esibizioni del comico napoletano. Memorabile la scena del vagone letto con l’ottima spalla Mario Castellani, ampiamente collaudata da Totò nei suoi spettacoli teatrali. Come suggerisce il titolo, si tratta del primo film a colori girato dall’attore.
(andrea tagliacozzo)

Padri e figli

Due giovani liceali – lui figlio di uno stimato medico, lei di un sarto rimasto vedovo – marinano la scuola per stare insieme. I genitori, preoccupati, corrono ai ripari e impediscono ai giovani di vedersi. Una commedia senza troppe pretese sociologiche, ma ben scritta (dal regista con Age, Scarpelli e Leo Benvenuti), piacevole e divertente, in cui Monicelli riesce ad ottenere il meglio dall’ottimo cast.
(andrea tagliacozzo)

Brancalone alle crociate

Seguito de
L’armata Brancaleone
, diretto dallo stesso Mario Monicelli tre anni prima. Brancaleone Da Norcia, al comando di una truppa di straccioni, parte alla conquista del Santo Sepolcro. Le mille avventure, di cui è protagonista, portano lo stralunato condottiero più volte al cospetto della Morte. Come nel primo episodio, anche in questo Vittorio Gassman risulta il mattatore assoluto. Ottimi anche gli attori di contorno, Proietti e Villaggio su tutti (quest’ultimo impegnato in una macchietta germanica molto simile al personaggio che in televisione gli diede la notorietà, il professor Kranz). Divertente, anche se si respira già aria di routine. Inevitabilmente inferiore all’originale.
(andrea tagliacozzo)

I compagni

Alla fine del secolo scorso, un gruppo di operai di una fabbrica di Torino, prendendo lo spunto da un grave incidente di lavoro subito da un compagno, decide di ribellarsi all’orario massacrante dei turni che comprende quattordici ore al giorno. Mastroianni, con barba e occhialini, è il rifugiato politico che da Genova arriva a Torino da un amico e vuole organizzare lo sciopero. Dettagliatissima e ambiziosa ricostruzione d’epoca, diretta con mano felice da un insolito Monicelli, autore della sceneggiatura assieme ad Age e Scarpelli. Nel cast una giovanissima e irriconoscibile Raffaella Carrà.
(andrea tagliacozzo)

Amici miei atto II

Dopo sette anni, ritornano quattro dei cinque scatenati vitelloni di
Amici miei.
All’appello manca il Perozzi (ovvero Philippe Noiret) che moriva alla fine del primo episodio. Ma i superstiti, ritrovatisi davanti alla tomba dell’amico, non hanno nessuna voglia di lasciarsi travolgere dall’incombente vecchiaia. Discretamente divertente, all’insegna dell’humour nero, ma inevitabilmente inferiore al precedente. Il ruolo che fu di Duilio Del Prete passa a Renzo Montagnani che nel primo film doppiava Noiret.
(andrea tagliacozzo)

Totò e le donne

Ottava collaborazione tra i registi Monicelli e Vanzina, che proseguirà fino al seguente
Totò a colori,
girato nello stesso anno. Totò è un commesso di un negozio di stoffe esasperato dalle mille imposizioni della moglie. Al poveretto non resta altro rifugio che la soffitta, dove può fumare in pace il suo sigaro e rievocare i suoi antichi problemi con le donne. Straordinario, come al solito, Totò, ben coadiuvato dall’ottimo cast di contorno nel quale spiccano le presenze di Peppino De Filippo (al suo primo film con il principe della risata) e Ave Ninchi. Tra le curiosità, Totò neonato è interpretato dal furuto regista, nonché figlio dello sceneggiatore, Carlo Vanzina. Su questo set, nacque l’amore tra Totò e Franca Faldini, che divenne poi sua moglie.
(andrea tagliacozzo)

La ragazza con la pistola

Una ragazza siciliana viene rapita e sedotta da un compaesano che, subito dopo, l’abbandona e fugge in Inghilterra. La ragazza si arma di pistola e lo segue, decisa a vendicare l’onore offeso. Primo ruolo brillante per Monica Vitti che si esibisce in una divertente caratterizzazione della ragazza siciliana. La sceneggiatura porta le firme di Luigi Magni (che in quello stesso anno esordirà nella regia con
Faustina
) e Rodolfo Sonego (abituale collaboratore di Alberto Sordi).
(andrea tagliacozzo)

L’armata Brancaleone

Nell’Italia del tardo Medioevo, il soldato di ventura Brancaleone si associa a un gruppo di briganti per raggiungere il feudo di Aurocastro che, in base a un documento rubato a un viaggiatore, dovrebbe diventare suo. Esilarante avventura picaresca, realizzata con intelligenza, brio e grande inventiva, sia per quanto riguarda le situazioni comiche che per i dialoghi, parlati in un italiano finto arcaico che mescola il latino con l’italiano dell’alto Lazio. Grande prova di Gassman che cinque anni dopo, sempre diretto da Monicelli, tornerà a interpretare lo stesso personaggio in
Brancaleone alle crociate
.
(andrea tagliacozzo)

Il marchese del Grillo

Rievocazione della figura del Marchese Onofrio del Grillo, vissuto a Roma all’inizio dell’800. Il nobiluomo per vincere la noia frequenta spesso gli ambienti popolari. Un giorno in una bettola incontra il carbonaio Gasperino, completamente sbronzo, che gli somiglia come una goccia d’acqua. Se lo porta a casa e lo mette al proprio posto per farsi burla di parenti e amici che non si accorgono della sostituzione. In un ruolo cucitogli su misura, Sordi è perfettamente a suo agio, ma il film, pur con qualche momento riuscito e divertente, non è all’altezza di un regista come Monicelli.
(andrea tagliacozzo)

I soliti ignoti

Cinque ladruncoli organizzano un clamoroso colpo da effettuarsi al Monte di Pietà. Non sapendo come fare ad aprire la cassaforte, si fanno istruire da Dante, un esperto in materia. Il piano, preparato fin nei minimi particolari, fallisce per un banale errore di calcolo. Un grande (e meritato) successo di pubblico che rese la commedia all’italiana polare in tutto il mondo. Vittorio Gassman, per la prima volta in un ruolo comico, è a dir poco straordinario. Eccezionale anche Totò, che lascia il segno restando in scena per pochissimo tempo. Del film ne verranno realizzati due seguiti (
L’audace colpo dei soliti ignoti
del ’59 e
I soliti ignoti vent’anni dopo
dell’85), entrambi decisamente non all’altezza del capostipite. Rifatto negli Stati Uniti con il titolo
Crackers
(da noi uscito in video come
I soliti ignoti Made in Usa
) da Louis Malle.
(andrea tagliacozzo)

Capriccio all’italiana

Film a episodi, l’ultimo girato da Totò prima della scomparsa avvenuta il 15 aprile del 1967. Il principe della risata compare in due dei sei segmenti: nel primo (diretto da Steno) è un anziano signore che rapa a zero i capelloni; nel secondo (diretto da Pasolini) è una marionetta che recita l’Otello in un teatrino popolare. La pellicola si ricorda soprattutto per quest’ultimo episodio, il più personale e poetico, mentre gli altri sono piuttosto trascurabili. (andrea tagliacozzo)

Le rose del deserto

Un episodio della guerra di Libia che il novantunenne Monicelli racconta con la baldanza di un giovane cineasta, alternando differenti registri, dal comico al drammatico. Un plotone sanitario dell’esercito italiano di stanza a Sorman, in pieno deserto, se la passa abbastanza bene, nel 1940. La guerra sembra favorire l’avanzata delle truppe italo-tedesche verso l’Egitto e nel campo regna un bel clima cameratesco. Un cappellano italiano (Placido) richiama l’attenzione dei militari sulle pessime condizioni di vita della popolazione locale, trasformando così l’occupazione militare in azione umanitaria. Ma la alterne vicende della guerra cambieranno di molto l