Quasi quasi…

Paola (Marina Massironi) è stata abbandonata dal marito per un uomo, così decide di dichiararsi vedova. Studia da estetista ed è fidanzata con Ruggero (Neri Marcorè), vicepreside divorziato, che ha un figlio di dodici anni (Paolo Puccio, il doppiatore di
Harry Potter).
Ma lo ha tenuto nascosto alla sua amata. Un giorno l’ex marito muore davvero e ha lasciato la casa in eredità alla moglie e al suo compagno, Andrea (Nicola Romano). Paola è costretta così a convivere con Andrea e tra i due, dopo un momento di astio, nasce una strana complicità. Paurosamente simile a
Le fate ignoranti, Quasi quasi…
è una commedia leggera, ben girata, ma priva di sostanza. I personaggi diventano inevitabilmente macchiette e i colpi di scena in realtà sono un susseguirsi di banalità. Un’altra occasione mancata del cinema italiano.
(andrea amato)

Così è la vita – Una storia vera

Sequestrati dal detenuto Aldo, l’agente Giacomo e l’inventore Giovanni vengono dati per morti durante la fuga: decidono allora di vendicarsi di chi li aveva angosciati in vita, ma la donna che incontrano forse è già l’angelo che li deve giudare in Paradiso. La seconda prova del trio comico è più ambiziosa ma meno riuscita di quella d’esordio: la sceneggiatura non va oltre il semplice canovaccio in cui le gag non trovano né coesione nè sviluppo. E il finale è troppo in odore di New Age per non sembrare alla moda. Tutto ciò non ha impedito al film di essere il campione d’incassi della stagione ’98/’99.

Tre uomini e una gamba

Aldo, Giovanni e Giacomo partono da Milano per la Puglia, dove Giacomo deve sposarsi. Lavorano al Paradiso della Brugola, negozio del suocero di tutti e tre, che da sempre li comanda a bacchetta. Durante il rocambolesco viaggio incontrano Chiara e si rendono conto di volere cambiare vita. Un blockbuster della comicità anni Novanta, sempre piacevole a vedersi, anche se basato su gag già collaudate dal trio sui palchi teatrali di tutta Italia.

Chiedimi se sono felice

Aldo, Giovanni e Giacomo sono tre attori da strapazzo impegnati nell’allestimento di un Cirano. Nel corso di una cena organizzata per trovare una fidanzata allo sfigatissimo Giacomo, è Giovanni a trovare in Marina Massironi l’amore della vita. Ma non tutto va per il verso giusto. Fra litigi, viaggi in Sicilia e colpi di teatro, Chiedimi se sono felice sfanga con onore un’oretta e mezza di divertimento leggerino, ma tutt’altro che spiacevole. Aldo, Giovanni e Giacomo continuano a lavorare sui controtempi ironici della quotidianità, senza metterla giù dura ma prendendosi amabilmente in giro: le pene d’amore, la precarietà lavorativa, il tradimento degli amici, le proprietà salvifiche del Grande Teatro sono gli ingredienti di una storia che ricucina simpaticamente un’autobiografia da «miracolati» dello spettacolo come la loro. È invece nella costruzione che il trio alza il tiro delle ambizioni e abbandona la logica della striscia televisiva per un film all’interno del quale la collezione di numeri comici (che, beninteso, ancora ne costituisce la struttura) è disposta con un ritmo e un respiro cinematografici. È merito di una sceneggiatura bilanciata e soprattutto di un montaggio (di Claudio Cormio), intelligente quanto «poco visibile», se il film funziona egregiamente, anche perché qualche limite traspare ormai proprio nell’interpretazione, qui e là inadeguata a sostenere personaggi un po’ più corposi dei tipi fin qui interpretati. (luca mosso)

Pane e tulipani

Rosalba è una casalinga di Pescara. Durante una gita, viene «dimenticata» da marito e figli all’autogrill. Decide di tornare a casa da sola. E qui comincia una girandola di avventure. Arriva a Venezia, trova un lavoro, amicizie, amore… Piccolo cambio di rotta di Silvio Soldini – apprezzato regista di titoli cosiddetti «impegnati» e/o «d’autore» come
L’aria serena dell’Ovest
e
Un’anima divisa in due
– che realizza una commedia romantica, apparentemente leggera nei toni, ma non per questo scontata o priva di momenti di riflessione (sul matrimonio, la routine sentimentale, le infinite possibilità della vita tutte da cogliere ecc.), impreziosita qua e là da riusciti tocchi surreali (i sogni di Rosalba). Sulla base di una solida sceneggiatura – quasi una partitura musicale, agile e armoniosa – Soldini riesce a orchestrare una girandola d’invenzioni – talvolta divertenti, talvolta dolci e malinconiche – alle quali l’apporto degli attori – dai protagonisti Licia Maglietta e Bruno Ganz, ai «caratteristi» Felice Andreasi e Antonio Catania – non è affatto secondario. Coraggioso il finale, impensabile in una qualsiasi pellicola mainstream d’Oltreoceano (vedi l’assoluta indissolubilità del matrimonio nel finale di
Cast Away
). Una perla rara nel cinema italiano, specialmente a livello di scrittura. E uno straordinario successo al botteghino.