Il medico dei pazzi

Don Felice si reca a Napoli a trovare il nipote che crede laureato in medicina e direttore di una clinica psichiatrica. Il giovane, in realtà, è solo uno scapestrato che, dopo aver già spillato allo zio un bel po’ di quattrini, fa passare la pensione dove abita per la sua clinica. Da una commedia di Eduardo Scarpetta (come
Un turco napoletano
e
Miseria e nobiltà
, entrambi diretti dallo stesso Mattoli), un veicolo ideale per l’incontenibile comicità di Totò. Rispetto ad altri lavori del comico napoletano, la trilogia tratta dai lavori teatrali di Scarpetta si distingue per la felice cura della regia e dell’ambientazione.
(andrea tagliacozzo)

Totò sceicco

Giunto da un paio d’anni al successo cinematografico (
I due orfanelli
esce alla fine del ’47,
Fifa e arena
alla fine del ’48), nel 1950 Totò realizza sette film, di cui questo e
Tototarzan
diretti da Mattòli. È in questo periodo che egli raggiunge un perfetto adattamento delle proprie doti al mezzo-cinema: oggi quasi tutti i suoi film degli anni ’30 e ’40 risultano invecchiati e non fanno più ridere granché; il Principe appare troppo timido, ingessato. È in parodie come questa che si scatena, quando la trama diventa canovaccio, la regia registrazione e i personaggi spalle. Qui ci sono un paio di momenti tra i più alti del Nostro: l’inizio, con Totò che deve vestire la marchesa con un argano, e certe sue uscite estemporanee nelle vesti di sceicco («Guarda Omàr quant’è bello»). Per i cultori del fantasy strampalato, c’è un abbozzo di trama stile «Road to.. », con Tamara Lees cattivissima regina di Atlantide che strega un succube Aroldo Tieri. Per una serata d’estate davanti alla tv, un’autentica goduria.
(emiliano morreale)

Totò Story

Un’antologia di alcuni episodi tratti dai più noti del comico napoletano:
Totò sceicco, La banda degli onesti, Totò, Peppino e la malafemmina, Totò, Peppino e i fuorilegge, Totòtruffa ‘62, Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi
e
Signori si nasce
. Nella scena tratta da quest’ultimo, una delle più divertenti dell’intera raccolta, Totò cerca di scroccare del denaro al fratello (interpretato da Peppino De Filippo) con la scusa di costruire una tomba di famiglia.
(andrea tagliacozzo)

Totò terzo uomo

In una cittadina, due gemelli sono in lite per una questione d’interessi: il primo, sindaco del paese, non vuole pagare il secondo, proprietario del terreno dove dovrebbe sorgere un nuovo penitenziario. A complicare le cose arriva un terzo gemello, di cui nessuno sospettava l’esistenza. Grande tour de force di Totò, che passa da un ruolo all’altro dei tre fratelli, diversissimi tra loro in quanto a carattere, con estrema disinvoltura. Il tema del sosia (o del gemello) tornerà in altri tre film del comico napoletano:
Totò e Cleopatra, Totò a Parigi
e
Totò diabolicus
. Pare che proprio girando questo film Totò annotasse su un pacchetto di Turmac le parole della celeberrima
Malafemmena
.
(andrea tagliacozzo)

Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi

Carlo e Gabriella, giovani studenti, si conoscono durante una gara di nuoto e s’innamorano. Quando finalmente lui prende il diploma da geometra, decidono di sposarsi. Ma il primo incontro tra le rispettive famiglie non è tra più felici: i due padri hanno mentalità troppo diverse per andare d’accordo. Regia e sceneggiatura nella media, anche se a fare la differenza ci pensano Totò e Fabrizi che nei panni dei due genitori danno vita ad alcuni indimenticabili duetti.
(andrea tagliacozzo)

Miseria e nobiltà

Felice e Pasquale vivono con le rispettive famiglie nello stesso, misero appartamento. Un giovane nobile, innamoratosi della figlia di un cuoco arricchito contro il parere dei genitori, ingaggia le due famiglie per impersonare i congiunti. Da un classico di Eduardo Scarpetta (sceneggiato dal regista con Ruggero Maccari), uno dei migliori film di Totò (il suo capolavoro con
Totò, Peppino e la malafemmina
), che si esibisce in alcune sequenze a dir poco memorabili (la foto con gli sposini, la lettera con il cafone, il ballo con gli spaghetti). Non si contano le battute pronunciate nel corso della pellicola dal comico napoletano ormai entrate nella memoria collettiva («A casa nostra, nel caffelatte non ci mettiamo niente: né il caffè, né il latte»; Pasquale a Totò: «Non pigliare la pasta grossa ché non la digerisco». Totò: «Pasqua’, tu con questa fame digerisci pure le corde di contrabbasso»; o ancora Pasquale a Totò: «In questa casa si mangia pane e veleno! ». Totò: «No Pasqua’, solo veleno!). Nello stesso anno, Mattoli diresse il comico napoletano ne
Il medico dei pazzi
, sempre una commedia di Scarpetta.
(andrea tagliacozzo)

Un mandarino per Teo

Dalla commedia musicale di Garinei e Giovannini. Il giovane Teo preme il bottone di un congegno che due strani signori gli hanno consegnato promettendogli che con quel semplice gesto sarebbe diventato ricchissimo, anche se provocando la morte di un mandarino cinese. Qualche giorno dopo un notaio gli comunica che in Cina è deceduto un mandarino lasciandolo erede di una grossa somma. Dignitosa (ma tutt’altro che memorabile) versione cinematografica dello spettacolo teatrale realizzata con l’ausilio del cast originale.
(andrea tagliacozzo)

Sua eccellenza si fermò a mangiare

Ai tempi del fascismo, un ladruncolo (Totò), che si spaccia per il medico del duce, aiuta un giovanotto (Ugo Tognazzi) a togliersi d’impaccio con la moglie (Virnisi Lisi). Poi decide di sfruttare la situazione e si fa invitare a un banchetto organizzato in onore di un ministro (Raimondo Vianello), con l’intenzione di appropriarsi di un prezioso servizio di posate. Una pochade poco originale ma movimentata. Cast di tutto rispetto, anche se ad imporsi una spanna sopra agli altri è il solito Totò.
(andrea tagliacozzo)

I pompieri di Viggiu

Nel piccolo paese di Viggiù, a causa della cronica mancanza d’incendi, il locale corpo dei pompieri se ne sta quasi sempre inoperoso. Giunti nel teatro di una città vicina, i vigili, sistemati dietro al palco, assistono a uno spettacolo di varietà. La trama, labilissima, serve ovviamente come pretesto per legare i vari (e purtroppo mediocri) numeri musicali. Mario Mattoli, tra i registi preferiti da Totò, ha diretto per la prima volta l’attore napoletano nel ’47 in
I due orfanelli
.
(andrea tagliacozzo)

L’ultima carrozzella

Un vetturino romano non vuol cedere all’avanzare dei tempi e sostituire la sua carrozzella con una bella automobile. Un giorno una celebre artista di varietà dimentica una valigietta sulla sua vettura e per il pover’uomo è l’inizio di una serie di guai. Commedia quasi neoralista – sceneggiata da Aldo Fabrizi con Federico Fellini – che offre ai due protagonisti l’occasione di scatenarsi in una vera e propria gara di bravura. Fabrizi e la Magnani si ritroveranno due anni dopo in
Roma città aperta
di Roberto Rossellini.
(andrea tagliacozzo)

Tototarzan

Un uomo, vissuto selvaticamente fin da piccolo nei meandri della giungla e noto agli indigeni come «la scimmia bianca», eredita un ingente patrimonio. Tre avventurieri, desiderosi d’impadronirsi del denaro, si recano nella giungla e riescono a catturare il selvaggio. un suo parente si allea con i furfanti. Lo salverà l’amore di una donna… Trama labilissima compensata da un fuoco di fila di gag e da un Totò scatenatissimo. In una piccola parte appare anche una giovanissima Sophia Loren (accreditata come Sofia Lazzaro).
(andrea tagliacozzo)

Siamo tutti inquilini

Una ragazza eredita un appartamento da una signora presso la quale prestava servizio, ma non avendo a disposizione molti mezzi, raramente riesce a pagare le spese condominiali. L’amministratore vorrebbe approfittare della situazione per sottrarre la proprietà alla giovane, ma il portiere, uomo di buon cuore, prende le sue difese. Simpatica commediola, ben sostenuta dall’eccellente cast. Buona, in particolare, l’interpretazione della Ferrero, una della attrici italiane più interessanti degli anni Cinquanta.
(andrea tagliacozzo)

Prepotenti più di prima

Fiacco seguito de
I prepotenti
, girato l’anno precedente da Mario Amendola con lo stesso gruppo d’interpreti. Aldo Fabrizi e Nino Taranto sono un romano e un napoletano che, dopo il matrimonio della figlia del primo con il figlio del secondo, litigano aspramente per far stabilire i novelli sposi nelle rispettive città. Ma i giovani, esasperati, fuggono a Milano.
(andrea tagliacozzo)

Fifa e arena

A causa di una sostituzione di fotografie, un commesso viene scambiato per un pericoloso criminale. Il pover’uomo è costretto a fuggire, esibendosi in una serie interminabile di travestimenti. Si ritroverà in Spagna, a toreare pavidamente nell’arena. Seconda (dopo
I due orfanelli
) di ben sedici pellicole che Mario Mattoli ha realizzato con il grande Totò. Il modello da parodiare, ovviamente, è
Sangue e arena
. Il comico napoletano è in grande forma, ben spalleggiato da Isa Barzizza e il fedele Mario Castellani. Celebri le scene in cui Totò affamato si prepara un panino con crema da barba e borotalco e quando cerca di sbirciare la Barzizza nuda al di là di un acquario. Il film ebbe un tale successo che in alcune sale dovette intervenire la polizia per mettere ordine nelle code.
(andrea tagliacozzo)

Totò al giro d’Italia

Il professor Totò, giudice in un concorso di bellezza, s’innamora di una concorrente e la chiede in moglie. La ragazza finge di accettare, ma pone una condizione al proprio consenso: lo sposerà solo se vincerà il giro d’Italia. Totò, incontenibile come al solito, stavolta si ritrova al suo fianco due spalle d’eccezione: Coppi e Bartali. Una pellicola prevedibile e senza troppe pretese, ma ricca di spunti divertenti, anche grazie all’apporto in fase di sceneggiatura di Vittorio Metz e Marcello Marchesi. Il film fu girato con un Totò a disagio negli esterni e a pedalare (spesso è sostituito dalla controfigura Dino Valdi) mentre i corridori preparavano effettivamente il giro di Lombardia dell’anno seguente. È il primo film in cui il nome di Totò compare nel titolo.
(andrea tagliacozzo)