L’amore ritorna

Attore sulla quarantina da tempo sulla cresta dell’onda, Luca Florio sta girando un film da protagonista ed è prossimo a debuttare alla regia. Lasciati da giovanissimo la Puglia e il paese natale, è ormai un «cittadino» a tutti gli effetti e i colleghi sono la sua unica famiglia. Durante le riprese del film, viene però colto da malore e immediatamente ricoverato in ospedale. Durante la tormentata attesa della diagnosi, ripercorrerà i momenti più importanti della sua vita, fermandosi per la prima volta a riflettere su se stesso e sul suo rapporto con gli altri.

Settimo film da regista per Sergio Rubini. Dopo il deludentissimo
L’anima gemella,
l’autore de
La stazione
torna su buoni livelli con una commedia sulla memoria e sulla rielaborazione del proprio mondo interiore. Attraverso la malattia e la pausa che essa impone al suo lavoro, Luca Florio (un efficace Fabrizio Bentivoglio) scopre di essere un uomo a prescindere dal suo essere attore di successo: l’ex moglie, la nuova fidanzata, suo padre e il suo vecchio amico del paese gli si stringono intorno in maniera totalmente indipendente dal suo essere personaggio famoso, inducendolo a ripensare i valori su cui ha fondato la sua vita. Scritto assieme a Domenico Starnone, il film può contare sulle ottime prestazioni di Margherita Buy e Giovanna Mezzogiorno ma soprattutto su uno straordinario Rubini, lo stralunato Giacomo, medico ma soprattutto amico del protagonista, per il quale rappresenta l’ultimo possibile aggancio alla terra natia. «Siamo qualcuno anche quando non facciamo nulla, anche quando siamo obbligati a fermarci», ammonisce il regista, che ha voluto accanto a sé sul set il padre Alberto (nei panni del padre del protagonista) e diversi nomi di punta del teatro italiano (Umberto Orsini, Mariangela Melato, Giorgio Barberio Corsetti, Simona Marchini).
(maurizio zoja)

Casotto

Una spaziosa cabina della spiaggia libera di Ostia fa da sfondo a un campionario di umanità varia che, di volta in volta, si alterna all’interno del casotto. Sergio Citti, allievo prediletto di Pier Paolo Pasolini, si serve in maniera eccellente del notevole gruppo d’interpreti (tra i quali spicca Jodie Foster, reduce dal successo di Taxi Driver, che le valse una nomination agli Oscar) e dell’angusto spazio in cui i suoi attori sono costretti a muoversi. In grande evidenza soprattutto Gigi Proietti e Paolo Stoppa. (andrea tagliacozzo)

Saxofone

Una donna sposata conosce un individuo chiamato Saxofone che, senza mai separarsi dallo strumento dal quale ha ricevuto l’appellativo, ama andare in giro a dispensare agli amici e agli sconosciuti i suoi filosofici consigli. Attratta dalla concezione della vita che ha lo strano tipo, la donna lo segue ovunque. Esordio alla regia di Renato Pozzetto con una commedia di stampo quasi surreale, tutt’altro che perfetta ma con alcuni spunti interessanti. Gli sceneggiatori del film sono Enzo Jannacci, Cochi Ponzoni, lo scomparso Beppe Viola e lo stesso Pozzetto.
(andrea tagliacozzo)

Flash Gordon

L’imperatore del pianeta Mongo devia il corso della Luna per distruggere la Terra. Uno scienziato della NASA, il dottor Zarro, ottenuta la collabarazione del poderoso campione di football Flash Gordon, tenta di far fallire il suo piano. Perfettamente in bilico tra il godibile e il ridicolo, il film, tratto dal personaggio dei fumetti creato da Alex Raymond, può contare su una divertente scenografia kitsch e l’energica colonna sonora composta dai Queen. Sulla recitazione dello statico protagonista e dell’imbambolata Ornella Muti è meglio stendere un velo pietoso.
Flash Gordon
era già portato sullo schermo negli anni Trenta in un serial interpretato da Buster Crabbe e in una delirante versione porno del 1972 intitolata
Flesh Gordon
.
(andrea tagliacozzo)

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto

Un trasandato marinaio fa naufragio su un’isola con la sua padrona, una donna ricca ed egoista. Isolato dalla società, lui ribalterà i ruoli, spogliando lei del suo orgoglio e della sua vanità e controllandola completamente. Questo affascinante e provocatorio film adulto fece conoscere la Wertmüller (anche sceneggiatrice) in America. Rifatto nel 2002 (Travolti dal destino).

Mimì metallurgico ferito nell’onore

Primo grande successo internazionale di Lina Wertmuller (che Giancarlo Giannini aveva già in parte raggiunto nel 1970 con Dramma della gelosia di Ettore Scola). Il siciliano Carmelo Mardocheo, detto Mimì, perde il lavoro a causa delle sue idee politiche di sinistra. Tramite l’aiuto della mafia, riesce a trovare un posto in una fabbrica torinese. Giannini, straordinario interprete, vinse sia il nastro d’argento che il David di Donatello (quest’ultimo ex-aequo con Alberto Sordi, premiato per Detenuto in attesa di giudizio). Lo stile della Wertmuller, eccessivo e grottesco, oggi risulta quanto mai datato. (andrea tagliacozzo)

Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico

La presenza della Melato, in un racconto di un sensuale gioco del gatto col topo, potrebbe far pensare a un altro Travolti da un insolito destino, ma qui siamo lontani anni luce: una commedia implacabilmente pesante su una ricca e sexy capitalista italiana che rapisce un famoso terrorista e cerca di ripagarlo con la sua stessa moneta… finché non si sente attratta da lui. Una “notte” che sembra non finire mai!

Mortacci

Durante la notte, in un cimitero romano, i morti escono dalle loro tombe per fare quattro chiacchiere, allegri e pimpanti, ma infastiditi dai familiari che, con il loro ricordo, li tengono ancora vivi. Un film dai toni grotteschi che alterna episodi riusciti ad altri decisamente meno interessanti. Imponente ma disomogeneo il cast. (andrea tagliacozzo)

Il pap’occhio

Papa Giovanni Paolo II incarica Arbore e la sua sgangherata banda di amici comici di allestire una televisione vaticana. Non eccelso, ma latore di un umorismo “low-fi” dispensato da alcuni — allora — giovani comici (molti dei quali destinati a carriere scintillanti). Per amanti del genere.

Per grazia ricevuta

Fin da bambino ossessionato dalla Chiesa e dal sesso, da grande Benedetto cerca di sfuggire ai fantasmi del passato grazie agli insegnamenti del suocero anarchico.

Dieci anni dopo il bell’episodio de
L’amore difficile
, Manfredi (foto) torna alla regia con una commedia autobiografica e sofferta e ci consegna uno dei più cattivi film italiani sulla religione. Il ritmo non sempre regge, ma l’Italia prima magica e poi laica dipinta dall’attore-regista è affascinante, gli attori (Mario Scaccia, Delia Boccardo, Lionel Stander) sono bravissimi e i momenti felici non mancano di certo: dall’infanzia quasi felliniana, con sant’Eusebio e il «popi-popi», alla raccolta degli anti-miracoli. La commedia all’italiana, poco prima di decedere, era ancora capace di questi memorabili colpi di coda. Consigliato come digestivo post-giubilare.
(emiliano morreale)

Film d’amore e d’anarchia ovvero: stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…

Il bifolco italiano Giannini cerca di assassinare Mussolini nel 1932, e si innamora di una prostituta di un bordello usato come base per l’operazione. Dramma diseguale ma con un suo stile che aiutò la Wertmüller a costruirsi una reputazione negli Stati Uniti.

Aiutami a sognare

Un musical intrigante, originale e irresistibilmente nostalgico su un affascinante pilota americano, Franciosa, che durante la seconda guerra mondiale si nasconde in una fattoria insieme alla Melato e i suoi figli. Un inno a un’America idealizzata, ricco di belle canzoni d’epoca e impreziosito dalle coreografie di Hermes Pan.

Di che segno sei

Film a episodi, nel tipico stile della commedia all’italiana, affidato più che altro al consumato mestiere degli attori. Nel primo, un pilota cerca di abituarsi all’idea che deve cambiare sesso; nel secondo, una ballerina cerca un partner per una gara di ballo; il terzo descrive la giornata di Basilio, muratore pendolare; nel quarto, un attempato gorilla deve guardare le spalle al facoltoso commendator Bravetta. Esemplare quest’ultimo episodio, in cui Sordi rispolvera il personaggio di Nando Moriconi: divertentissimo vent’anni prima in
Un americano a Roma
, quasi patetico qui. Segno di un genere che stava ormai tramontando ed era ormai paurosamente a corto d’idee.
(andrea tagliacozzo)