Honolulu Baby

L’ingegner Colombo sta per essere licenziato dalla solita multinazionale, che tuttavia prima di notificargli la lieta novella decide di sbatterlo nel lontano Melancias, dove sono già scomparsi altri suoi sventurati colleghi. Qui però conosce un attempato amatore francese e viene presto raggiunto persino dalla moglie, che sembrava invece avergli dato il benservito. Sono almeno vent’anni che Maurizio Nichetti non incontra il favore del pubblico cinematografico, anche se in fondo – dai tempi di
Ho fatto splash
e
Rataplan
– è rimasto sempre lo stesso. Ed è forse per questo che, dopo l’immeritato insuccesso di
Luna e l’altra
, Nichetti è tornato sui suoi passi, riprendendo il personaggio dell’imbranato Alberto Colombo di
Ratataplan
e spedendolo (ben poco casualmente) in un luogo in capo al mondo dove è possibile ricostruirsi un’esistenza. Questo di
Honolulu Baby
è un Nichetti tenero e sentimentale, sempre abbastanza stralunato e imprevedibile, straordinariamente agile anche se fin troppo maturo e consapevole rispetto agli anni Settanta, quando sembrava un’appendice in carne e ossa dei cartoon di Bruno Bozzetto.
(anton giulio mancino)

Il resto di niente

Pensavo che la grande lezione storica di Rosselini fosse ormai tenuta in vita soltanto in qualche remota cattedra universitaria di cinematografia, sepolta oggi dal manierismo calligrafico di un Ivory o da quello più dozzinale che Hollywood pratica da sempre. Visconti, in ogni caso, non ha lasciato eredi degni di essere ricordati.

Ecco, invece, che
chiane chiane
Antonietta de Lillo, con limitate risorse economiche, ha costruito un film che si rifà al grande Rossellini di
Viva l’Italia
e de
La presa del potere da parte di Luigi XIV
, senza però seguirne gli intenti didattici. Non so chi sia Antonietta de Lillo né quale siano i suoi trascorsi cinematografici ma, entusiasta del suo film, vorrei che avesse i riconoscimenti che di solito piovono su opere già troppo note. Ho visto il film a Napoli, quindi sala piena e partecipe. Forse anche al film succederà quello che, sempre
chiane chiane,
è capitato al romanzo di Enzo Striano a cui liberamente si ispira: da successo partenopeo è diventato un successo nazionale, anche se nel frattempo il suo autore è morto. Che cosa racconta
Il resto di niente
?  La rivoluzione napoletana del 1799 attraverso la sua più preromantizzata protagonista, l’eroina Eleonora de Fonseca Pimentel, nobile di alto quanto spiantato lignaggio lusitano, impiccata dal re Ferdinando I di Borbone per volere, pare, soprattutto della di lui consorte, Maria Carolina d’Asburgo, sorella della celebre decapitata Maria Antonietta.

Il film inizia quando Eleonora è già stata condannata e dialoga con l’ombra di Gaetano Filangieri che, morto nel 1788 a trentasei anni, era stato amico della giovane nobile e ispiratore coi suoi testi dei repubblicani napoletani. Attraverso flashback si rievoca così l’arrivo a Napoli dei Fonseca, l’iniziazione napoletana della fanciulla, lo sposalizio e la conseguente separazione da un violento nobile locale, le amicizie con gli illuministi e, quindi, con l’arrivo dei francesi, la sua direzione al giornale
Monitore Napoletano
. Con sprezzature storiche che evitano ogni calligrafismo ma sono efficacissime a ricostruire un’atmosfera, sostituendo siparietti e disegni animati ai momenti epici, affidandosi a interpreti sconosciuti quanto bravi e veritieri, alternando primi piani a sequenze stilizzate, la De Lillo riesce a ritrarre l’empito, l’ingenuità e il fallimento di una rivoluzione, il coraggio di quei giovani illuministi, la dolcezza e la forza della protagonista, interpretata da una sorprendente e magnifica Maria de Medeiros. Al fascino del film contribuiscono anche le musiche di Daniele Sepe.
(piero gelli)

Pulp Fiction

Pulp Fiction

mame cinema PULP FICTION - STASERA IN TV IL CULT DI TARANTINO scena
Una scena del film

Terzo e ultimo capitolo della trilogia pulp di Quentin Tarantino, Pulp Fiction (1994) consiste in un intreccio di storie collegate tra loro, ma presentate non in ordine cronologico. I protagonisti sono Vincent Vega (John Travolta), Jules Winnfield (Samuel L. Jackson), Mia Wallace (Uma Thurman),  Winston Wolf (Harvey Keitel), Butch Coolidge (Bruce Willis) e Marsellus Wallace (Ving Rhames). Lo stesso Tarantino appare nel film nel ruolo di Jimmie Dimmick.

Tra malavita e situazioni assurde, il film presenta un manierismo che è ben oltre il citazionismo e lo stile-videoclip degli anni Ottanta: Tarantino non cita, piuttosto se gli serve copia. Non ci sono innovazioni narrative, eppure la pellicola è ormai un cult della storia del cinema. Le inquadrature sono lunghe e tortuose, il montaggio è frenetico ma non spezzettato, le sceneggiature sono di ferro, in tutto il film non si vede mai un televisore né una cinepresa. Il cuore del suo cinema sta nella particolare stimmung che circonda la cinefilia e il senso di morte, nell’uso ormai completamente disinvolto dei materiali.

Curiosità

  • Scritto da Tarantino e Roger Avary, il film è stato diretto solo dal primo: Avary si stava dedicando in quel periodo alla sceneggiatura e alla regia di Killing Zoe, il suo esordio alla regia.
  •  Samuel L. Jackson ha definito il lavoro con Quentin Tarantino come «qualcosa di assolutamente straordinario», considerando il regista come «un’enciclopedia del cinema vivente».
  • Per quel che riguarda lo stile, Tarantino ha ammesso di essersi ispirato a grandi personaggi come Alfred Hitchcockma anche a registi di spicco del cinema noir come Don Siegel o Jean-Luc Godard.
  • In un’intervista, Tarantino ha dichiarato che secondo lui il motivo del successo di Pulp Fiction è rappresentato dalla scoperta che coglie di sorpresa lo spettatore. Più tardi dirà infatti che: «Una delle cose che preferisco nel raccontare storie come faccio io, è dare forti emozioni: lasciare che il pubblico si rilassi, si diverta e poi all’improvviso… boom!, voglio trasportarli improvvisamente in un altro film.»
  • La pellicola si è aggiudicata il premio Oscar e il Golden Globe per la Migliore sceneggiatura originale a Quentin Tarantino e Roger Avary.

Riparo – Anis tra noi

Tornando da una vacanza in Tunisia, Anna e Mara si rendono conto che un giovane immigrato si è infilato nella loro automobile per superare la frontiera.

Il suo nome è Anis ed è in cerca di una vita migliore. Poco dopo il loro incontro casuale Anis si ritrova accolto a casa delle due donne. Mara, che fa l’operaia nella fabbrica della famiglia di Anna, diffida di lui e mal sopporta la sua intrusione in casa, ma ciò nonostante i tre sembrano trovare un fragile ritmo domestico.

Il mondo esterno mina la stabilità di questa famiglia: Anna deve sopportare la fredda disapprovazione della madre, Mara il disprezzo del padre morente e Anis tenta di adattarsi alla sua nuova vita mentre prova a capire come sia possibile che due donne senza marito dormano nello stesso letto.

La morte del padre di Mara rompe l’equilibrio precario e la dolce intraprendenza di Anis causa una catena di gelosie e sospetti che portano Anis a perdere il paradiso appena conquistato. Anna cerca di mantenere il controllo della situazione, ma alla fine anche lei diventa vittima delle situazione.