Sapore di mare

Negli anni Sessanta, i fratelli Paolo e Marina, in vacanza in Versilia, entrano a far parte di un affiatato gruppo di coetanei. Ma l’estate, scandita dalle canzoni e dagli inevitabili filarini amorosi, passa in fretta. Film prevedibile, quasi quanto la colonna sonora infarcita di successi dell’epoca, ma di grande successo. Eppure, nonostante la mediocrità regni sovrana, risulta tutto sommato sopportabile, specie se confrontato ai successivi film dei Vanzina come Via Montenapoleone o Miliardi . Nel 1983, verrà realizzato un ideale seguito di questa pellicola con il titolo Sapore di mare 2 , un anno dopo, per la regia di Bruno Cortini. (andrea tagliacozzo)

Caramelle da uno sconosciuto

Un maniaco armato di rasoio uccide alcune prostitute. Le altre mondane, impaurite ma decise a continuare il loro lavoro, fanno quadrato per catturare il responsabile degli omicidi, mentre intanto si premuniscono di uno speciale spray per difendersi dai malintenzionati. Nonostante le precauzioni, il misterioso assassino colpisce ancora. Un film tanto presuntuoso quanto malriuscito, con un cast d’attori (anzi, d’attrici) per niente disprezzabile ma banalmente sprecato.
(andrea tagliacozzo)

Un ragazzo e una ragazza

Anna, napoletana, studia all’università di Milano. Calogero, studente di psicologia e cameriere per necessità, le fa una corte pressante, alla quale la giovane non sa resistere. I due decidono di andare a vivere insieme, ma quando lei, rimasta incinta, vuole abortire, il loro rapporto si sfalda. Classica commedia alla Vanzina: Enrico e Carlo sono infatti gli autori del soggetto. Marco Risi, che aveva già diretto Jerry Calà nel suo lavoro d’esordio
Vado a vivere da solo
, si adegua come può.
(andrea tagliacozzo)

Sing Sing

Film diviso in due episodi: nel primo, un meccanico romano (Enrico Montesano), convinto d’essere il figlio della regina d’Inghilterra, si reca a Londra deciso ad incontrare la sovrana; nel secondo, un poliziotto (Adriano Celentano) è incaricato di difendere una pornostar dalle insane attenzioni di un maniaco omicida. Il solito film a formula doppia, tanto in voga all’inizio degli anni Ottanta. Grandi incassi, ma modesti risultati.
(andrea tagliacozzo)

Pater familias

A Casoria, praticamente il Bronx di Napoli, Matteo (Luigi Iacuzio) ritorna dopo dieci anni di carcere, dopo aver ucciso il fratello stupratore della sua ragazza, per dare l’ultimo saluto al padre. Un viaggio proustiano nei luoghi dell’infanzia e di un’adolescenza bruciata tra la piccola delinquenza. Una società di fantasmi, dove la figura del padre è inesistente, per vari motivi. Le vittime di questa situazione diventano a loro volta carnefici. Tutto questo nel corso di una giornata. Adolescenti morti, stupri, incesti e orrori fisici e psicologici. Però c’è la religione e forse questa può essere una via d’uscita. Un film indipendente che segna l’esordio alla regia di Francesco Patierno. Una pellicola dura, raffinata, coraggiosa. Tratto dall’omonimo romanzo di Massimo Cacciapuoti, ispirato a un tragico fatto di cronaca degli anni Ottanta, molto ben girato e recitato. Si nota distintamente l’ossessione per la realtà da parte del regista. Un film estremo per violenza e per lingua, recitato in dialetto napoletano stretto e per questo sottotitolato in alcune parti. Girato con telecamere nascoste per avere il più possibile reazioni vere da parte della gente di Casoria. Presente e flashback ben distinti da soluzioni registiche originali, ma pulite e lineari con la narrazione. Costato 400mila euro,
Pater familias
non ha ricevuto finanziamenti statali e pochi film come questo lo meriterebbero davvero. Pagato integralmente dal produttore e dagli attori, che hanno lavorato gratuitamente. Ben accolto al Festival del Cinema di Berlino, è un film da vedere.
(andrea amato)